“Queen’s gambit” è splendida… o no?

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Sono un appassionato di scacchi. E già avete capito dove sto andando a parare. Una settimana fa i miei amici iniziano a mandarmi messaggi. “L’hai visto Queen’s gambit?”. “Vedi Queen’s gambit”. “Queen’s gambit l’hanno fatto apposta per te!”. E poi le opinioni entusiaste. “E’ bellissimo, vedilo!”. “Fatto benissimo”. “Madonna, quanto è coinvolgente!”. Va bene, alla fine cedo. Vediamo questo “Queen’s gambit”.

Il trailer di “Queen’s gambit”

Per chi non lo sapesse, stiamo parlando di una serie tv recentemente rilasciata da Netflix. “Queen’s gambit”, appunto, ovvero il “gambetto della regina”. Dove il “gambetto” è una mossa scacchistica. Per la precisione è quando tu sacrifichi un pezzo dei tuoi (in genere i pedoni) per posizionare meglio la difesa. E’ quindi un’apertura del gioco. Una fase iniziale ma allo stesso tempo anche una strategia sul lungo termine. In poche parole, è il perfetto riassunto del senso stesso degli scacchi, fare una mossa avendo già in mente uno scopo preciso che avverrà in seguito. Prevedere. Preparare il terreno. Pianificare.

Il libro da cui è tratta la serie tv (ph. fonte i.gr-assets.com)

La traduzione in italiano ha cercato di mantenere il gioco di parole, traducendolo con “la regina degli scacchi”. Il gioco di parole è sul fatto che la regina è ovviamente uno dei pezzi della scacchiera, mentre la serie tv è improntata su questa ragazza geniale che ha un grandissimo talento nel gioco. Interpretata da una molto brava Anya Taylor-Joy. Personaggio affascinante che l’attrice rende in pieno dosandone con attenzione e equilibrio il carattere.

Detto questo, una sera decido di dedicarmi alla serie. E’ una produzione di soli 7 episodi. Apprezzo la cosa perché negli ultimi 5 anni la televisione ha dimostrato di non saper reggere più di tre stagioni senza perderci qualcosa. O forse sono io che sono diventato calloso e coriaceo a furia di guardare migliaia di serie tv. Tenetela ben presente questa premessa per quanto starete per leggere.

L’attrice Anya Taylor-Joy interpreta la protagonista Beth Harmon

I primi due episodi della serie mi hanno entusiasmato. Il terzo mi ha fatto calare leggermente l’entusiasmo. Il quarto non male. Al quinto ho fatto una cosa emblematica. Ho messo in pausa l’episodio, sono andato in cucina a mangiare un tramezzino, ho fatto un po’ di chiamate, e solo dopo ho ripreso a guardarlo. Bene, per quanto mi riguarda questo è il sintomo ufficiale che la mia attenzione nei confronti di qualcosa è calata. Perché io sono uno di quei rompipalle che non vuole pause durante la visione di un film o simili. L’impressione è stata confermata dal resto delle puntate. Che ho guardato comunque con interesse e mi hanno dato un finale interessante. Ma tuttavia le ho guardate con lo spirito “ok, vediamo di finire e archiviare pure questa pratica”.

La percezione che ho dello show è molto simile a “the young pope” (o “the new pope”) di Sorrentino. Una serie tv che mi ha spiazzato per la qualità e l’intelligenza di tante invenzioni narrative (ma si sa, Sorrentino è bravo, punto) ma che mi ha comunque annoiato in certe scene a mio avviso troppo lente. Ehi, premetto: io forse con la vecchiaia mi sono abituato troppo ai film d’azione, ma ho avuto anche i miei momenti da cinefilo incallito. Nel mio medagliere ci sono i film di Ozu, quelli di Tarkovskij e “Satantango”, che sono il concetto stesso di “lentezza” sotto forma di pellicola.

Tanto per farvi un’idea, questo è il trailer di “Nostalghia” di Tarkovskij

Sinceramente penso che il problema della serie sia dato dal soggetto stesso, vale a dire gli scacchi. Il fatto è che la vera natura del gioco è del tutto mentale. E’ un ragionamento privato che fai con te stesso. E’ l’emblema dell’individualità. Dell’interiore. La serie ha il grande pregio di aver provato a raccontare questa interiorità, e lo ha fatto anche bene. Ma quando questo racconto diventa il protagonista principale di alcune scene (come per esempio quelle dei tornei), il meccanismo inizia a incepparsi e a strizzare l’occhio alla noia. E se penso che lo fa a me, che adoro gli scacchi, non oso immaginare la reazione di chi non mastica le regole del gioco.

La mia impressione: nonostante tutta la buona volontà, il montaggio e la musichetta bebop questa scena mi ha presentato i due minuti più lunghi della mia vita

Tuttavia “Queen’s gambit” è da vedere. Durante un weekend piovoso difficilmente riesco a immaginare una storia più bella da seguire. E’ una serie molto riflessiva. Intima. E questa intimità viene raccontata con eleganza. Semplicemente a volte si corre il rischio che questa eleganza abbia dei riflettori troppo puntati su di lei, e poco sulla storia.

Danilo D’Acunto

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Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

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