Vuoi sminuire qualcosa di bello? Dagli un’etichetta!

L’altro giorno stavo guardando un video di Mark The Hammer/ Marco Arata e dopo 7 minuti e mezzo di esilarante cazzeggio l’atmosfera è cambiata. Arata ha assunto improvvisamente un tono serio per rispondere alla domanda Vasco è o non è rock? E dopo aver lasciato tutti in sospeso per qualche secondo, ha sparato un “ma chi cazzo se ne frega?!?!”. Ed ha perfettamente ragione: da quando ascoltare musica è diventata una spasmodica ricerca atta ad etichettare il tutto?

Non tutto è bello

Il mondo dell’arte è, per sua stessa definizione, infinito. Basta muoversi nel tempo e/o nello spazio per scoprire quanta bellezza sia stata prodotta da artisti e movimenti. Ma allora a cosa servono le etichette? Solo a mettere in ordine: quando si cerca di spiegare qualcosa, bisogna prima di tutto avere le idee chiare. E avere delle categorie è in questo senso molto utile, sia per gli studiosi sia per il pubblico.
Ma dire che un’opera è bella solo perché fa parte di una categoria o un’altra non ha senso. Prendete il rock (qualunque cosa significhi): credete che non ci sia merda al suo interno? Ne potete trovare a palate. Magari tirata fuori da artisti che prima o dopo hanno scritto capolavori immortali. E lo stesso vale per la musica classica, il pop e qualsiasi altro genere. Fabrizio De André e Pupo, che ci crediate o no, sono entrambi cantautori: eppure non hanno raggiuto esattamente gli stessi livelli di scrittura.

Tutto può essere bello

I rockettari e metallari sono spesso convinti che la musica che loro ascoltano sia la più figa di tutte, e che il resto sia merda. Peccato che i loro idoli siano i primi ad ascoltare molte più cose e ad ispirarsi a queste: il progressive rock negli anni ’70 attingeva a piene mani dalla musica classica. Come il metal negli anni ’90 prendeva da folk (vedi per esempio i Blind Guardian e i Celtic Frost), pop (Bon Jovi è un super fan di Frank Sinatra, tanto per dire) e da compositori come Mozart, Beethoven e Wagner. Dietro ognuno di questi artisti c’è un mondo che nemmeno sogniamo, fatto a sua volta di influenze, richiami e personalità diversissime. Ma non esiste una parola unica che definisca in maniera esaustiva tutti questi universi. Ecco perché non ha senso appiccicare etichette: volete descrivere in maniera oggettiva e asettica? Vanno benissimo. Volete dire che una cosa è bella o fa schifo? Dite che è strafiga o che vi fa andare in bagno.

P.S: tutto questo, dato che vale per l’arte, vale anche per gli esseri umani.

Riccardo Ruzzafante

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