Bad Literature Inc.

E' Vero. E' giornalismo. E' Gonzo, bellezza.

Unconfortable respectability

Sorseggio la mia birra ghiacciata con una svogliata percezione della realtà del mondo che mi circonda. Mentre regno sul mio trono fatto di legno e acciaio osservo l’eco luminoso di un sole pronto ad andare a svegliare l’altra parte del mondo e liberarla così dal sacro torpore delle tenebre. Alzo gli occhi al cielo e guardo la vastità di quell’immenso lenzuolo azzurro che ci guarda e ride delle nostre stronzate. Dei nostri problemi. Delle nostre guerre. Penso all’inutilità dell’essere umano. A quanto nel corso dei secoli sia progredito a tal punto da creare delle invenzioni rivoluzionarie.

Ma rimanendo anche così grettamente ancorato alle sue più basse abitudini. Guardo su un balcone un bambino intento a giocare con delle bolle di sapone. E quella che, sfortunatamente per lui, credo essere la madre esce fuori per sgridarlo. Il sapone delle sue bolle gli sporcano il pavimento in vista della cena sul terrazzo con i signori X, i loro vicini. Il tutto spiattellato all’ultimo volume. Noi e la nostra dannata voglia di far sapere al mondo che esistiamo e che abbiamo una vita impegnata. Un’esistenza cadenzata da impegni, un lavoro che ci costringe seduti gobbi su una sedia a rovinarci le diottrie su un computer (touchè gente!) per cercare di guadagnare quella grana che verrà rapidamente bruciata per rimpinguare le tasche di chi alza giorno dopo giorno il valore medio della vita.

Persone dall’indignazione facile, pronta a tirarla fuori ad ogni occasione socialmente utile. Persone che escono dalla messa delle sei e che rompono i coglioni ai ciclisti che vagano tranquilli sui marciapiedi. Per scoprire poi essere le stesse persone che accendono con bramosia il desiderio adultero di cambiare donna per soldi, mentre le mogli li aspettano da brave nelle case che tengono pulite e in ordine come moderni templi pagani. Tutti con la parole giusta al momento giusto, nella situazione del momento. Mai nessuno che colga l’occasione per stare zitto e farsi i cazzi propri. Ed eccoli li, ammantati d’ipocrisia, intenti ad imprecare contro i migranti mentre al telegiornale scorrono le notizie edulcorate dei telegiornali per poi correre a cambiare l’immagine dei loro profili social con la tragedia del momento.

In attesa che la televisione dirotti la loro attenzione su altri fatti di cronaca. Il mondo cambia. E anche in fretta. E con la stessa velocità con la quale facciamo una ricerca su internet i nostri valori si disperdono nel vento come un grido disperato di una battaglia sbiadita che non ha più ragione d’essere. Ciò che prima era impensabile ora è ordinaria amministrazione. Oramai l’indignazione rimane solo una parola ridondante buona per politici dalle fallite promesse elettorali. Siamo stati disabituati a provare sdegno e schifo per le situazioni che, quotidianamente, diventano insostenibili. I media strillano, vomitando in prima pagina fatti di cronaca che spazzerebbero via un’intera classe dirigente incapace volutamente di intendere e di volere. Ma con abbastanza facoltà mentali per essere in grado di rubare e distruggere tutto quello che incontra sul suo cammino.

Dove c’è la politica non cresce più l’erba. La politica, novella Attila. La politica, flagello di dio. E di chi ne subisce gli effetti collaterali. Hey Uomo, comanda. Disbosca. Inquina. Uccidi. Gioca a fare dio. Tanto abbiamo monete sufficienti perché sullo schermo non compaia mai la scritta Game Over. Ma quando ci accorgeremo che il valore di quelle monete che finora abbiamo usato per corrompere e piegare i popoli al nostro volere sarà pressoché nullo, le nostre teste penzoleranno nuovamente su delle forche nelle piazze più prestigiose del mondo. E allora sarà troppo tardi per tornare indietro. Il cielo inizia a farsi di un blu più scuro e le nuvole color rosa sembrano delle immense palle di fuoco. Eccola li la nuvola che passa sopra la mia testa. Che sorvola libera le nostre esistenze. Come invidio la tua leggerezza su questa dimensione. Chiudo gli occhi e immagino di volare sopra di te. Accidenti. Quanto è bello essere piacevolmente insensibili ai problemi laggiù.


Hank Cignatta

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