Il tramonto della ragione e l’alba della più becera ignoranza: triste cronaca di tempi assurdi e pericolosi

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Le immagini delle proteste che hanno avuto luogo ieri sera nel centro di Torino, il salotto buono della città, stanno rimbalzando come infuocate palle impazzite da un telegiornale all’altro. E Torino è solo l’ultima, in ordine cronologico, delle grandi città italiane dove sta andando in scena il grande malcontento generale per una situazione che da troppo tempo si è cercato di arginare. Questo giornale, almeno finché sarà sotto la mia direzione, non tratterà mai di politica. Un argomento inflazionato, trito e ritrito, che non ha nulla a che fare con la nostra visione di presentare a Voi lettori, cuore pulsante di tutto, punti di vista diversi all’interno di una giungla caratterizzata da sabbie mobili di materia anfibia comunemente detta merda quale è l’informazione nel Belpaese. La pandemia di Coronavirus ha cambiato drasticamente le nostre esistenze e la politica, in senso ampio (nessuno escluso) niente ha fatto e nulla sta facendo per scongiurare il deterioramento di una situazione che sta rapidamente precipitando.

Proteste a Torino

Gli animi sono esasperati, la gente fa fatica ad arrivare alla fine della settimana, a mettere insieme il pranzo con la cena e a provvedere alla propria famiglia. Molto probabilmente l’intorpidimento generale dettato dall’ipnotico potere taumaturgico del calcio, panacea di tutti i mali in grado di porre fine ad ogni italica pugna, sembra non bastare più. La limitazione della libertà personale e della percezione della soddisfazione personale dettata dal lavoro e dal sentirsi parte di qualcosa sta generando un grande sentimento di insoddisfazione che si sta riversando per le strade. Un rigurgito sociale che da tempo stava attendendo la sua occasione. Ma badate bene a non confondere il diritto a manifestare il proprio dissenso, anche in maniera accesa, con l’avvallamento di comportamenti che altro non sono se non spicciolo vandalismo.

Un momento degli scontri a Torino. Fonte Adnkronos.

Quello che si è visto in altre città prima e ieri sera a Torino è l’ennesima e triste cartina tornasole di questi tempi incerti del cazzo, dove non ci si sofferma a pensare e dove conta solo agire. Spesso nel peggiore dei modi. Quei poveri mentecatti che hanno preso di mira le vetrine dei negozi del centro non sono persone che hanno problemi a mantenere la propria famiglia, che hanno fatica a mettere insieme davvero il pranzo con la cena. Sono semplici teppisti che hanno avuto i loro cinque minuti di celebrità di Warholiana memoria. Rimane l’amarezza dei proprietari di quei negozi che, oltre ai sacrifici fatti finora in situazioni di grande difficoltà, dovranno fare i conti con i danni della stupidità del virus più letale di tutti: il genere umano. Torino sta bruciando, ormai è chiaro a tutti. E la colpa non è di chi ha appiccato il fuoco. E il peggio deve ancora arrivare.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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