Quinto Potere, storia di un film dal piglio profetico

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Nel corso degli anni il ruolo della televisione è profondamente cambiato: da mezzo di intrattenimento principale si è ritrovata a rincorrere Internet e il suo grande potenziale, che con il passare del tempo è aumentato a dismisura fino ad entrare prepotentemente nel nostro quotidiano. E proprio perché la televisione generalmente ci accompagna nei nostri momenti di svago ad un tratto si è accorta di non saper più comunicare: quello schermo scintillante sul quale passano milioni di immagini al secondo ad ogni ora del giorno e della notte non bastavano più per lobotomizzare lo spettatore. Qualcosa doveva cambiare: ecco quindi che la morbosità, affezione tipica ed atavica dell’essere umano, ha creato situazioni televisive paradossali come i reality show. In questo senso Quinto Potere ha avuto il grandissimo pregio di predire, con quarantatré anni di anticipo, i tempi incerti che stiamo vivendo.

L’anchorman Howard Beale (interpretato da Peter Finch) in un momento di un suo monologo

Il regista Sidney Lumet mette in scena la sceneggiatura dello scrittore e drammaturgo statunitense Paddy Chayefsky dando vita ad una storia tanto apparentemente semplice quanto complessa: Howard Beale è un anchorman dell’emittente televisiva UBS, da anni volto dell’emittente. Negli ultimi tempi, complice la morte della moglie, entra in un vortice depressivo che si riflette sul suo lavoro che porta ad un brusco calo di ascolti del contenitore da lui condotto. Il suo amico nonché presidente della divisione notizie Max Schumacher gli comunica l’intenzione della rete di sostituirlo per tale motivo. Beale il giorno seguente va in onda come di prammatica, salvo poi annunciare il suo suicidio la settimana successiva nel corso del notiziario della sera. Viene licenziato all’istante ma ottiene la possibilità di congedarsi dal suo pubblico in modo dignitoso smentendo quanto affermato. Anziché fare quanto gli è stato detto, Beale si lancia in un monologo che buca letteralmente il video: la dirigenza decide di sfruttare la situazione e gli affida la conduzione di un giornale- spettacolo che ben presto gli da la fama di pazzo profeta dell’etere. Gli interventi di Beale, per quanto sanguigni e dettati dalla foga, si rivelano delle precise accuse nei confronti delle responsabilità della televisione e anche dell’informazione stessa.

Il monologo sopra riportato è solo uno dei tanti preziosi momenti regalati da questa pellicola, in grado di spiegare meglio di qualsiasi elaborato testo economico o figuro in doppio petto la realtà che ha sempre regolato e sempre regolerà questo mondo: gli affari e i soldi. Questo non è un semplice film ma una vera e propria profezia di quanto, quarantatré anni dopo, si è consolidato in maniera più pericolosa e triste. Immaginate se oggi, nell’anno del Signore 2019, uno dei tanti famosi e rinomati mezzibusti dei telegiornali nazionali si lanciasse in una pesante critica nei confronti dei poteri forti annunciando anche il suo imminente suicidio in diretta. Molto probabilmente l’interruttore dell’indignazione a comando si accenderebbe per poter dare a molte persone la possibilità di picchiare sui tasti della propria tastiera, sia essa fisica o virtuale, un qualcosa di cui parlare per poter affermare di aver dato un senso alla propria giornata.

Howard Beale si rivolge agli americani, facendo detonare la quarta parete

Ormai abituati come siamo oggi ad un tipo di intrattenimento televisivo che fa del cattivo gusto e della totale mancanza di contenuti la sua bandiera sarebbe una storia che non fa notizia. I media tradizionali e non avrebbero di che parlare per alcuni giorni, divagando da argomenti che oramai stufano la gente che non ha più la voglia e neanche più la cultura di informarsi sul mondo che li circonda. Anche il solo fatto di dire la verità, anche nella maniera più cruda e diretta possibile, eleverebbe costui o costei al ruolo di macchiettistica figura. E nel nostro Paese sono fin troppi coloro che pretendono di avere la verità in tasca. Perché, in fondo, se non c’è sangue non c’è business. Ora e sempre.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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