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The boys are back in town: storia dei Thin Lizzy e del loro devastante hard rock immortale

Resto sdraiato sul pavimento del balcone di casa mia a fissare quelle candide nuvole che se ne stanno comode sul quel divano azzurro chiamato cielo. Stanno li, placide e spumose, a dileggiare con sommo gusto le nostre vite incasinate non riuscendo a capacitarsi della naturale propensione dell’essere umano di essere un immenso U.C.C.S., Ufficio Complicazioni Cose Semplici. Il sole spara ad intermittenza sul mio viso i suoi raggi che sono un serio monito dall’uscire dal mio completo stato di catalessi di metà giornata. Nelle orecchie le cuffie sparano le note di Wild One dei Thin Lizzy, accompagnata dall’inconfondibile voce di Phil Lynott. Cazzo, che gruppo i Thin Lizzy. La prima volta che li ho ascoltati avevo tredici anni e stavo vivendo quella fase in cui si è alla perenne ricerca di qualcosa in grado di regalare continui stimoli per la propria crescita personale e musicale.

I Thin Lizzy in una particolare foto d’annata. Da sinistra in senso orario: Brian Robertson, Scott Gorham, Phil Lynott e Brian Downey

Me lo ricordo come se fossi ieri. Ero a casa di mio zio Louis, grande appassionato di musica rock ed esperto delle imprevedibili dinamiche della vita. Come da tradizione, ogni volta che passavo a salutarlo metteva sul giradischi uno dei vinili della sua immensa collezione che ho avuto la fortuna di ereditare in seguito alla sua scomparsa. Estraeva il vinile dalla sua custodia, lo riponeva sul giradischi e con cura chirurgica posizionava la puntina che dava il via a quella magia sonora che ha sempre avuto il potere di incantarmi. Quel giorno stava girando Rosalie, brano contenuto nell’album Fighting dei Thin Lizzy del 1975. “E’ un gruppo irlandese, fa tremare chiunque e qualsiasi cosa sia appoggiata su una superficie piana!”. E aveva ragione da vendere. Fu amore al primo ascolto.

Phil Lynott, fondatore, bassista, cantante e frontman dei Thin Lizzy. Senza la sua influenza musicale band del calibro di Iron Maiden e Metallica non sarebbero mai esistite

I Thin Lizzy sono piombati nella storia della musica con il loro hard rock granitico e compatto, in grado di essere declinato al meglio in brani ormai storici quali The Boys Are Back In Town, Jailbreak, Don’t Believe A Word, Chinatown , The Rocker, Bad Reputation e Cold Sweat solo per citare i più famosi ed influenti. Come influente è stato il loro apporto al rock, in grado di ispirare generazioni di musicisti affermatisi negli anni a venire che hanno fatto dell’hard rock dei Thin Lizzy una fondamentale fonte di ispirazione. Sono stato il migliore esempio di sperimentazione metal della storia. E meno male che il talento compositivo del fondatore, frontman, cantante e bassista Phil Lynott ha avuto modo di benedire questa strana dimensione. Un talento che, in breve tempo, è riuscito ad incidere quella famosa tacca permanente nei cuori di generazioni di rockers che negli anni hanno imparato ad amare le sue canzoni e i suoi testi ispirati dalla variegata letteratura irlandese. Un talento scomparso troppo presto, a trentasei anni per essere precisi, in seguito ad un overdose di eroina. Il mestiere della rockstar è uno “sporco” lavoro, ma qualcuno deve pur farlo, no?

C’è il rammarico che in tempi come questi, dove ogni cosa è disagiata, non abbiano il giusto riconoscimento che un gruppo della loro caratura meriterebbe. Sono la perfetta colonna sonora per ogni sfumatura di emozioni che la vita è in grado di regalare: posso farti scatenare come un ossesso fino a farti fare stage diving sul divano di casa o spaccarti il cuore in due grazie alle note delle loro ballad alle quali sono saldamente ancorate le profonde radici di momenti piacevoli che, purtroppo, non torneranno più e che rimarranno per sempre custoditi nella parte più preziosa del cuore. Lasciate perdere i discorsi affrontati mille volte, lasciate stare discussioni che vanno in una sola e stancate direzione. Regalate un bel vaffanculo a chi oggi vi ha fatto incazzare, a chi non è più in linea con le vostre emozioni o che, forse, non lo è mai stato. Staccate per dieci minuti la spina dai problemi di questa esperta figlia di puttana comunemente detta vita e regalatevi un momento, qualora non lo abbiate già fatto, per scoprire questa straordinaria band. Dopo avrete un fottuto bisogno di una maledettissima macchina del tempo.

Hank Cignatta

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