Oltre il drago: perché il fantasy ci fa paura

Oltre il drago: perché il fantasy ci fa paura

Notte fonda, neon stanchi

Sono le due del mattino. L’aria nella sala studio è densa, un mix di carta vecchia, sudore e quel ronzio elettrico dei neon che sembra il battito cardiaco di un edificio che sta crollando. Il caffè, in questo bicchiere di cartone inzuppato, è diventato un siero catramoso che sa di sconfitta e di lungimiranza mancata. Le parole sul manuale di Storia del Cinema si sono sciolte già da un paio d’ore; ora sono solo macchie d’inchiostro che danzano sulla pagina, prive di senso, mentre io fluttuo in questo limbo di stanchezza.

Il pregiudizio verso il fantasy

E mentre fisso il vuoto, il mio pensiero scivola verso quelli che guardano il fantasy con un sorriso di sufficienza. Sai, quel tipo di persone che, quando sentono parlare di draghi o di spade, arricciano il naso, come se avessero appena avvertito un odore sgradevole. Come quel tirchio stronzo del direttore, Hank Cignatta. È una forma di cecità rassicurante, la loro. Si sentono protetti dal “reale”, convinti che leggere solo saggi di economia o guardare documentari sul crimine li renda più lucidi, più adulti. Quasi invidio questa loro linearità.

Il fantasy come lente sul caos

Ma la realtà, quella vera, è un meccanismo che si inceppa continuamente, una serie di compromessi che nessuno vorrebbe firmare. Il fantasy, invece, è forse l’unica lente che non ha paura di guardare il caos dritto nelle pupille. Non usa filtri e non nasconde la sporcizia dietro il “decoro”.

Il Signore degli Anelli e il trauma

Prendete Il Signore degli Anelli: c’è chi ci vede solo una favola di elfi e orchi, e va bene così, è una lettura confortevole. Ma prova a guardare oltre il velo: è un trattato sul trauma post-bellico di chi è tornato dal fronte e non riesce più a stare seduto in un bar senza sussultare. È la cronaca di un tossicodipendente – Frodo – che trascina un peso atomico, un fardello che lo corrode mentre il resto del mondo, i “grandi”, si volta dall’altra parte. Tolkien non parlava ai bambini; parlava a chiunque abbia visto la propria casa bruciare e abbia dovuto ricominciare a camminare tra le macerie.

Il Trono di Spade e la politica del fango

Oppure guarda Il Trono di Spade. Se ti fermi alla superficie, vedi solo troni e armature. Ma se scavi un po’ più a fondo ci troverai House of Cards infilato nel fango della storia. È Machiavelli che gioca a scacchi in una stanza buia. Lì, nessuno vince perché è “buono”, ma perché è abbastanza veloce da non farsi sgozzare dal vicino. La magia? È solo il rumore di fondo, un ticchettio lontano in un mondo dove l’unico vero mostro è sempre l’uomo che siede a capotavola a decidere le sorti degli altri.

The Witcher e il peso del pregiudizio

E The Witcher? Non è una saga di caccia ai mostri, è uno studio spietato sul pregiudizio. Il protagonista non è un eroe; è un reietto che si muove tra due mali, sapendo già che, comunque scelga, qualcuno finirà col piangere. È la vita, nuda e cruda, senza i vestiti buoni della domenica.

Il fantasy come specchio deformante

Il fantasy è lo specchio deformante che, proprio perché distorce l’immagine, ci costringe a vedere la verità che il “realismo” prova disperatamente a nascondere sotto il tappeto. Un drago non è che la manifestazione fisica di un’ansia che ti stringe la gola davanti a un professore o a un capo ufficio. Una profezia non è destino; è quel panico che ti coglie la domenica sera, quando capisci che il futuro non è scritto, non è predeterminato ed è dannatamente imprevedibile.

Chi rifiuta il fantasy

Quindi, chi scarta il fantasy non è necessariamente “più adulto”. È solo più protetto, o forse più stanco di vedere le cose per come sono davvero. Non c’è bisogno di prendersela. È solo un peccato perdere l’occasione di capire come gira il mondo.

Come guardarlo davvero

Il mio consiglio, se vuoi vedere oltre? Metti da parte i preconcetti. Prendi un tomo, guardati una saga, ma stavolta non cercare l’incantesimo. Cerca il dolore. Cerca la politica. Cerca il modo in cui le persone reagiscono quando non hanno più una via d’uscita. Scommetto che, a metà strada, la tua “realtà” solida ti sembrerà, improvvisamente, molto più fragile – e molto più fantastica – di quanto ti abbiano insegnato a credere.

Ritorno alla realtà

Ora però scusami, devo tornare al mio manuale. Preferirei mille volte combattere un esercito di orchi piuttosto che decifrare questo trattato di semiotica. Ma la realtà, a volte, è proprio questa: una battaglia senza spada.

Federico Sclaverano

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