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La disarmante attualità delle vecchie stagioni de I Simpson

All’interno dell’universo televisivo I Simpson rappresentano senza dubbio uno degli esempi più riusciti e longevi di sempre raccontate in oltre trent’anni di storia della tv e non solo. E’ stata la prima serie animata in grado di raccontare in maniera dissacrante e nonché con sincerità disarmante vizi e virtù di una società che, dalla messa in onda del loro primo episodio fino a quella dell’ultima stagione in corso, è cambiata parecchio. E spesse volte non in modo positivo.

Scena tratta dal primissimo episodio de I Simpson intitolato Good Night e presente nella raccolta di corti trasmessi durante il Tracey Ullman Show nel 1987

Prima che i Simpson raggiungessero la fama mondiale di cui godono tutt’ora diventando una delle famiglie animate più famose del mondo erano strutturati in modo assai diverso da come li intendiamo oggi. Prima di poter avere uno show tutto loro, caratterizzato da episodi catalogati in stagioni, venivano trasmessi all’interno del The Tracey Ullman Show, varietà televisivo di casa Fox condotto dall’attrice Tracey Ullman. Lo show annoverava nel suo cast tra gli altri Dan Castellaneta (attore e voce originale di Homer, Krusty, Nonno Simpson, Barney Gumble, il giardiniere Willy e molti altri) ed era creato anche da James L. Brooks, produttore televisivo che aveva portato sul piccolo schermo il telefilm Taxi e in seguito anche dei Simpson stessi con la sua casa di produzione Gracie Films.

Con il suo modo di fare irriverente e sopra le righe Homer e la sua famiglia sono entrati a far parte della cultura americana e mondiale, arrivando anche a creare battute distintive come il “ciucciati il calzino” di Bart o il “d’oh!” di Homer.

In Italia vennero trasmessi per la prima volta su Canale 5 in seconda serata e dal 1997 fino ad oggi su Italia 1 dalle 14. Questa fascia oraria ha significato, per la mia generazione, un appuntamento fisso che è diventato parte integrante di un rito che ci accompagna tutt’oggi nella vita adulta (ammettetelo, è inutile che vi nascondiate). L’avvento della diffusione di una tecnologia sempre più sofisticata e di Internet hanno spezzato la magia del dover attendere il giorno dopo per poter vedere con schiumante bramosia nuovi episodi della propria serie animata ( o serie tv) preferita. Ciò però ha permesso ai futuri trentenni di riscoprire la potenza narrativa degli episodi delle vecchie stagioni de I Simpson. Terminato il passaggio dalla spensieratezza fanciullesca al carico di responsabilità dettata dall’addentrarsi nelle tematiche della vita adulta questi episodi risultano essere il più riuscito ritratto di una vita e di una società che già incasinata allora e che oggi si trova incagliata sulle medesime tematiche con l’ulteriore carico dei problemi contemporanei. Gran merito del successo dei Simpson nel nostro Paese è da ricercarsi anche nel magistrale doppiaggio che, nel corso degli anni, ha permesso a generazioni di spettatori di identificarsi con le varie voci che hanno dato delle caratterizzazioni uniche alle scene, spesse volte più riuscite della versione in lingua originale. Il pensiero va quindi veloce a Tonino Accolla, doppiatore di spessore e di grande estro nonché l’inconfondibile voce italiana di Homer per ventitré anni nonché al sublime lavoro fatto da Ilaria Stagni (Lisa), Liù Bosisio e Sonia Scotti (Marge), Fabrizio Mazzotta (Krusty), Angelo Maggi (commissario Winchester) e tanti altri.

Nel corso delle loro stagioni i Simpson sono riusciti a dipanare le varie problematiche della vita in modo originale, unico e dissacrante dando vita ad un ritmo comico che difficilmente si può riscontrare nelle ultime stagioni. Sono sicuramente tanti i fattori per i quali la comicità pungente de I Simpson nel corso degli anni ha perso il suo distintivo tocco magico. Principalmente perché sono stati dei precursori e hanno aperto la strada ad altre serie similari quali South Park e I Griffin e in tempi più recenti Rick & Morty e tante altre. Queste ultime sono state in grado di portare il livello di percezione di comicità ad un livello decisamente più estremo rispetto a quanto fatto dal cartone di Matt Groening, diventando di fatto una divertente evoluzione di ciò che c’era già traslato però in una dimensione decisamente più “idiota”.

Lo show ha quindi perso questa centralità e deve destreggiarsi tra le diverse censure e il rischio di evitare di risultare offensivi per determinate battute (cosa che negli ultimi anni capita anche a I Griffin, i quali hanno limato e non di poco il loro black humor). Attualmente i Simpson sono stati rinnovati per altre due stagioni che, ahimè, potrebbero risultare nient’altro che un tipo di accanimento terapeutico nei confronti di uno show straordinario che con la produzione delle nuove stagioni risulta stucchevolmente anacronistico in una società dall’indignazione facile (oltre che per la mancanza di idee originali nelle sceneggiature degli episodi). Resta quindi la magia per i vecchi episodi dei Simpson, i quali ci ricordano che non c’è assolutamente niente di male ad essere fottutamente imperfetti analogicamente in un mondo digitalmente perfetto.

Hank Cignatta

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