Una piccola opinione sulla questione “commercianti e lockdown”

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E’ partita una quarantena più o meno totale per le zone rosse (Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria). Con le nuove disposizioni la maggior parte dei negozi resterà aperta, mentre la categoria principale che viene chiusa sono i ristoratori (bar, ristoranti, pub, tavole calde, etc.). Parlando fuori dai denti, io preferisco considerarla una maschera più o meno furba per far sì che i posti di assembramento principali vengano chiusi. Cosa che è stata tentata di fare qualche giorno fa ma abbiamo visto che ha scatenato un discreto casino un po’ in tutta Italia. E allora ecco la furbata. Mettiamo la quarantena a tutti, salvo però un buon 60% di attività commerciali. Alla fine, gira e rigira, il senso stretto è quello.

la mappa delle zone rosse e i rispettivi divieti (ph. fonte cdt.ch)

E’ difficile dire se sia giusto o sbagliato optare per questa soluzione. La situazione è complessa e prevede troppi punti di vista che non possono essere accontentati tutti, c’è poco da fare. E il problema è che questo “non accontentare” risulta così semplice nella parola scritta di un articolo come questo. Ma tradotto nella realtà dei ristoratori equivale a dire “smettiamo di guadagnare”. E smettere di guadagnare può significare una tragedia, se non hai soldi da parte. Sì, la situazione è complessa. E anche brutta.

I ristoratori sono una delle categorie più colpite dalla crisi della pandaemia

La mia stima e rispetto va a tutte quelle persone che – magari in maniera differente – faticano a tirare avanti da un punto di vista economico. Va, in poche parole, a chi non ha un lavoro o se ne ritrova privo. Non riuscire a provare empatia per una condizione del genere equivale a essere delle bestie, per come la vedo io.

6 maggio 2020. Milano. Protesta dei ristoratori che chiedono regole più chiare sulla gestione dei locali

Ma una precisazione la devo fare. Perché oltre ai ristoratori c’è un’altra categoria che DA ANNI non riceve l’assistenza dello Stato, e questo lo vorrei incidere nella pietra piuttosto che metterlo in grassetto. Una categoria ignorata e abbandonata nell’indifferenza totale di tutti: governo (di qualsiasi bandiera), commercianti, popolo. Senza lavoro, senza garanzie, senza soldi e senza assistenza. Una categoria messa molto peggio dei ristoratori di oggi – non me ne vogliano per il paragone – perché la situazione che stanno vivendo adesso, loro la vivono da anni. Questa categoria sono i laureati non utili. Quelli che molto educatamente nella stampa vengono chiamati “cervelli in fuga”. Ma che in realtà sono tutti quei laureati in un settore che viene più o meno ignorato.

vignetta de “il signor M” dal sito deviantart.com

Voi spesso leggete – e leggerete – del giovane matematico, del ricercatore, dello sviluppatore italiano che ha un posto di rilievo all’estero. E magari qualcuno si emoziona, perché per lui è una notizia che tiene orgogliosamente alta quella cazzo di bandiera italiana. No, mi spiace. Non è così. Non c’è orgoglio in questo. C’è solo vergogna. Perché quel matematico, ricercatore e sviluppatore è un tizio che ha avvertito il bisogno di andare via per trovare opportunità adeguate ai suoi studi. All’impegno che ha messo nel farli. Ai soldi che ci ha investito. Tutta una serie di giovani che brancolano nel nulla attorno a loro (se ne parlava in questo articolo).

(ph. fonte gelestatic.it)

Ma oltre a questa serie di profeti espatriati ci sono anche tutti quelli che la possibilità di andare via la prendono per trovare un semplice impiego da manovale. Solo perché qui in Italia la maggior parte delle aziende non ti danno un contratto serio, né contributi. Niente. E poi ancora nel girone infernale ci sono quelli che non riescono ad avere neanche un posto da addetto per le pulizie. Perché nonostante siano riusciti a ottenere una laurea, c’è bisogno di “esperienza pregressa” anche per fare le pulizie, o la reception, o il commesso. Come se un lavoro non si potesse imparare, ma debba essere innato come una fottuta idea platonica.

Beh, che si sappia. Queste persone esistono da tanto. Da prima del lockdown e prima ancora dei ristoratori. Anche loro faticano ad arrivare a fine mese, e la maggior parte di loro ci arriva perché ha ancora un posto letto nella casa dei genitori. Anche loro si buttano sconsolati su una sedia, esattamente come ha fatto il ristoratore nella foto virale di qualche giorno fa, e abbassano la testa sotto il peso di un futuro che non esiste. Queste persone sono esattamente come i baristi, i cuochi, i camerieri. Sono uguali. E soffrono – sì, perché é una sofferenza – da più tempo. E non li caga nessuno.

(ph. fonte sky.it)

Beh, in questi giorni di casino, ansia e scontri, la mia solidarietà va a tutti coloro che si trovano in difficoltà. E siccome sono una persona che ama il concetto di precedenza, innanzitutto va ai primi della fila che in questi mesi mangeranno pane e niente. Senza spaccare vetrine, perché lo mangiano da sempre, e ci sono abituati.

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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