The Boys are back!

0

“The boys are back” ritornellavano in coro i Dropkick Murphys nella canzone omonima. “And they’re looking for troubles!” specificavano. Bene, è quello che è successo qualche tempo fa, quando Amazon Prime ha fatto uscire la seconda stagione della serie tv “The Boys”.

Il cast della serie tv “The Boys” (ph. fonte zerkalospettacolo.com)

“The Boys”: buona serie tratta da un fumetto grandioso, opera di mr. Garth “warranty seal” Ennis (cliccare qui per leggere immediatamente l’articolo se non l’avete già fatto. E se pure l’avete già fatto, rifatelo). La storia è semplice: in un mondo in cui esistono i supereroi e la loro piena libertà di fare tutto quello che gli passa per la testa senza risponderne a nessuno, un gruppo di cazzuti bastardi decide di mettere dei limiti a questo strapotere pestandoli per bene ogni volta che se ne presenta l’occasione.

Il fumetto da cui è tratta la serie (ph. fonte .justnerd.it)

Questa è la base. Dopodiché le sottotrame ci svelano che dietro al gruppone di supereroi (che idealmente si presentano come un incrocio tra la Justice League della DC più un pizzico degli Avengers della Marvel) c’è una macchina occulta che li manovra. Ma in effetti anche dietro al gruppo di “punitori di supereroi” (detti appunto “the boys”) c’è qualcosa che non va.

Una vignetta del fumetto (ph. fonte mashable.com)

Come se non bastasse, a complicare il tutto – e a rendere la struttura narrativa più completa sotto tutti gli aspetti – c’è la magagna delle magagne: uno dei “boys” si innamora (corrisposto) di una supereroina, senza che l’uno sappia chi sia veramente l’altro. Signore e signori, il casino è servito.

Starlight e Hughie, tipo Giulietta e Romeo (ph. fonte dynamite.com)

Ovviamente da queste premesse la storia si evolve e riempie di personaggi come solo le buone & gustose narrazioni sanno fare, ma per vostra fortuna non sono un sadico bastardo e non dico altro. E’ una trama articolata anche se non dispersiva, ricca di idee e una discreta quantità di colpi di scena.

Homelander (Patriota in italiano), capo dei supereroi a quanto pare non tanto buono (ph. fonte srcdn.com)

La serie tv sembra seguire in maniera abbastanza fedele tutto ciò (o almeno, finora sembra di sì). Chiaramente non è tutto fedelissimo, ma siamo nel 2020 e dovremmo averlo capito: un fumetto non lo vedremo mai ricreato uguale e identico su grande o piccolo per due ottime ragioni. La prima è che il linguaggio dei comics non è quello dello schermo, la seconda è che i due media sono sottoposti a due tipi di censura diversi. Stacce.

I 7, la squadra di supereroi in “The Boys” (ph. fonte comingsoon.it)

A ben pensarci c’è anche una terza ragione. Perché cavolo se ne dovrebbe fare una copia uguale? Perché dovrei rivedere scena per scena quello che ho già visto sulla casta stampata? Che senso avrebbe? A mio avviso sarebbe abbastanza noioso e sicuramente sputtanato. Quindi direi che va bene così. Basta non stravolgere completamente il senso dell’originale (e porcate del genere se ne sono viste abbondantemente in passato) e direi che stiamo a posto.

Il trailer della prima stagione della serie

Finora la differenza principale tra fumetto e serie tv sembra essere la caratterizzazione dei personaggi. In senso somatico e talvolta caratteriale. Sono più educati e meno volgari (prevedibilmente). E c’è una discreta quantità di sessismo in meno (ma guarda un po’ che strano, non me lo sarei mai aspettato). E lo splatter goliardico tipico di Ennis appare alquanto edulcorato (ma non patetico). Insomma, dai, una dignitosa prova ben riuscita.

Un’intervista a Garth Ennis su cosa ne pensa dello show televisivo

Nota di colore: nel fumetto, il protagonista (Little Hughie) è graficamente realizzando seguendo i tratti somatici dell’attore Simon Pegg, attore e comico inglese. In televisione il suo volto invece è quello di Jack Quaid, totalmente differente dal fumetto. Ma per gli appassionati c’è una strizzatina d’occhio: il padre di quest’ultimo, in un ruolo secondario, è proprio il buon Pegg.

Confronto tra l’attore Simon Pegg e Hughie, il protagonista del fumetto (ph. fonte redd.it)

Tanto il fumetto quanto la serie rispettano il paradigma principale. Rappresentare un mondo in cui il concetto di supereroe viene svestito dalla sua patina di moralità e finzione. Si va ad approfondire un tema che a onor del vero la Marvel sfiora delicatamente (una lontana eco è nella saga “Civil war”): quanta libertà potrebbe avere una persona dotata di poteri superumani?

“The Boys”, serie tv e fumetto a confronto (ph. fonte projectnerd.it)

Il punto è che mentre nell’universo Marvel o Dc questa domanda ruoterebbe attorno a una visione che comunque giustifica la presenza dei supereroi, stavolta il gioco sposta il punto di vista consegnandolo all’uomo della strada, quello che vede sfrecciare giustizia nel cielo ma evidentemente non nelle sue tasche né tantomeno nell’affitto al padrone di casa ogni primo del mese.

(ph. fonte screenweek.it)

E’ questa una tematica metafumettistica abbastanza interessante e porta la lettura dei comics a un nuovo livello. Diventa in qualche modo critica e attiva, piuttosto che fanatica e passiva. Non solo. E’ anche una timida critica al pacchetto di buoni sentimenti preconfezionato e arrogante che piano piano sta diventando il mercato delle storie. Penso per esempio alla Disney, che si è accaparrata la Pixar, la Marvel, la LucasFilm e l’intera Fox, e oggi tutto ciò che viene sfornato da queste produzione ha gli occhioni grandi, tanto buonismo e tanto piattume all’interno. Ecco, per me Amazon che prova a dare battaglia a quest’impero del buono & bello è un po’ come i Boys che prendono a cazzotti i supereroi. E mi piace. Va bene così.  

Danilo D’Acunto

 ® Riproduzione riservata

Liked it? Take a second to support Bad Literature Inc. on Patreon!
Share.

About Author

Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

Leave A Reply

Shares