Lamborghini Countach, una scheggia impazzita di stile e velocita’

Lamborghini Countach, una scheggia impazzita di stile e velocita’

Il Ruggito del Toro e il Caos degli Anni Settanta

Se la Lamborghini fosse un animale negli anni Settanta sarebbe stato un toro sfuggito al recinto. Ferruccio Lamborghini aveva già scritto pagine leggendarie con la Miura e il suo V12 capriccioso ma nel 1973 scoppiò la crisi petrolifera e il mercato delle supercar si congelò. Lamborghini perse quota, cambiò proprietà e sopravvisse a malapena finché non arrivò un miracolo di design e audacia che si chiamò Lamborghini Countach.

Il logo Lamborghini su una Countach

Il Giorno in cui il Futuro Colpì: La Nascita della Countach

Nel 1971, un prototipo LP500 disegnato da Marcello Gandini sembrò precipitato da Marte: angoli aguzzi come coltelli, un V12 longitudinale e un’aerodinamica che grattava l’asfalto. La produzione iniziò con la Countach LP400 e da lì il mito prese forma negli anni Ottanta grazie a decine di varianti come la LP 400 S, 5000 S, Quattrovalvole e l’edizione 25° Anniversario.

La Lamborghini Countach del Venticinquesimo anniversario

Perché “Countach”? L’Origine del Nome

Il nome Countach non nasce da tori o corride ma da una parola in dialetto piemontese, un’esclamazione spontanea di meraviglia alla vista della macchina. Fu un’operaio che, vedendo il prototipo, lo pronunciò forte in officina: il nome rimase.

Il dettaglio del nome della Countach sulla parte posteriore dell’auto

Lamborghini nel Mercato e la Crisi Supercar

Negli anni Ottanta la Lamborghini uscì dal periodo di crisi grazie soprattutto alla Countach, cuore pulsante delle vendite. Venduta nel 1980 ai fratelli Mimran e poi nel 1987 alla Chrysler, la casa di Sant’Agata sopravvisse grazie all’audacia di quella vettura che rideva in faccia alle convenzioni e ai budget ridotti.

Toro contro Cavallino: una Rivalità che Va Oltre la Strada. Come la Countach si e’ fatta strada nel mercato

Negli anni Ottanta, la rivalità tra Lamborghini e Ferrari non era una semplice competizione commerciale: era una guerra di visioni, una faida ideologica che affondava le radici in un insulto mai digerito. Tutto nasceva da Ferruccio Lamborghini, ex costruttore di trattori e industriale emiliano, che aveva osato dire a Enzo Ferrari che le sue auto erano potenti ma scomode, mal rifinite, inadatte a un uomo che voleva guidare veloce senza soffrire. Enzo lo liquidò con sufficienza. Ferruccio rispose costruendo supercar migliori. Da quel momento, ogni Lamborghini fu un dito medio cromato puntato verso Maranello.

La costruzione della Countach

La Lamborghini Countach non è solo bella da guardare: è costruita come una provocazione tecnica. Il telaio è una struttura tubolare in acciaio saldato a mano, una gabbia meccanica che sembra progettata più per resistere ad un impatto con la realtà che a rispettare le regole dell’industria automobilistica. Sopra quel telaio è montata una carrozzeria in alluminio battuto (e in parte fibra nelle versioni successive), realizzata artigianalmente pannello dopo pannello, senza alcuna concessione alla produzione di massa. Il motore V12, montato in posizione longitudinale posteriore con il cambio davanti al propulsore per ottimizzare la distribuzione dei pesi, trasforma la Countach in un oggetto tecnico estremo, difficile, caldo, rumoroso e visceralmente fisico. Non è una macchina “facile”: è una di quelle autovetture che richiede rispetto.

L’elegante livrea della Lamborghini Countach

E poi ci sono loro: le iconiche portiere a forbice. Non un vezzo estetico ma una soluzione nata da un problema concreto. La Countach è larga, bassissima, con fiancate altissime e una visibilità posteriore ai limiti dell’assurdo. Aprire una portiera tradizionale sarebbe stato un incubo, soprattutto nei parcheggi stretti. Così Gandini e gli ingegneri Lamborghini decisero di farle ruotare verso l’alto, incernierate sul montante anteriore. Un gesto teatrale che divenne immediatamente iconico. Aprire una portiera di una Countach non è semplicemente entrare in un’auto ma salire su un palco, compiere un atto di sfida verso il mondo. Da quel momento, le “scissor doors” diventarono firma Lamborghini, simbolo di arroganza meccanica e di un’idea precisa: se devi farti notare, fallo senza chiedere scusa.

Una Lamborghini Countach e le sue iconiche portiere a forbice

Miami Vice: Quando le Supercar Diventarono Televisione. Countach e Testarossa protagoniste

Nella celebre serie poliziesca Miami Vice (1984–1989), le supercar italiane non erano solo macchine ma simboli di coolitude anni Ottanta. Nelle prime stagioni, il detective Sonny Crockett guidava un Ferrari 365 GTS/4 Daytona Spyder, ma quella Daytona era in realtà una replica su base Corvette, con pannelli in fibra di vetro mascherati da carrozzeria Ferrari. Nel panorama delle supercar anni Ottanta, la Lamborghini Countach e la Ferrari Testarossa non sono semplici automobili: sono visioni opposte dello stesso sogno. La Countach era bruta, estrema, agonistica — una lama affilata che sfidava il vento ad ogni angolo. La Testarossa era raffinata, potente, eppure più “guidabile” (e forse più desiderabile per il pubblico mainstream). La prima era associata alle folle dei poster nei dormitori, la seconda diventò un simbolo culturale grazie alla TV e all’immaginario pop.

