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Bad Literature Inc.

E' vero. E' giornalismo. E' Gonzo, bellezza.

Sweet Dreams

Occhi sbarrati che fissano il soffitto immerso nel buio. La finestra spalancata in cerca di quell’unico alito di vento che possa cullare la mia mente verso più tranquilli lidi fatti di sonno e ristoro. Incastrato nelle sinapsi lo strepitoso ritornello funky di The Gateway dei Red Hot Chili Peppers. Le immagini e i suoni del giorno che tentano di scorrere via dalla mente per scendere giù lungo le gambe, pronte per essere calciati via nei bui cassetti della memoria.

Il fisico non risponde più. Lentamente raggiungo quello che mi piace definire lo stadio della muffa, ovvero quel momento in cui ci si fionda con violenta prepotenza da uno stato di apparente coscienza a uno di completo sogno. Voglio per sfizio cercare di muovere la mano destra. Niente. Il sonno ha il sopravvento sul mio fisico e non risponde ai richiami. In un lampo imbocco quasi senza che me ne possa rendere conto l’autostrada dell’effimero, del sogno, dell’onirico. Attraverso il tutto alla velocità della luce. Ogni cosa sembra tranquilla. Non rispondo di me stesso. Non ci sono sogni in programmazione ne tanto meno incubi. Tutto parrebbe tranquillo. Fino a quando non schizzo fuori dal letto come se fossi stato appena raggiunto da una siringa di adrenalina iniettata direttamente nel cuore.

La mia fase R.E.M. è ormai compromessa. Completamente fottuta. La tranquillità nella quale ero piombato fino a poco fa (che poi mi renderò conto essere state tre ore abbondanti) cede il posto all’incertezza, allo spavento di una situazione che non si capisce cosa sia finchè non riesco a focalizzare che cosa mi ha portato a svegliarmi come un presunto cadavere in un anonimo obitorio di una sperduta provincia americana. Riprendo fiato. Cerco di capire se qualcuno sia venuto con il preciso intento di uccidermi. La stanza è vuota. Siamo solo io, la solitudine e l’oscurità. Bevo un sorso d’acqua per domare l’arsura che si è impadronita della mia gola secca come il deserto del Gobi.

Mi rimetto a letto. Salgo su una Cadillac Eldorado decappottabile rossa fiammante che sfreccia idealmente sull’autostrada libera del mio subconscio. Giungo al parcheggio di un hotel di lusso dal quale lampeggia una grossa insegna con su scritto “Sogni di lusso”. Un ragazzo vestito con una divisa elegante marrone mi porge un biglietto, mio biglietto d’ingresso verso quel mondo fatto di riposo, morbidezza e apparente serenità. Lo guardo, glielo strappo di mano e gli lascio le chiavi della Cadillac Eldorado rosso fiammante. Corro come un pazzo in direzione di quel lussuoso hotel, richiamato dalla luminosità dell’insegna “Sogni di lusso”. E’ proprio quello di cui ho bisogno. Forse adesso è la volta buona. Staremo a vedere. Intanto, buonanotte.

Hank Cignatta

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