Dentro l’Enigma d’Annunzio: cronaca di un’iniziazione tra il Vittoriale e Fiume
La mia convalescenza, ad essere onesti, genera un’attività onirica ovattata, di bolle che mi frugano la cassa toracica, gonfiandomi il cuore fino a farlo galleggiare sul fiume melmoso che separa il mondo dei vivi e quello dei molti. Ma facciamo un passo indietro, gennaio è un sudario di gesso ed etere. Cento anni dopo l’incidente sopra le acque di Grado, che inghiottirono l’occhio del Vate, il destino ha preteso il mio sacrificio, “T’ho scritto t’amo sulla tibia”, canta beffardo mentre passa con un pugnale insanguinato, e “La morte a paro a paro”, il malleolo esplode, un rintocco d’osso che ha strappato il velo della realtà.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: interagire con Gabriele D’Annunzio, tra sogni manifesti e visioni
Il mese di Marzo, mi conduce sul biplano Ansaldo SVA 5, accompagnato da Gabriele, “vorrà trarmi in salvo?” mi domando tra me e me, mentre mi porge il suo saluto ardito, pronunciando frasi apotropaiche con toni da mistico eleusino che mi infiammano. Voliamo bassi, sui cieli immaginifici del sogno, il suo profilo è un marmo Agouti che si staglia sul blu cobalto del mare e il verde della costa, mentre mi passa mazzette di manifesti che pesano come peccati capitali, li lanciamo giù, una pioggia di carta che annuncia un clamoroso evento, l’incontro tra Giovanni Augusti Martines e Laura Curtale, nomi che vibrano nell’aria come corde di violino, da far tremare le fondamenta dell’Etna.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: tra Guerri, Sylos Labini e i fantasmi evocativi
subito sotto di noi, le teste polite di Giordano Bruno Guerri ed Edoardo Sylos Labini, reduci da un appuntamento che la mia mente ha già trasformato in lessico familiare. Atterriamo sui loro crani come senza peso, dapprima su Guerri, un paesaggio sornione, ordinato e selvaggio, poi su Labini, come un mulinello di sciabole sature di tralicci e piombo, e ci affacciamo, zoppicanti e divini, su una scena che avrebbe fatto sbiancare persino lo spirito algido di Robert de Montesquiou e il viso bistrato della marchesa Luisa Casati Stampa di Soncino, Giovanni Augusti Martines e la Curtale, chini su un palcoscenico, intenti a evocare spiriti che non hanno nessuna intenzione di riposare. Non è una presentazione letteraria, è una seduta spiritica collettiva.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: tra occultismo, ombre e il lato oscuro del Vate
Sono qui con il taccuino unto e la mente che vacilla, Laura Curtale, la Colombaia del Vittoriale, maneggia il suo “L’Enigma d’Annunzio” come fosse un grimorio. Non parla di letteratura, parla di ombre. Scava nel lato oscuro del Vate, quello che cercava la verità tra i simboli e il sangue, convinta che Gabriele non fosse solo un poeta, ma un sentivo impegnato a canalizzare l’anima di un’Italia febbricitante.La professoressa Curtale ci narra del rapporto che il Vate ebbe con lo spiritismo di matrice ottocentesca nella lambiccata “Roma Amor” dannunziana, che egli frequenterà in sedute spiritiche tra cincaglierie cinesi e fumi di sigarette russe all’interno degli splendidi palazzi dell’Urbe.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: occulto, Cabala, e numeri sacri
I numeri sono essenziali nell’opera e nella vita di d’Annunzio, legati alla Cabala che studiò a fondo e al Numero Maestro 11, simbolo della perfezione spirituale, del risveglio e della connessione col divino, lo troviamo sormontare la sua arca al mausoleo del Vittoriale, come 11 sono le arche dei legionari che lo circondano. Giovanni Augusti Martines. Lui non ha solo scritto un libro, “L’Arditissimo Conte”, lui ha portato in sala un fantasma di famiglia. Parla del nonno, il conte Gino Augusti. E qui la storia si fa acida, reale, sporca di trincea.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: ’Ardito e il Vate: Gino Augusti tra Fiume, cavalleria e trincea
Il conte Gino non era un ammiratore distante, era l’uomo d’azione, l’Ardito che guardava il Vate dritto negli occhi mentre il mondo bruciava a Fiume, uno dei più grandi uomini d’armi che l’Italia abbia avuto, insieme all’amico d’infanzia Baracca, Randaccio e Frassetto, una carriera eroica in cavalleria nei Lancieri di Milano e nei bombardieri. Il rapporto tra i due era un corto circuito di eroismo cavalleresco e grande amicizia. Augusti Martines snocciola fatti storici di inaudita grandezza, all’aurora del 19 giugno 1918, alla testa di 300 Lancieri di Milano schierati sull’ansa stretta del Piave, Monastero di Treviso.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: Gino Augusti, Hemingway, tra mito e Cavallino Rampante
Gino Augusti, in presenza dell’amico Ernest Hemingway, lì con la Red Cross americana, e che gli dirà di essersi ispirato alla sua carica per la stesura di “Addio alle armi”, blocca lo sfondamento degli austro-ungarici, permettendo a Diaz di ripiegare, mentre Baracca, favorendo la riuscita dell’impresa, moriva a Nervesa, oggi Nervesa della Battaglia, che giustappunto consegnava l’Asso Baracca al mito dell’identificazione italiana assoluta in eterno, poiché il Cavallino Rampante che campeggiava sul velivolo di Baracca fu adottato da Enzo Ferrari come marchio per la sua scuderia.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: La Battaglia del Solstizio un viaggio tra memoria e cimeli del mito italiano
La Battaglia del Solstizio, così la ribattezzò d’Annunzio, ricorda Laura Curtale: “È proprio il Vate a dargli questo nome, nel momento più magico per gli artisti, dove si può chiedere e realizzare ogni cosa nel bene”. Il conte Giovanni Augusti Martines è custode e proprietario di Palazzo Antonelli Castracane Augusti Martines, il Palazzo delle 100 Finestre (Senigallia, Marche), già Casa della Memoria e parte dell’Associazione Dimore e Giardini Storici Privati, ha visto passare un patrimonio umano che ha fatto la storia del nostro Paese, come le decine di cimeli dannunziani, documenti e oggetti che contiene: il Bastone del Comando o la Sciabola di d’Annunzio del reggimento Lancieri di Novara.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: nobiltà, come memoria e visione
Giovanni Augusti Martines, nella seconda parte del suo libro costellato di fotografie e storia patria, parte da un assunto definitivo: “Famiglie nobili in Italia saremo 5000, ma se ci misuriamo con i nostri avi è difficile essere migliori di loro, tutti noi possiamo aspirare invece a essere Aristos, ovvero i migliori in ciò che sappiamo fare”. Martines e Laura Curtale sono la sintesi di questa consacrazione.

Dentro l’Enigma d’Annunzio: Zoppicare nel sogno del marzo duale la gamba, i manifesti e il vate anacronistico
La gamba è un blocco che pesa come la storia d’Italia. Chiudo gli occhi e cerco di tornare lassù, dove l’aria punge e i manifesti coprono le strade di Catania come neve calda. Sento ancora la voce di Giovanni e Laura confondersi in un sussurro che scavalca i secoli. Non è un incidente, è un’iniziazione. Gennaio mi ha spezzato per aggiustarmi lo sguardo sul marzo duale. Fuori dalla finestra il mondo continua a zoppicare, ma io, almeno nel sogno, volo ancora con l’unico occhio di Gabriele, dritto verso il loro mistero.

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Alberto Sparacino


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