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Punk’s not dead!

Ricordo come fosse ieri il momento in cui il punk entrò nella mia vita. Era il 1998, avevo tredici anni e frequentavo l’ultimo anno delle scuole medie in uno di quei tipici paesi dove non succede mai niente. I miei coetanei si gasavano ascoltando alla radio con il volume a stecca la dance anni 90. Se non c’era qualche gruppetto di ragazzi che si muoveva in macchina in maniera disarticolata questo genere musicale che stava spopolando lo si poteva sentire ogni volta che in paese arrivavano le giostre. 

Cresciuta a pane e Rock n’ Roll grazie a mia madre, mai e poi mai sarei riuscita a conformarmi a quella che alle mie orecchie risultava musica incapace di trasmettermi emozioni. Un giorno però una mia compagna di classe mi passò sotto banco, quasi fosse il Sacro Graal, qualcosa che avrebbe cambiato per sempre la mia vita: un’audiocassetta doppiata di nascosto da un cd di suo fratello maggiore.

Si trattava di Americana degli Offspring. La voce pungente di Dexter Holland mi entrò in testa come una pallottola, lasciandomi senza parole nonché curiosa e bisognosa di saperne di più. Ma dove avrei potuto avere informazioni? Internet era ancora ancora un miraggio per le famiglie della classe media, quindi mi affidai a quelle che erano le riviste musicali del momento.

I Sex Pistols, Green Day, Clash e i Rancid, furono alcune delle prime band che mi aiutarono a sopravvivere fino ai quindici anni, periodo nel quale arrivò il momento di trasferirsi in un’altro paese. Qui, nonostante il mio essere estremamente timida e piuttosto sfigata, ebbi modo di entrare a far parte di quella che fu poi la mia compagnia per gli anni a venire.

Nofx, Penniwise, Bad Religion, Millencolin, insieme agli italianissimi Porno Riviste, Peter Punk, Moravagine sono solo alcuni dei tantissimi gruppi ascoltati con gli amici nei pomeriggi passati a cazzeggiare sul quel muretto in riva al fiume che sarebbe stato il nostro ritrovo per molto moltissimo tempo. Il punk per me e per i miei amici era diventato una vera e propria fissa. Andavamo in giro per le strade del paese con i pantaloni strappati, le magliette dei gruppi e le All Stars consumate.

Fumavamo le sigarette meno costose e nel fine settimana ci stordivamo di Tennent’s al pub in piazza. Volevamo far sapere a tutti che noi non eravamo come loro. Che i fighetti, le discoteche e la loro “tunz tunz” ci facevano schifo. Quando sei adolescente hai bisogno di qualcosa in cui riconoscerti, vuoi spaccare il mondo.  Questo era quello che i punk facevano, con i testi controversi delle loro canzoni nei quali si incazzavano per le cause più disparate. Dalla politica, ai mass-media passando per la religione. Con il loro look estremo e il loro stile di vita dissoluto.

Per me il punk era un porto sicuro, mi bastava spararmi nelle orecchie un pò di musica a tutto volume e tutti i miei problemi diventavano leggeri come una bolla di sapone: la scuola, i genitori e tutti quei piccoli drammi che sembravano insormontabili sparivano. Ben presto gli amici più grandi presero la patente e ciò mi consentì di portare a un livello più reale la mia passione. Ogni sabato sera infatti frequentavamo il CENCIO’S, uno dei club rock più fighi mai esistiti in Toscana. I concerti, le sbronze moleste, il pogo, le scritte sulle porte dei cessi.

Tutto quello che avevo sempre immaginato era diventato parte della mia vita. Nonostante all’epoca non ci fossero i social e gli smartphone con cui immortalare ogni singolo momento, i ricordi di quel periodo sono ben scolpiti nella mia memoria e nel mio cuore. Sono ormai passati ventun anni dal 1998 e ancora oggi appena posso vado concerti e festival. Giusto ieri ho partecipato all’ultimo (sob, sigh…) BAM FEST che si è tenuto presso il TAUN di Fidenza.


Ho avuto modo di conoscere questa splendida realtà nel 2011, quando per lavoro mi sono trasferita proprio a Fidenza, ridente cittadina in provincia di Parma. Non conoscevo nessuno che vivesse lì, i miei colleghi non erano molto simpatici e mi ritrovavo spesso a passare le serate in casa, da sola. Avevo sentito parlare del posto ed una sera, soffocata dalla noia imperante, decisi di andare da sola a vedere di cosa si trattava. Era vicino a casa mia, quindi me la cavai con una breve passeggiata per le vie del centro.

Entrando, vidi un piccolo palco, le pareti dipinte di nero e due ragazzi dietro il bancone del bar. Mi avvicinai per chiedere informazioni sui gruppi che avrebbero dovuto suonare quella sera. Uno dei due ragazzi mi disse che non avrebbe suonato nessun gruppo interessante e che loro stessi sarebbero andati in un altro locale a vedere altri concerti. Mi invitarono ad andare con loro e da quella sera il Taun è diventata come una seconda casa. 

Dirgli addio questo fine settimana è stato un pò come dire addio a una parte di me. Quante amicizie, quanti amori sono nati tra quelle mura. Quanti concerti, quante birre, quante risate. Il BAM FEST 8 è stata l’ennesima dimostrazione che il punk è vivo, non morirà mai, che il punk non è solo musica. Il punk è quello che ci fa ritrovare, anche se oramai siamo tutti adulti e magari viviamo in città diverse. Il punk è quella cosa che ci farà sentire giovani per sempre, anche se adesso dopo una sbronza abbiamo bisogno di tre giorni per riprenderci. Passano gli anni, qualche ruga può iniziare ad accennarsi sui nostri volti ma il punk rimarrà sempre quell’isola felice dove rifugiarsi mentre là fuori tutto va in fiamme e ci da un gran da fare per nascondere quella maledetta tanica di benzina.

Miss Cianuro


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