Odissea: Il Peso del Ritorno

Odissea: Il Peso del Ritorno

Parliamoci chiaro: che la scuola ci sia piaciuta o meno, c’è una verità con cui dobbiamo fare i conti. Omero non ha semplicemente scritto un poema, ha probabilmente scritto le storie più significative nella storia dell’umanità. L’Odissea non è solo inchiostro su papiro trasformato in pixel sui nostri schermi: è il DNA profondo di ogni singola narrazione mai stata concepita dall’Occidente. Ogni racconto, ogni opera, ogni cosa porta solo a lui… Il grande stratega, colui che espugnò le impenetrabili mura, il re naufrago… Ulisse.

Matt Damon nei panni di Ulisse che guarda la testa marmorea della statua “Testa di Odisseo

IL GRANDE NAUFRAGIO DEL TEMPO: L’IMPATTO STORICO

Per capire il peso dell’Odissea non serve una laurea in lettere, serve un radar emotivo. Per i greci antichi, questo testo non era intrattenimento: era una bussola morale, un manuale di sopravvivenza, la Bibbia prima della Bibbia. Ha plasmato l’identità di un intero popolo, insegnando il concetto sacro della xenia, “l’ospitalità di Zeus”, che nel mondo antico faceva la differenza tra la civiltà e la barbarie.

Frammento di pergamena contenente un testo dell’Odissea di Omero.
Il documento risale al III-IV secolo d.C.

Nei secoli successivi, il poema ha attraversato la storia come una gigantesca onda d’urto. Ha ossessionato Virgilio, che ha dovuto inventarsi l’Eneide per dare a Roma un’origine altrettanto nobile.

Libro Primo dell’Eneide di Virgilio.

Dante ha condannato l’Ulisse del folle volo, simbolo della nostra sete di conoscenza e nel ‘900, James Joyce ha trasferito quel mito a Dublino, ambientando i mostri nei nostri complessi quotidiani.

Questa immagine illustra il Canto XXVI dell’Inferno dalla Divina Commedia

DIECI ANNI DI CAOS IN PILLOLE: LA TRAMA

Ma di cosa parliamo, stringendo quanto più possiamo? La guerra di Troia è finita. Tutti tornano a casa, tranne uno. Ulisse, re di Itaca, l’uomo dal “multiforme ingegno” — o, per dirla in termini meno epici, il re supremo di manipolatori e sopravvissuti — si ritrova bloccato in mare perché ha avuto la brillante idea di accecare il figlio di Poseidone (il ciclope Polifemo per intenderci). Non proprio la mossa migliore visto che la tua casa è un’isola e l’unico modo per tornare è viaggiare in barca, ma non siamo qui per giudicare, da qui la storia segue tre linee principali.

Ulisse e Calipso” di Arnold Böcklin, realizzato tra il 1882 e il 1883.

La Telemachia, dove il figlio Telemaco cerca di difendere il trono del padre in un’Itaca invasa dai nobili viziati e boriosi che come parassiti consumano le ricchezze e corteggiano la regina Penelope. In questa parte della storia vedremo Telemaco partire alla ricerca di informazioni sul padre, il viaggio lo condurrà prima a Pilo, alla corte del vecchio re Nestore (generale greco durante la guerra di Troia), e poi a Sparta dove viene ospitato da Menelao (l’uomo che si fece scappare Elena…).

Questa immagine illustra una scena dell’Odissea in cui la dea Atena, camuffata da Mentore, offre consigli a Telemaco.

Poi abbiamo il racconto di Ulisse che narra alla corte dei Feaci le sue disavventure. Dalle droghe dei Lotofagi all’incontro con il brutale ciclope Polifemo, dai sortilegi della maga Circe che trasforma gli uomini in maiali alla discesa da brividi nell’Ade, senza parlare poi delle sirene, dei mostri marini siculi (Scilla e Cariddi) e del periodo di “prigionia” sull’isola della ninfa Calipso (che poi tra tutte le cose rimanere bloccato su un’isoletta sperduta con una ninfa non la considero una disavventura).

