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Ramon “The Diamond” Dekkers, la turbina dell’inferno della Muay Thai

Pare impossibile ma nel mio remoto passato sono stato (o per lo meno ho tentato di essere) un atleta: pugni (dati e presi), occhi tumefatti, contratture, contusioni, ossa bollate e setti nasali deviati mi hanno accompagnato per tutta la durata della mia adolescenza. Salvo poi essere totalmente folgorato dal giornalismo e dominato dal desiderio di intraprendere questo pazzo cammino all’interno di un mondo che, almeno in Italia, ha la stessa valenza della precedenza ad una rotonda. Tutti sanno che c’è, non hanno il tempo di rispettarla ma la pretendono. Prima di gettare alle ortiche ogni velleità agonistica ho avuto modo di allenarmi, nel mio piccolo, con grandi maestri di arti marziali e grandi atleti. Per tutto il resto c’era Youtube agli esordi della sua egemonia all’interno della Rete, dove venivano postati i primi video dei grandi campioni dei vari sport da contatto. Tra questi quello che da sempre ha suscitato la mia curiosità nonché il mio interesse più totale è Ramon Dekkers, artista marziale olandese laureatosi campione del mondo di Muay Thai per ben otto volte.

Ramon Dekkers (pantaloncini viola) durante un tip (calcio frontale) portato con estrema facilità al volto del suo avversario

Dekkers è stato uno tra i primi combattenti stranieri ad andare in Thailandia per combattere contro i campioni locali secondo le loro regole e battendoli tutti. Il suo stile, caratterizzato da un mix letale di accuratezza tecnica ed efferata cattiveria nell’esecuzione dei colpi gli ha permesso ben presto di diventare un avversario temibile per chiunque incrociasse i guantoni con lui. I thailandesi lo chiamarono The Turbine From Hell, la turbina dell’inferno, per via dell’instancabile ritmo e potenza con i quali era solito portare colpi che demolivano letteralmente gli avversari; gli olandesi lo ribattezzarono The Diamond per la cristallina perfezione tecnica e bellezza dei suoi colpi.

Si aggiudicò per otto volte il titolo mondiale spazzando letteralmente via i migliori campioni che la Thailandia aveva da offrire. Non si tirò mai indietro da nessuna sfida, accettandole anche quando era infortunato, dando sfoggio del suo grande spirito guerriero che gli valse profonda fama e rispetto in Thailandia. In occasione dell’ottantacinquesimo compleanno dell’allora sovrano thailandese Re Bhumibol Adulyadej ricevette un riconoscimento dalla famiglia reale per i suo ruolo nel far conoscere la Muay Thai al di fuori del suo Paese di origine.

Ramon Dekkers (a sinistra) immortalato in compagnia di Mike Tyson

Ciò gli permise altresì di diventare ambasciatore di tutti i lottatori stranieri in Thailandia, diventando ufficialmente una leggenda mondiale della boxe thailandese. Dopo una vita dedicata allo sport e agli allenamenti il suo cuore smette di battere il 23 febbraio 2013 in seguito ad un malore accusato durante un allenamento in bicicletta che gli è stato fatale. L’impatto sportivo e culturale che Ramon Dekker ha avuto sulla Muay Thai è pari a quello che ha avuto Mike Tyson sul pugilato degli anni Ottanta e Novanta. Un indiscusso campione dall’indomabile spirito guerriero capace di dimostrare che la tenacia, il sacrificio e la forza di volontà sono gli ingredienti fondamentali per perseguire i propri sogni. Sempre e comunque,

Hank Cignatta

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