Rocky IV e la Countach: Quando l’Eccesso Diventò Cinema

Nel 1985, mentre il mondo si divideva ancora tra Est e Ovest e la Guerra Fredda passava anche attraverso i muscoli di Sylvester Stallone, la Lamborghini Countach LP5000 S fece il suo ingresso definitivo nell’Olimpo della cultura pop grazie a Rocky IV. Non una semplice comparsa, ma una scena iconica, chirurgicamente studiata per comunicare potere, successo e arroganza occidentale senza bisogno di dialoghi.

La Countach appare nella celebre sequenza iniziale ambientata a Los Angeles guidata da Rocky Balboa, ormai campione mondiale, simbolo vivente dell’American Dream che ce l’ha fatta. È una Countach rossa fiammante, bassa, larga, impossibile da ignorare, che scivola sull’asfalto californiano come un jet militare mascherato da automobile. Non è un dettaglio casuale: quella macchina racconta tutto ciò che Rocky è diventato prima ancora che apra bocca.

In quella scena, la Lamborghini non è solo un mezzo di trasporto: è una dichiarazione ideologica. La Countach rappresenta l’opulenza estrema, il capitalismo senza freni. E’ l’Occidente che ostenta il successo mentre dall’altra parte dell’oceano Ivan Drago viene presentato come un prodotto di laboratorio, freddo, calcolato, disumanizzato. Il contrasto è netto: da una parte la meccanica artigianale italiana, rumorosa e imperfetta; dall’altra la perfezione sintetica sovietica.

Non è un caso che Stallone abbia scelto proprio la Countach. Negli anni Ottanta nessun’altra automobile incarnava meglio l’idea di successo estremo. Ferrari era eleganza, prestigio e tradizione. La Lamborghini Countach era potere allo stato puro, un’auto che sembrava progettata per chi non aveva bisogno di giustificarsi. In Rocky IV, quella Lamborghini racconta visivamente ciò che il film ripeterà fino allo sfinimento: l’America è rumorosa, esagerata, imperfetta, ma viva.

Con quella breve sequenza, la Countach entrò definitivamente nell’immaginario collettivo globale. Dopo Rocky IV, non era più soltanto una supercar italiana: era diventata un’arma narrativa, un simbolo cinematografico, l’automobile che accompagnava l’eroe prima della caduta e della redenzione finale. Un’icona degli anni Ottanta tanto quanto i montaggi con i sintetizzatori, i muscoli ipertrofici e i pugni rallentati.

La Corsa più Pazza del Mondo: Quando la Countach Aprì il Film e il Decennio

Nel 1981, La corsa più pazza del mondo (The Cannonball Run) si apre con una scena che oggi vale più di mille saggi sul cinema commerciale anni Ottanta. Prima ancora delle battute, prima delle gag e prima del caos corale che definirà il film, c’è una Lamborghini Countach LP400 S nera che taglia il deserto americano come una lama.

La Countach appare nella sequenza d’apertura come l’auto da battere nella folle corsa clandestina coast-to-coast. Scivola sull’asfalto bassa, larga e impudentemente guidata da un pilota che sembra più un mercenario che un gentleman driver. La macchina non viene spiegata, non viene introdotta: si impone. La cinepresa la ama immediatamente, indugia sulle linee, sui passaruota allargati e sull’aria da predatore meccanico.

Un intro alternativo del film con una Lamborghini Countach bianca

In quella scena iniziale, la Countach non è solo la vettura più veloce: è l’idea stessa di velocità. Rappresenta l’eccesso puro, la scorciatoia illegale verso la vittoria, l’auto che non corre per sport ma per dominio. È l’antitesi della competizione regolamentata: non c’è pista, non c’è bandiera, non c’è morale. Solo strada, rischio e potenza. La scelta della Countach non è casuale. Nel 1981 era già un’icona assoluta, ma non ancora “normalizzata” dalla cultura di massa. Ferrari era prestigio, status, tradizione. Lamborghini era trasgressione, l’auto di chi voleva infrangere le regole prima ancora di conoscere il regolamento. La corsa più pazza del mondo capì perfettamente questa differenza e la sfruttò senza pudore.

Quella sequenza iniziale fece qualcosa di decisivo: insegnò al pubblico come guardare la Countach. Non come un oggetto di lusso, ma come una macchina fuori controllo, inadatta alla vita civile, perfetta per un’America cinematografica fatta di eccessi, deserto, velocità e risate sguaiate. Da quel momento in poi, la Countach non fu più solo una supercar europea: diventò un’icona pop globale, capace di aprire un film e, simbolicamente, un intero decennio. Se Rocky IV la trasformò in simbolo ideologico e Miami Vice la collocò nel pantheon televisivo, La corsa più pazza del mondo fece qualcosa di ancora più sporco e più vero: la rese divertimento puro, anarchia su quattro ruote, sogno proibito che corre troppo forte per essere raggiunto.

Il Lascito: Perché la Countach e la Testarossa Contano Ancora

Oggi, la Countach e la Testarossa sono più che automobili d’epoca: sono icone immortali degli anni Ottanta, simboli di un’epoca in cui il lusso estremo, la velocità e l’ostentazione si mescolavano alla cultura pop globale.

La Lamborghini Countach e la Ferrari Testarossa. Due capolavori senza tempo della velocità e dell’eleganza

La Countach ha portato Lamborghini fuori dal baratro, mentre la Testarossa ha portato Ferrari oltre le piste di Maranello direttamente nei salotti televisivi di tutto il mondo. E in un mondo dove la passione per le supercar non conosce limiti, questi due bizzarri artefatti di metallo, suono e stile continuano a ruggire nella memoria collettiva.

Hank Cignatta

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