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The Boondocks, ovvero come ridere (di gusto) dei difetti della vita moderna

“Gesù era nero, Reagan era il diavolo e il governo vi ha mentito sull’undici settembre”. Questa frase che potrebbe lasciare basiti ma al contempo esaltare per la genialità della sua struttura apre il primo episodio della prima stagione della versione animata dei The Boondocks, uno dei cartoni animati più sagaci e geniali che si sia preso la briga di prendere bellamente per il culo i rigidi schemi della società moderna. Nata ufficialmente nel 1996 come striscia animata, è realizzata dal fumettista afro- americano Aaron McGruder, il quale non risparmia preziose e spassosissime frecciatine al vetriolo alla società americana e non solo. Nel 2005 nasce una serie animata della striscia a fumetti, che porta maggiore visibilità e successo ai contenuti della storia e ai suoi personaggi. Pubblicata inizialmente sul giornale dell’Università del Maryland e successivamente sulla rivista hip hop The Source, si fa conoscere al grande pubblico nel 1999 sulle pagine del Los Angeles Times. Il titolo fa riferimento al titolo inglese Boondocks, che significa letteralmente sobborgo o luogo abbandonato.

Il fumettista americano Aaron McGruder, autore dei The Boondocks

Protagonisti della storia sono Huey, ragazzino di dieci anni molto maturo per la sua età, completamente votato al radicalismo per la battaglia dei diritti delle persone afroamericane, si lancia in commenti criptici assai veritieri nei confronti di personaggi pubblici e sulla vita in generale. Fonda anche un giornale indipendente, il Free Huey World Report; suo fratello minore Riley sogna invece di diventare un criminale ed è affascinato dal mondo delle gang criminali. Il compito di tenere le redini dell’ordine e della disciplina (con somma fatica) spetta a Robert Jebediah detto “nonno”: persona che ama la disciplina e la tranquillità, non lesina metodi educativi coercitivi per far tornare la normalità in casa cercando di contrastare l’esuberanza dei suoi due nipoti. Altri personaggi importanti sono i vicini dei Freeman, Thomas e Sara Dubois, coppia multietnica entrambi avvocati. Thomas è una persona assai posata, che segue fedelmente le regole e la legge e spesse volte si lancia in disquisizioni sulla politica americana con Huey il quale lo considera uno yuppie che si è dimenticato delle sue vere radici. Zio Ruckus è un vicino dei Freeman, visibilmente disturbato dal punto di vista mentale, che disprezza la sua stessa razza. La sua frase tipica è “sono zio Ruckus, ma non siamo parenti”. Per non parlare di Un pappa di nome batticulo (rigorosamente detto per intero), personaggio che incarna lo stereotipo del magnaccia afroamericano, avvinghiato in vestiti pacchiani dai colori sgargianti e dalla battuta tagliente sempre pronta.

Sigla della prima stagione della serie animata dei The Boondocks

I Freeman giungono nell’elegante quartiere “bianco” di Woodcrest, che fa da contrasto alle avventure nelle quali si lanciano Huey e Riley. Particolarmente sagace è la critica che l’autore fa alla comunità afroamericana, accentuandone pregi e difetti. La serie animata è del 2005 e prende in considerazione fatti risalenti a quel periodo quali la devastazione e la macchina della ricostruzione post uragano Katrina, l’impegno militare statunitense in Iraq ( in quel periodo nel suo secondo anno) e altri episodi legati alla politica americana legati ai primi anni del Duemila. Traslato in un contesto più recente, la tagliente ironia dei The Boondocks risulta sempre dannatamente attuale: cambiando l’ordine degli eventi, il risultato comico dissacrante non cambia. In Italia la striscia a fumetti è stata pubblicata sullo storico periodico Linus mentre la serie animata è stata proposta dapprima su Mtv e poi sul canale satellitare Comedy Central. Come spesso avviene per serie particolarmente geniali o pregne di un senso dell’umorismo unico che non viene compreso dai più la serie è passata come una meteora all’interno della programmazione animata di Mtv. Ma d’altronde si sa: quando il mare è in tempesta ogni stronzo è marinaio.

Hank Cignatta

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