Quanto mi manca Gaber

0

Sì, mi manca. Perché mentre scrivo è un sabato sera e sto ascoltando ottima musica mentre sbircio la strada infreddata di macchine dietro i doppi vetri del mio balcone. Dallo stereo le note di Dizzy Gillespie fanno la corte alle mie nostalgie e penso a una vita in bianco e nero. Improvvisamente tra le immagini in tema emerge quella di Gaber che si tiene il cappello in una sorta di saluto e penso a quanto sia bella quella foto. E quanto sia bella la musica di Gaber. Ed ecco che, appunto, sento che quella musica mi manca.  

Giorgio Gaber (1939-2003) (ph. fonte youtube.com)

Gaber l’ho scoperto da bambino, quando il patriarcato dello stereo famigliare lanciava i 33 giri dei cantautori italiani come se non ce ne fossero mai abbastanza. Gaber era uno dei tanti. Uno dei miei amici. Uno di quelli le cui copertine popolavano il mio immaginario di gioventù. Dio, quanto mi impressionava e incuriosiva la copertina di “Fetus” di Battiato!

La copertina di “Fetus” (1972) di Battiato (ph. fonte amazon.com)

Le copertine di Gaber mi piacevano. Mi piaceva la sua faccia sorridente. Ma stranamente tra le tante amavo quella del “Dialogo tra un impegnato e un non so”. All’epoca mi piaceva la silhouette (il disegnatore che è in me già apprezzava), oggi mi piace in particolare il titolo. Questo essere scisso tra la partecipazione e il fancazzismo che lui denunciava nel ‘72 anticipando di anni luce gli anni che stiamo vivendo è forse la parte più genuina di me.

Copertina di “Dialogo tra un impegnato e un non so” (1972) di Giorgio Gaber

C’è poi un album cui devo molto, “Il signor G”, perché mi ha regalato i primi esempi di malinconia urbana (“il signor G sul ponte”). Poi mi ha consegnato il testo di una preghiera così bella che ho stampato e tenuto appiccicato sul muro della mia stanza per tutto il periodo universitario (“Preghiera”). E visto che possiedo una goliardia scanzonata e triste ho amato “Il signor G muore”, che mi ricordava “Il testamento” di De André in una versione più corale e bandistica. In ultimo, con questo album e con lui condivido la particolarità di avere la stessa lettera iniziale del nome e cognome, per cui più di una volta sono stato identificato come “il signor D”.

“Preghiera (prosa)”, tratta dall’album “Il signor G” (1970). Da brividi

Mi piace il fatto che lui ha mitragliato album e singoli mirando in faccia alla musica italiana senza ritegno alcuno, ferendola su tanti aspetti diversi tra loro. Ti giri da un lato e trovi la leggerezza di “Goganga”, mentre dall’altro ti colpisce a bruciapelo l’album “Far finta di essere sani”. Provi a rialzarti e c’è “Polli di allevamento” che fa il paio con “Piccoli spostamenti del cuore”. Alzi le mani in segno di resa e ti arriva una raffica fatta di “Le nostre serate”, “Barbera e champagne”, “La ballata del Cerutti” e “La risposta al ragazzo della via Gluck”, uno dei momenti più intelligenti della canzone italiana. Mazzata finale: “Com’è bella la città”. Ascoltatela tra vent’anni e ditemi se non vi insegna ancora qualcosa.

“Com’è bella la città” (1972). Una prova artistica eccezionale. Musica che ritma al suono della parole e parole che ritmano al suono del concetto. Mimica e tic nevrotici modulati dalle note per esprimere il disagio e l’ansia della metropoli che fagocita la vita

Confesso di essere stato scettico (e lo sono tuttora) con l’album “Io non mi sento italiano”. Senza scendere in dettagli noiosi, lo trovo troppo facilone sui testi e talvolta anche sulle musiche. Ma mi riservo la possibilità di aver dato un giudizio mediato dall’arroganza di chi forse pensa di saperla lunga. Facciamo che aspetto di arrivare alla sua età, di quando ha scritto quelle canzoni. Magari avrò un’opinione diversa. Conoscendomi direi di no, perché è da un bel po’ di anni che sono lo stesso pezzo di cuoio indigesto da mandar giù. Però chissà. Forse un domani la musica trap durerà più di quei cinque anni di vita che le do oggi, e allora Gaber mi mancherà ancora di più di quanto mi manca stasera.

Il singolo “io non mi sento italiano” che dà il nome all’album (2003)

Danilo D’Acunto

® Riproduzione riservata

Liked it? Take a second to support Bad Literature Inc. on Patreon!
Share.

About Author

Archeologo e scrittore di cose. A rude dude, but also the real deal.

Leave A Reply

Shares