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    Viaggio tra le origini dello skateboard: nascita, diffusione e prima crisi

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    La storia dello skateboard e le radici di questa pratica sono da ricercarsi negli Stati Uniti, in California per l’esattezza, tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Nata come pratica per permettere ai surfisti di rimanere in allenamento anche in assenza di mare mosso, in seguito avrebbe attecchito anche nella fascia più giovane della popolazione. Andando a scomodare una breve analisi psicologica, si può affermare che nella storia evolutiva di ogni individuo ci sia una fase per la quale ognuno di noi si affeziona al proprio “set di ruote”: la bicicletta è uno dei più classici e lampanti esempi di tale innamoramento. Negli anni Cinquanta e Sessanta i ragazzi, in assenza della facilità con la quale ci si può intrattenere oggigiorno per mezzo della tecnologia, passavano le giornate ad inventare modi per giocare e socializzare in gruppo. C’era chi si costruiva dei carretti per fare delle piccole gare, chi invece creava dei monopattini o dei pattini a rotelle. Vi erano poi altri ragazzi che crearono quella che sarebbe stata la forma embrionale di ciò che in futuro sarebbero stati chiamati skate-board.

    Un bambino intento a mettere a punto uno skateboard creato da un’asse di legno

    La vera e propria nascita dello skateboard è da ricercarsi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando l’America aveva dalla sua una forte economia e una popolazione in fase di espansione. I figli che vissero quel periodo (i cosiddetti Baby Boomers) fecero sentire massicciamente la loro presenza sul mercato. L’industria dei giocattoli faceva letteralmente a gara per poter trovare idee rivoluzionarie e che potessero essere facilmente diffusi su larga scala. In aiuto dell’industria dei giocattoli arrivò ben presto la televisione, uno strumento che nel corso degli anni si sarebbe rivelato un perfetto strumento per il richiamo della commercializzazione di giochi e affini. Proprio in quel periodo comparvero sul mercato giochi come yoyo, hula- hoop, frisbee e simili che nel corso degli anni avrebbero acquistato, perso e poi riottenuto fama in favore di diversi giochi all’aria aperta. Era quindi solo questione di tempo prima che l’idea di quelle rotelle inchiodate su tavole di legno venisse presa e resa commercialmente famosa su larga scala. I primi skateboard fecero la loro comparsa sugli scaffali dei negozi americani nel 1959.

    La mania dell’Hula Hoop, un cerchio di plastica da far ruotare il più possibile attorno al bacino, vera e propria mania tra i bambini e i giovani americani negli anni Cinquanta

    Questi primi modelli presentavano delle ruote fatte di argilla, in modo tale da permettere una corsa più fluida e la nascita di evoluzioni che presero il nome di trick. Il successo commerciale dello skateboard gli permise di essere ufficialmente sdoganato, segnando la fine di giochi ideati dalla spensieratezza e innocenza dei bambini e la nascita di una nuova industria che avrebbe dettato gusti e mode tra i più giovani. Arrivarono gli anni Sessanta e il surf incominciava ad essere uno sport molto popolare tra i giovani. Fu solo questione di tempo e ben presto i surfisti incominciarono a considerare lo skateboard come un mezzo per poter praticare il “surf su strada”.  Lo skateboard stava iniziando a destare l’interesse di un’intera generazione, ma mancava ancora qualcosa per il suo definitivo e più vasto successo. Larry Stevenson, editore della rivista Surf Guide, iniziò ad interessarsi a questa disciplina in maniera seria. L’azienda di Stevenson, Makaha, produsse quello che fu il primo skateboard professionale e nel 1963 venne creata una squadra per promuovere il prodotto.  Le squadre di skate, che venivano finanziate dai produttori, sarebbero diventate un punto fermo per il commercio, giocando un ruolo fondamentale per la sua diffusione nel mondo. La Makaha da li a poco patrocinò quella che divenne la prima competizione di skate nel 1963 e l’introduzione di competizioni che credevano un regolamento permisero di elevare gli standard dello skate ed elevarlo al suo status di sport.

    Larry Stevenson, colui che mise in commercio la prima tavola da skateboard professionale

    Il mondo dello skateboard era nato e la sua industria era in pieno fermento. Da li a poco altri produttori si affacciarono sul mercato e nel 1965 vi erano diverse competizioni internazionali, produzioni di film a tema, la nascita di una rivista (The Quarterly Skateboarder) e i tour attraverso tutta l’America delle squadre di skateboard che avevano portato questa pratica ad enormi picchi di popolarità: basti pensare, infatti, che in quei tre anni furono vendute oltre cinquanta milioni di tavole da skateboard. Tutto sembrava girare per il meglio e la nascita di una nuova industria aveva dato ad una generazione un nuovo mezzo per socializzare e trovarsi, oltre che un metodo per spostarsi e confrontarsi nelle prime competizioni. Tutto sembrava avere il vento in poppa. Fino al 1965, anno nel quale lo skateboard visse la sua prima grande crisi. Le motivazioni del primo crollo di interesse nei confronti di questa disciplina sono da ricercarsi in diverse motivazioni, prime fra tutte la scarsa qualità dei materiali, troppe giacenze nei magazzini delle aziende produttrici e la preoccupazione dei genitori nel vedere i figli vittime di cadute rovinose che li vedevano coinvolti in seri infortuni. Alcuni produttori crearono delle ruote di qualità leggermente migliori rispetto a quelle di argilla, anche se queste rimanevano le più economiche da produrre. L’ostinazione di una buona parte dell’industria nel continuare a produrre ruote di questo materiale e la scarsa innovazione tecnologica mista alla spensieratezza degli skaters furono i fattori principali che portarono lo skate verso un abisso che nessuno avrebbe immaginato. Diversi produttori persero ingenti somme di denaro fino a vedersi costretti alla bancarotta. In più in quel periodo, in seguito ad alcuni incidenti mortali che hanno visto protagonisti diversi ragazzi, lo skateboard venne bandito da diversi comuni e questo portò rapidamente la scena dello skateboard a subire una brutta e pesante battuta d’arresto.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana che sta alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. e volete proprio farvi del male, leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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