Ralph Steadman: schizzi, gonzitudine e arte

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Se voi siete sul nostro giornale online, oltre a essere persone in gamba, avrete probabilmente letto “Paura e delirio a Las Vegas” o conoscete Hunter Thompson. In ogni caso, vi sarà capitato di imbattervi in quel libro e avrete notato che nel testo ci sono delle illustrazioni. Una roba strana, con personaggi che sembrano un po’ delle caricature e un po’ delle versioni deformate e imbruttite. Bene, sappiate che quelle illustrazioni sono di Ralph Steadman, il disegnatore ufficiale del “gonzo” e questa che state per leggere è una manciata di cose su di lui.

Uno dei disegni di Ralph Steadman tratto dal libro “Paura e delirio a Las Vegas”

Steadman lega quasi sin da subito il suo nome a quello di Thompson, realizzando per lui le vignette degli articoli che il giornalista scrisse per la rivista Scanian’s e Running ma il momento in cui si è affacciato al grande pubblico è stato con la pubblicazione di Fear and loathing in Las Vegas. Con il successo di quel libro, il suo stile inizia a diventare un marchio di fabbrica.

Autoritratto di Ralph Steadman secondo il suo stile

Dopodiché è tutto un capitombolare nello stile gonzo. Il marchio se lo ritrova cucito sulla pelle e non se lo toglierà mai più, al punto tale che una sua intervista verrà inclusa nei contenuti speciali dell’edizione DVD americana del film. E nel 2012 gli verrà dedicato un documentario dal titolo “For no good reason”. Come a dire che dopo Thompson – e quasi prima di Depp – c’è lui a tenere alta la bandiera.

Il trailer di “For no good reason”, il documentario su Ralph Steadman
“For no good reason”. Per tutti gli anglofoni che vogliono vedere il documentario vero e proprio

Il perché di questo sodalizio culturale tra parole e immagini in ambito gonzo? Beh, è presto detto. Provate a buttare un occhio ai suoi disegni. Ci siete? No? Ok, allora provate a leggere qualche passo del libro. Ora ci siete arrivati? Niente ancora?

Macchie, linee deformate, realtà distorta. Ecco l’arte di Ralph Steadman

Beh, ma santiddionnipotente, è palese. Come fate a non vedere che le parole di Thompson si spiattellano sulle cornee a chiazze vivaci e poi si squagliano come charas grondando acidità varia direttamente sulle pupille?

Bene, il lavoro di Steadman non fa altro che rendere visiva questa corrosività melmosa, come se tutto il mondo percepito non fosse altro che un grandioso trip allucinogeno all’interno del quale le deformità fisiche denunciano l’abbrutimento morale.

Ralp Steadman all’opera

Lo stesso principio per cui agli inizi dell’800 Daumier praticamente inventò il concetto di caricatura, quando per dare l’idea di un aristocratico disegnava panzoni osceni a forma di pera. Al punto tale che nel 1832 fu preso e sbattuto in prigione per volontà monarchica e poco mancò che non buttarono via la chiave.

Una caricatura di Honoré Daumier (1808-1879)

I ritratti di Steadman nascono già come caricature. Per lui quasi non esiste il concetto di mimesi o verosimiglianza. La nostra realtà è già distorta, già brutta, già comica, già deforme di per sé. Al pennello non resta che rivelarla, come se si sollevasse il velo di decenza formale che la ricopre e se ne potesse finalmente il blob inconsistente che la sorregge.

Ralph Steadman, ritratto di Walter White di “Breaking bad”

Linee brutte, storte, feroci, taglienti, imprecise, sporche. Allucinate. Questo è il tratto di Steadman, questa la realtà raccontata da Thompson. Un sodalizio perfetto che ha trovato la sua realizzazione cinetica nel film di Gilliam. E un’eco lontana nella realtà angosciosa e angosciante del video di “Black hole sun” dei Soundgarden (al quale sicuramente il film si sarà ispirato), in cui sembra di vedere una quotidianità tanto perfetta quanto finta. Pettinata quanto grottesca. Che si sfalda come palta all’apparire di una catastrofe. Un catastrofe che prende il nome di verità.

“Black hole sun” dei Soundgarden

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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