Bad Literature Inc.

E' vero. E' giornalismo. E' Gonzo, bellezza.

Sugar Pie DeSanto, l’indomabile signora dell’R’n’B

In un distratto pomeriggio di metà settembre tutto scorre come sempre: il traffico è tornato ad intasare le arterie urbane di Nevrotic Town, la gente è tornata a fucilarsi per poter trovare parcheggio sotto casa: storie di ordinaria vita urbana che torna lentamente alla sua dimensione umana. La giornata sembra volgersi come da copione per poi aspettare che il giorno si lanci in un appassionato e sensuale ballo con le tenebre, venendo definitivamente conquistato. Almeno fino al giorno dopo. Nelle mie già provate sinapsi continua a girare senza sosta una canzone che mi si è appiccicata addosso in seguito alla visione della serie tv Mayans MC. Una canzone che fa da perfetta colonna sonora ad una scena di azione che non avrebbe potuto avere migliore accompagnamento musicale. Pochi istanti che bastano per attecchire in quell’incasinato precipizio quale è la mia mente. Improvvisamente mi ricordo di avere a disposizione della tecnologia che, se opportunamente impiegata, può dare diverse risposte ad alcuni dubbi. Rimetto la scena, parte la canzone e il brano viene scansionato: Soulful Dress di Sugar Pie DeSanto. Ed è in quel preciso istante che faccio la conoscenza di una grande artista, tutta da ascoltare.

Sugar Pie DeSanto in una delle sue tipiche e movimentate esibizioni

Sugar Pie DeSanto, al secolo Umpeylia Marsema Balinton, è una vera e propria leggenda dell’R’n’B: nata da padre filippino e da madre afroamericana, ha la musica nel sangue. Sua madre era una pianista concertista e la piccola Umpeylia si diverte ad accompagnarla cantando e dimostrando di avere un notevole talento vocale. Venne scoperta nel 1955 dall’eclettico artista e talent scout Johnny Otis, il quale la volle in tour con la sua band. Durante questo periodo Otis le diede il soprannome di Sugar Pie. Grande amica di infanzia dell’immensa Etta James (anch’ella scoperta da Otis) con la quale duettò nel brano Do I Make Myself Clear, ebbe una fiorente carriera musicale tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In quel periodo andò in tour anche con James Brown e la sua band, venendo a contatto con l’anima più pura di quel sound del quale il Padrino del Soul è uno degli artisti più rappresentativi. La figura minuta di Sugar Pie DeSanto (alta 1,50 m) è un concentrato di pura potenza vocale mista ad una magnetica presenza scenica che hanno caratterizzato ( e continuano a caratterizzare) le sue esibizioni dal vivo.

Un concentrato di potenza, ritmo e puro talento misto ad una grande capacità di intrattenimento con la quale ha anche sfidato l’urticante perbenismo unilaterale dell’America degli anni Cinquanta e Sessanta. Durante le sue esibizioni si assisteva infatti ai suoi balli sensuali, a vere e proprie possessioni musicali con quel ritmo contagioso che fa di lei il migliore strumento di diffusione di quella meravigliosa invenzione dell’umano ingegno chiamata musica. Anche alla veneranda età di ottantatré anni non smette di esibirsi, ballare ed emozionare il pubblico, tramandando alle nuove generazioni la leggenda della sua musica. Molti nuovi artisti si sono ispirati alla sua musica e alla sua figura, come Amy Winehouse che, sia nel bene che nel male, ha avuto il merito di far tornare l’interesse della scena mainstream su un particolare genere musicale che pareva ormai solo materiale buono per audiofili e gelosi collezionisti di dischi in vinile. In tempi in cui il vero talento musicale lascia spazio ad altre trovate commerciali che, a conti fatti, faticano nel far riuscire a trovare quel talento in grado di incidere una tacca permanente all’interno dell’universo musicale, la musica e la figura di Sugar Pie DeSanto rappresenta una piacevole scoperta verso sonorità che sono ancora in grado di essere attuali.

Hank Cignatta

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: