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    Il POG, la mania lampo degli anni Novanta

    Interno. Giorno. Il mio appartamento. Sono un gran casinaro ma generalmente riesco a girarmi bene all’interno del mio caos. Sembra una frase fatta ma riesco sempre a trovare ciò che cerco. Ciononostante arriva un momento in cui anche a me scatta qualcosa che mi fa venire voglia di mettere a posto tutto per cercare di guadagnare ulteriore spazio per poter mettere qualcosa di nuovo: una mensola, una libreria, un mobile o un tappeto che in qualche modo sia in grado di dare un tono all’ambiente. Infilandomi in alcuni armadi armato di casco da minatore e torcia mi imbatto in uno dei reperti più interessanti della mia infanzia: il raccoglitore dei POG, uno dei giochi più in voga tra i bambini e gli adolescenti degli anni Novanta.

    L’album raccoglitore dei POG, la mania lampo dei ragazzini degli anni Novanta

    Sfoglio quel raccoglitore, rimasto sigillato tra le pieghe del tempo, testimonianza di tempi in cui non avevamo bisogno di telefoni intelligenti per comprendere quanto fossimo stupidi o di app per poterci divertire. Il POG è un gioco caratterizzato da alcuni gettoni di carta circolare collezionabili e decorati da disegni il cui scopo era quello di impilare tali gettoni in maniera uguale tra i giocatori per creare delle sorte di torri. Contro queste torri si lancia un gettone più spesso fatto di plastica chiamato Slammer, con il preciso scopo di abbattere la pila e collezionare il maggior numero di gettoni. Quelli capovolti diventano dell’avversario mentre quelli con il lato decorato dai disegni rimangono allo sfidante. Nel turno successivo toccherà all’altro giocatore lanciare lo slammer e a conquistare i gettoni di carta.

    Tutti i vari disegni presenti sui gettoni di carta dei POG con Pogman, la mascotte del gioco

    Questo gioco affonda le sue radici sull’isola di Maui, alle Hawaii, dove i bambini avevano l’abitudine di giocare con i tappi di bottiglia di un succo di frutta chiamato appunto POG (Passion Orange Guava, il cui logo è uguale identico a quello del gioco) per passare il tempo. Tale gioco divenne famoso in seguito all’interessamento dell’azienda Canda Games Company, la quale propose l’idea di commercializzazione del gioco in Nord America nei primi anni Novanta appunto. Il gioco attecchì rapidamente tra i bambini e gli adolescenti statunitensi a tal punto da diffondersi anche nel resto del mondo. La febbre del POG giunse anche in Italia, dove le edicole erano letteralmente prese d’assalto da bambini e ragazzini urlanti smaniosi di spendere i soldi dei genitori (tra i quali il povero bastardo che vi sta scrivendo) per accaparrarsi la bustina con i vari tappi di cartoni e slammers da collezionare.

    Era uno scambio continuo di questi gettoni con sopra uno strano tizio peloso antropomorfo chiamato Pogman, che la World Pog Federation (la federazione, vera o fittizia, preposta per la diffusione del gioco a livello mondiale) aveva utilizzato come mascotte del gioco. Oltre al raccoglitore, comparvero anche i porta POG, dei tubi di plastica dai diversi colori con i quali era possibile trasportare la propria collezione per nuove ed entusiasmanti partite. Sull’onda del successo del POG sono state numerose le imitazioni: vi era infatti una versione di questo gioco di ogni cosa, anche decorati con le frasi della Bibbia. Ovviamente non sono mancate anche le polemiche: alcune scuole in America e in Europa ne vietarono l’uso in quanto considerato come una forma di gioco d’azzardo, in quanto i bambini ottenevano i gettoni di carta dagli altri giocatori. Per questo e altri motivi ben presto il successo del POG tramonterà anche in Italia, relegando il gioco alla celebrazione dei ricordi di chi passava i pomeriggi a giocarci o al ludibrio di un nutrito gruppo di appassionati che ancora oggi li vendono su Ebay. Chiudo quel raccoglitore e torno nel mio caos, consapevole ora più che mai che i ricordi sono ciò che di più prezioso abbiamo per trovare forza nell’andare avanti nel futuro.

    Hank Cignatta

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    Sono la mente insana alla base di Bad Literature Inc. Giornalista pubblicista, Gonzo nell’animo, speaker radiofonico, peccatore professionista, casinista come pochi. Infesto il web con i miei articoli che sono dei punti di vista ( e in quanto tali condivisibili o meno) e ho una particolare predisposizione a dileggiare la normalità. Se volete saperne di più su di me e su Bad Literature Inc. leggete i miei articoli. Ma poi non dite che non siete stati avvertiti.

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