Cab Calloway, il re degli intrattenitori Jazz

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Dannatissima quarantena forzata. Ormai conosco a memoria ogni mattonella e ogni singola piega dei muri di casa mia. Il mio appartamento, da rifugio simbolo della mia agognata indipendenza a simbolo di una clausura forzata causata da questo cazzo di Coronavirus. Evito le piaghe da decubito che quel divano, croce e delizia del genere umano, mi procurerebbe per le troppe ore passate a fare la muffa. Mi alzo, faccio esercizi, fumo qualche sigaro, conto con dovizia di particolari ogni singola mattonella di casa mia. Ma questa benedetta clausura forzata ha anche degli aspetti positivi. Sicuramente ha permesso alle nostre vite incasinate di dare un turno di riposo alla frenesia che scandivano la nostra quotidianità, cercando di aprirci gli occhi su ciò che è realmente importante su questa strana ed incasinata maratona che chiamiamo vita. Ecco quindi che torno ad avere tempo per quella piacevole abitudine che è la lettura, riuscendo anche a recuperare nel tempo libero film e serie tv che mi ero ripromesso di vedere o di riguardare. Tra questi figura The Blues Brothers, film che occupa un posto speciale ed importante nel mio cuore e nella mia formazione personale. E tra le tante scene memorabili di questa pellicola cult vi è sicuramente l’esibizione dell’immenso Cab Calloway, intento ad interagire con il pubblico e ad incantarlo con il suo talento da mattatore Jazz.

Cab Calloway da giovane

Cab Calloway, al secolo Cabell Calloway III, fu introdotto giovanissimo all’interno del mondo musicale da parte della madre, che lo fece studiare da tenore drammatico. Era infatti dotato di una voce potente e ricca, dal timbro inconfondibile, che rappresentava sicuramente un valore aggiunto per il Jazz. In seguito sua sorella maggiore, la cantante jazz Blanche Calloway, lo introdusse nell’ambiente jazz di Chicago, permettendogli così di entrare in contatto in età giovanile, con grandissimi musicisti del calibro di Louis Armstrong, Chick Webb, Johnny Jones e molti altri. Fece molta gavetta, prendendo parte in diversi gruppi in qualità di batterista e cantante. La grande occasione arriva nel 1929, quando gli viene offerta la possibilità di condurre i The Alabamians, sua prima orchestra composta da undici elementi. In seguito passo ai The Missourians, ribattezzata in seguito come Cab Calloway and his orchestra, che venne scritturata per sostituire Duke Ellington al Cotton Club di Harlem, il tempio del jazz mondiale.

Cab Calloway (al centro) con la sua orchestra con la quale si esibiva al Cotton Club

Calloway non fu solamente un grandissimo musicista e massimo esponente dello scat ( particolare virtuosismo canoro nato per imitare con la voce strumenti musicali che non prevede l’uso di parole ma bensì di fonemi): ebbe modo anche di lavorare in radio e al cinema, apparendo in numerosi film musicali del periodo. Inoltre prese parte a numerosi musical e prestò la sua voce a Koko il Clown, personaggio dei cartoni animati creato da Max Fleischer, che in alcune produzioni affianca anche il personaggio di Betty Boop.

La figura del celebre jazzista è, nell’immaginario collettivo, collegata al successo di Minnie The Moocher, probabilmente la sua canzone più famosa e ricordata. Questo brano ha avuto un notevole fama nel corso degli anni, giungendo anche ad avere la sua versione animata con protagonista Betty Boop e la figura di una foca fantasma alla quale Calloway presta voce e movenze tipiche. Letteralmente significa Minnie l’impicciona o la rompiscatole o la scroccona (dipende dalle varie scuole di pensiero) e all’interno vi sono numerosi riferimenti all’uso di droga e il brano finisce con Minnie che finisce in un manicomio, dove muore. La maggior parte degli appassionati di cinema conosceranno questo brano in seguito alla visione del film The Blues Brothers di John Landis del 1980 con protagonisti Dan Aykroyd e John Belushi. La sua apparizione gli ha permesso, come a tante altre leggende del blues, soul e R’n’B presenti nel film di farsi conoscere alle nuove generazioni. La musica di Cab Calloway rievoca tempi lontani, dove il mondo era senza dubbio assai diverso e dove bastava poco per potersi divertire. Paradossalmente è una perfetta colonna sonora che ben si incastra con i paesaggi urbani desolati di questi giorni, dove c’è solo tanta voglia di tornare alla normalità ma con la consapevolezza di aver rincorso sempre delle grandi stronzate. Per tutto il resto, lasciate fare al swing di Re Cab Calloway.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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