Mappa illustrata del viaggio di Ulisse nell’Odissea, creata dall’artista QatlasMap.
La mappa raffigura il percorso epico del re di Itaca dopo la guerra di Troia

Nelle ultime battute del poema vediamo lo sbarco a Itaca sotto le spoglie di un vecchio mendicante e il riconoscimento da parte del vecchio cane Argo, che per 20 lunghissimi anni si è rifiutato di morire prima di rivedere un’ultima volta il suo padrone (ammetto di piangere come un bambino ogni volta che arrivo a questa parte).

“Ulisse e Argo” di Briton Rivière, 1871

Infine la violentissima strage dei pretendenti grazie al leggendario arco che solo Ulisse sa tendere. Il cerchio si chiude. L’eroe è riuscito a tornare a casa, è riuscito a riabbracciare i suoi cari e ha riportato la pace nelle sue terre… o forse no?

IL CINEMA DELLA MENTE: L’ODISSEA SECONDO CHRISTOPHER NOLAN

È proprio su questo crinale tra il mito eterno e vulnerabilità umana, che si innesta il cinema del nostro tempo. C’era un’attesa spasmodica, quasi febbrile, per l’adattamento cinematografico di Christopher Nolan. Nessun dettaglio della trama verrà svelato in questa sede, sia chiaro: lo spoiler, davanti a un’opera di tale portata visiva, sarebbe un crimine capitale. Ma è necessario analizzare la rivoluzione che il regista britannico ha messo in atto.

Cast del film “Odissea” di Christopher Nolan

Nolan ha affrontato il mito rinunciando alla via più facile: quella della CGI esasperata e degli effetti digitali che appiattiscono i film storici contemporanei. Fedele alla sua filosofia purista, il regista ha girato l’opera interamente in pellicola IMAX 70mm, sfruttando location reali (dalle isole nostrane per la rocca di Itaca alle spiagge islandesi per il regno dei morti) ed effetti pratici per restituire al mare la sua aura violenta e misteriosa.

L’acqua nel film non è uno sfondo digitale azzurrino; è una presenza fisica, un muro di vento e sale che opprime lo spettatore. Le tempeste sono state ricostruite con gigantesche vasche e sistemi idraulici che tormentano i vascelli, creando un senso di claustrofobia e realismo che fa percepire il freddo e la fatica di ogni singolo marinaio. La fotografia gioca su contrasti netti, dove la luce della Grecia non è quella patinata delle cartoline, ma un sole accecante, quasi spietato, che brucia la pelle e consuma il volto.

I dieci anni sotto le mura di Troia e i dieci anni passati a combattere contro mostri e divinità hanno lasciato solchi indelebili sullo sfortunato Odisseo. Non c’è epica nel suo viaggiare, non c’è il desiderio di gloria o l’orgoglio del conquistatore. È solo il ritratto dell’uomo spezzato dal trauma della guerra, un reduce che soffre di un logorio psicologico assoluto. Ogni sua decisione, ogni trucco che escogita, non è mosso dalla superbia dell’ingegno, ma dalla disperata necessità di porre fine al viaggio.

Questo Ulisse non vuole conquistare le terre altrui né superare le Colonne d’Ercole per pura sete di ignoto. Il suo unico, bruciante desiderio è la “pace”. Vuole solo tornare a casa, spogliarsi dell’armatura pesante che gli ha logorato le spalle e vivere i suoi ultimi anni in tranquillità, nel silenzio della sua isola, accanto a colei che ama. È la ricerca dell’intimità perduta, del tempo sottratto dalla violenza della storia. Nolan è riuscito a trasformare la più grande avventura dell’umanità in un intimo, monumentale dramma sul desiderio di ritrovare la propria casa e la propria pace. E il risultato è semplicemente spettacolare.

Federico Sclaverano

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Federico Sclaverano, classe 2004. Sono un’anomalia del sistema, nata per destabilizzare la quiete di una normalità che mi sta stretta. Nutro la mente con cinema, teatro, fisica, storia e fumetti, collezionando tutto ciò che trasforma il semplice respiro in qualcosa di degno di essere vissuto. La mia missione? Ancora in fase di scrittura, ma l’obiettivo è chiaro: far divertire chi mi circonda e rendere felici gli altri, senza però sprecare il breve tempo che mi è concesso. Se cercate qualcuno che prenda la vita seriamente senza mai rinunciare a dissacrarla, io sono il cavallo che fa al caso vostro. E se sentite nitrire adesso sapete chi è.

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