Capstan Navy Flake verso l’addio: la notizia che non volevo leggere

Capstan Navy Flake verso l’addio: la notizia che non volevo leggere

Data stellare Giovedì 19 marzo 2026. Sono in procinto di scegliere quale pipa portare con me al lavoro. Le mie pipe sono tutte lì schierate nella rastrelliera che sgomitano per essere scelte, fameliche di tabacco. Butto un occhio fuori della finestra, la primavera è ormai arrivata, si preannuncia una giornata soleggiata e dannatamente calda. Il mio palato inizia ad essere stufo del Latakia che solitamente fumo nelle giornate più rigide: infatti oggi è decisamente una giornata da Virginia. Senza ulteriori indugi estraggo dal cassetto la mia latta di Capstan Navy Flake, una scatoletta azzurra che somiglia in tutto a una scatoletta di sardine, afferro la pipa a lui dedicata e mi dirigo all’ uscita pronto per affrontare un’altra giornata di lavoro, confortato appunto, da del fumo di qualità.


Una volta terminata la pausa pranzo, mentre mi ridirigo a lavoro, decido che è giunto il momento di gustarmi una bella fumata, così da forzare quel maledetto pollo fritto a scendere una volta per tutte. Arrotolo la mia fetta di flake, la infilo nella mia billiard, da me intagliata, e vado ad inspirare la prima boccata liberatoria. Inizio poi a scrollare sul telefono, alla disperata ricerca di una scarica di dopamina da social, la quale ha la missione di permettermi di arrivare a fine giornata.


Ma durante questa ricerca la mia attenzione viene catturata da un articolo il qualche informa che la disponibilità degli scaffali delle nostre tabaccherie cambierà radicalmente in base alle ultime comunicazioni del gruppo STG, Scandinavian Tobacco Group. A seguire, una lunga lista di ben venticinque tabacchi che, una volta terminate le scorte, non saranno più disponibili in Italia. Vado a leggere nel dettaglio e il CAPSTAN è tra questi. Il fumo mi va di traverso, tiro due colpi di tosse e che fanno fuoriuscire due nuvolette di fumo ed ho come la sensazione che qualcosa mi sia rimasto incastrato in gola. Probabilmente una bestemmia!

Infilo la pipa in tasca e vado a leggere con più attenzione: il CAPSTAN purtroppo non è l’unico nome importante della fila. Il necrologio è lungo e oltre ad una lunga lista di tabacchi aromatici di cui probabilmente nessuno sentirà la mancanza, non verrà più distribuita neppure tutta la linea HH di MC Baren. Proprio adesso che la volevo provare! Tra le vittime troviamo anche il st. Bruno e lo Scaferlati Caporal.

Una busta di Scaferlati Caporal


Ora la bestemmia esce in tutta la sua potenza, non rimane incastrata ma vola veloce fuori dalle mie labbra mentre recupero pipa e accendino dalla tasca. Prima di accenderla mi fermo a guardarla: una billiard piccolina e rossiccia, da me intagliata, che ho dedicato appunto alla degustazione del Capstan. Il Capstan… Il tabacco che fumava Tolkien, l’erba pipa… Proprio lui… Sparirà! Quella foglia arrotolata al suo interno acquisisce improvvisamente un valore smisurato, prima o poi mi ritroverò a fumare l’ultima! D’un lampo la mia mente vola al st.bruno, quel tabacco dal gusto erbaceo che avevo assaggiato poco tempo prima.

Lo stesso tabacco che fumava il padre di Kate Richard, si, il chitarrista dei Rolling Stones. E vogliamo parlare dello Scaferlati? Prima ci hanno tolto il forte, poi il comune e ora lo Scaferlati… Ma chi vuole fumare Kentucky cosa deve fare? Riaccendo la mia pipa: inspiro una lunga boccata di Capstan, assaporando il fumo con una boccata come se fosse l’ultima. I fumatori di pipa sono famosi per essere persone pacifiche e tranquille, dei pensatori e probabilmente non si avrà notizia di proteste per questa perdita. La direzione cambia, prima di andare a lavoro c’è una tappa importante da fare, accaparrarsi l’ultima latta di CAPSTAN NAVY FLAKE, e se le accise lo permettono, anche una busta di st. Bruno.

Sir Richard

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Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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