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La morte del black humor e il soffocante cappio della dittatura del politicamente corretto

Immaginate di vedere una stanza immensa, il cui spazio difficilmente può essere circoscritto dalle umane unità di misura, illuminata da una rumorosa luce al neon bianca che ronza continuamente fino a piegare le ultime resistenze delle vostre sinapsi. Ogni tanto la luce “pizzica”, sembra dover sparire da un momento all’altro ma non è nient’altro che uno sfarfallio momentaneo. All’interno di questa stanza sono conservate, rigorosamente sotto spirito, miliardi di cervelli di individui che hanno deciso di non farsene nulla di un roseo ammasso molliccio all’interno della propria scatola cranica, demandando così ogni aspetto della propria quotidianità a qualcuno o qualcosa. Cosa guardare, cosa ascoltare, chi frequentare, che cosa indossare e dove comprarlo, chi frequentare, quando piangere e soprattutto quando ridere. Avrete così (forse) una pallida idea di che cosa è diventata la società moderna: una macchina assai collaudata e ben oliata pronta a stampare su individui bianchi come fogli A4 le sue imprescindibili regole alle quali bisogna attenersi religiosamente, pena l’iscrizione nel “registro dei cattivi”. Senza che ce ne accorgessimo siamo diventati talmente suscettibili da offenderci persino per l’odore delle nostre deiezioni.

Economia per bambini rivisitata in un’illustrazione dal pungente black humor

In maniera abbastanza lenta ma inesorabile il politicamente corretto si è fatto pericolosamente strada in questa apparente società emancipata e perfetta, che cerca di salvare le apparenze mentre tutto sta andando allegramente a puttane. Un pò come tentare di spegnere un’incendio con mezzo bicchiere d’acqua. Ecco quindi che il black humor è morto soggiogato dalla dittatura della risata necessariamente politicamente corretta: non fiori ma opere di bene. Ecco quindi che tutto deve essere approvato dai canoni che automaticamente bollano come qualcosa di “sovversivo” ciò che non rispetta gli standard: se è qualcosa in grado di generare più di una risata ebete allora non va bene. Automaticamente verrete subissati di miserie, di parole che terminano con il suffisso -ista e altre che riempiono la bocca ma della cui maggior parte si ignora il significato.

Abbiate le palle ed ammettetelo: anche voi, almeno una volta nella vita, avrete riso ad una battuta abbastanza cattivella. E non c’è nulla di male in questo, se c’è l’intelligenza di comprendere che si tratta di una battuta e che non è sempre un bene che il proprio ego vaghi verso l’atmosfera: più si sale di quota e più l’aria è rarefatta. Fateci caso: non si può realizzare più niente senza incorrere nella possibilità di offendere qualcuno. Attenzione: un conto è fare una battuta pregna di black humor, altra è ritrovarsi nella testa scollegati i fili del buon senso e fare le cose fottendosene delle conseguenze. Se vado in autostrada con i fari spenti non posso pretendere che mi vada sempre bene: per venti persone che mi insultano prima o poi prenderò in pieno un guardrail o finirò addosso a qualche altra macchina. Perché in questa faccenda c’è anche il triste rovescio della medaglia: non c’è quindi da stupirsi che ci siano individui che posseggono ancora intonso il tomo sul tema imparare a stare al mondo e che camuffino l’essere palesemente dei rincoglioniti certificati con il fare qualche battuta alla quale bisogna saper dare il giusto contesto. Se è vero che la propria libertà personale finisce quando inizia quella degli altri è altresì vero che alcune persone hanno un pittoresco e personale concetto di libero arbitrio che dovrebbe con il tempo essere fonte di selezione naturale.

Quando si dice essere presi in pieno dall’amore!

Fatta la doverosa distinzione tra la libertà e il diritto di esercitare il black humor e il sempiterno disagio della stupidità galoppante, ci vuole poco per rendersi conto di come questa dittatura del politicamente corretto abbia strizzato come spugne consumate le menti della maggior parte della società. E’ da parecchio tempo che sento dire (sottoscritto compreso) di come le ultime stagioni de I Simpson non abbiano più la verve comica delle prime: ciò è da ricercarsi nel fatto che diventa assai difficile realizzare uno show che contenga dei contenuti irriverenti in grado di sparare a zero su tutto e tutti. Anche gli stessi Griffin, nati come strumento perfetto per farsi beffe della tediosa censura televisiva statunitense, sono stati costretti a correggere il tiro nelle ultime stagioni. Niente più battute al vetriolo, niente più show come Brickleberry, South Park, Mr. Pickles, Paradise Police e compagnia cantante. La verità è che il politicamente corretto è una delle piaghe dei nostri giorni che tende a fare decisamente molti più danni di quanti si prefigga di prevenire. La prossima volta che starnutite fate moolta attenzione: potreste offendere qualcuno.

Hank Cignatta

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