Quanto è reale la realtà virtuale al museo del cinema di Torino

Così a quanto pare al museo del cinema di Torino hanno allestito una nuova sala dedicata all’esperienza della realtà virtuale. O realtà simulata. O VR, se siete di quelli che anglofonizzano le cose perché così sono più fighe e meno provinciali.

L’interno del Museo del cinema di Torino (ph. fonte piemonteitalia.eu)

La giornata è afosa, i primi caldi si stanno facendo sentire e l’estate ti picchia sulla testa come Roger Taylor nell’intro di “Innuendo”. Decido di farmi una birra prima di andare al museo e nell’aria del pomeriggio va giù talmente bene che decido di mandarle un’altra da 33 cl a farle compagnia. Arrivo al museo e quasi mi commuovo perché realizzo che sì, i musei sono riaperti, e questa per me è la vera normalità che sancisce lo status quo delle cose.

Nel museo c’è anche una discreta quantità di gente, per non parlare della fila fuori di chi aspetta di prendere l’ascensore per salire sulla Mole. Gli ingranaggi della vita si muovono.

Ll’ascensore della Mole (ph. fonte repubblica.it)

Mentre attraverso le varie sale penso soprattutto a questo, perché mettersi a ragionare in un museo è in fondo una delle cose che più ti avvicinano alla pace dei sensi. Fin quando a un certo punto (lungo il percorso delle sale che rappresentano i generi cinematografici, la cosiddetta Aula del Tempio) non si incontra il suddetto spazio per la realtà virtuale. Fiducioso che la birra e mezzo completerà alla perfezione l’illusione virtuale, provo l’esperienza.

Beh, non saprei se raccontarvela o meno. Vi direi semplicemente che va fatta, perché ne vale la pena e perché rimarreste sorpresi. Per cui, se non volete spoiler, potete anche smettere di leggere e andare a vedere di cosa si tratta.

Altrimenti, se proprio volete un perché e una cosa (del resto, è anche per questo che scrivo un articolo), continuate a leggere.

Il fatto è che io sono andato lì con l’intenzione di vedermi crollare addosso palazzi, camminare su una fune sospesa, ritrovarmi nel mezzo di un epico scontro tra le forze del bene e del male.

No, niente di tutto questo.

Questa realtà virtuale non è un luna park. E’ letteralmente una realtà.

Quello che vedete è un breve cortometraggio di circa 8 minuti. La scena è ambientata in una stanza e la vicenda si sviluppa a 360° gradi all’interno di quattro mura. Il visore ti permette di seguire lo svolgersi degli eventi girandoti e ruotando su te stesso.

Il tema del corto è il revenge porn.

Il trailer del corto proiettato in realtà virtuale

Ecco, questa è la sorpresa che ti fa rimanere un po’ così. Perché se da un lato ti può risultare un argomento come un altro, dall’altro puoi fermarti a pensare che proprio qui a Torino, pochi mesi fa, una maestra d’asilo ha concluso un processo che l’ha vista vittima di suddetto revenge porn e non solo.

La storia la sappiamo. Il suo ex dell’epoca diffonde un loro video intimo con gli amici del calcetto – un inno alla banalità e lo squallore, in pratica. Il video si diffonde su whatsapp e arriva fino al padre di una bambina che frequenta l’asilo dove lei insegna. Panico. Le mamme iniziano a scandalizzarsi sul modello di Helen Lovejoy (“mio dio, perché nessuno pensa ai bambini?!?!?!?”). La direttrice dell’asilo – una pioniera della carità – corre ai ripari e la licenzia. Nel frattempo, gli “amici del calcetto” (la versione più scagata e patetica dei “compagni di merende”), fieri del contributo reso alla comunità, probabilmente se lo menavano sui video tra una doccia e l’altra. La pila di merda con le sembianze del suo ex, invece, se la rideva da qualche parte.

A febbraio il processo che ha messo sotto inchiesta la vicenda ha condannato la preside e la mamma che ha innescato la vicenda. Probabilmente le due faranno ricorso, ma si spera che l’accaduto, passando per il macinino della stampa, sia trattato in maniera meno sordida e con qualche indignazione in più.

Ecco. Nel mentre restituisco il visore penso a questo. Penso che sia stato giusto, almeno per una volta, far vedere questo corto piuttosto che vulcani eruttanti o voli in picchiata. Penso che la realtà virtuale possa essere utilizzata non solo per sbalordire ma anche per fare chiarezza. Magari un giorno potrebbe essere usata per far vedere luoghi lontani a quanti impossibilitati a muoversi. Oppure ricostruire una scena del crimine. O aiutare a superare fobie. Questa sarebbe una realtà bella, virtuale e non. E chi se ne frega se non ci lascia a bocca aperta. Per dirla con De André, “per stupire mezz’ora basta un libro di Storia”.

Danilo D’Acunto

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