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Puddle Of Mudd: ascesa, caduta e rinascita degli esponenti più interessanti del post grunge

La prima volta che il post grunge graffiante e spigoloso dei Puddle Of Mudd aggredì i miei padiglioni auricolari era il 2001, anno della pubblicazione di Come Clean, loro secondo album in studio. Lo comprai in un’edizione limitata da collezione, una custodia con dentro una sorta di liquido marrone che, in teoria, avrebbe dovuto riprodurre il fango dal quale la band prende il nome ( Puddle Of Mudd in inglese significa pozzanghera di fango) al cui interno si trovava il cd con la relativa copertina. Fu letteralmente amore al primo ascolto: venni letteralmente pettinato dalla potenza sonora di brani come Control, Out Of My Head, Nobody Told Me e Bring Me Down. Il piglio delle chitarre incazzate come bisce di questi pezzi si alternano a brani decisamente più lenti e a volte dall’animo più cazzaro come la famosissima She Hates Me, che divenne uno dei video più trasmessi da Mtv Italia in quel periodo e la canzone più strimpellata e dedicata a storielle d’amore adolescenziali naufragate da parte di sacchetti di ormoni e brufoli intenti a formare un prototipo di band (tra cui anche il povero stronzo che vi scrive).

Edizione limitata di Come Clean

In quel periodo la scena musicale in senso più generale e più in dettaglio quella rock stava vivendo una sorta di seconda primavera grazie all’avvento del Nu Metal, sotto genere portato al successo da band del calibro di Korn, Limp Bizkit, Linkin Park, Coal Chamber, P.O.D. , Slipknot e molti altri. Non mancavano quindi gruppi capaci di far saltare in aria gli impianti Hi-Fi di genitori che non ne potevano più della musica che ascoltavano i loro figli, ma mancava ancora qualcosa. Il cantante e chitarrista Wes Scatlin aveva fondato nel 1992 a Kansas City la forma embrionale dei POM, con i quali registrò due album amatoriali che riscossero un discreto successo a livello locale.

Una foto dei Puddle Of Mudd dei primi anni Duemila

La band due anni dopo si sciolse e Scatlin inviò a diverse etichette discografiche le demo finora prodotte con il suo ormai naufragato progetto musicale. Dopo diversi tentativi non andati a buon fine una copia di quelle demo venne reperita da Fred Durst, cantante e frontman dei Limp Bizkit, che contattò Scatlin, rimanendo colpito dalla qualità delle sonorità contenute in quei cd amatoriali. Risolte le criticità iniziali nel mettere su una formazione per dare nuova vita al progetto sotto una veste completamente diversa, Durst mise sotto contratto Scatlin e i Puddle Of Mudd con la Flawless, la sua etichetta discografica, dando il via al debutto commerciale del gruppo che con Come Clean ebbe modo di dimostrare al mondo tutto il suo potenziale.

Wes Scatlin, cantante e chitarrista fondatore dei Puddle Of Mudd

Da allora i Puddle Of Mudd hanno pubblicato altri album come Life on Display (2003), Famous (2007), Volume 4: Songs in the key of love and hate (2009) e Re:(disc)overed (2011, gradevolissimo album di cover di grandi successi rock). Il successo ottenuto dalla band però è andato di pari passo con la capacità di Wes Scatlin di cacciarsi nei guai: ha avuto diversi guai con la giustizia fino al 2017 oltre ad avere diversi atteggiamenti che hanno danneggiato le performance live della band in alcuni concerti. Dopo essere letteralmente collassato sul palco durante un esibizione ed essere stato lasciato solo sullo stage dagli altri membri del gruppo perché troppo sballato per esibirsi, sembrava che Scatlin non fosse in grado di trovare un modo per liberarsi dalla morsa dei suoi demoni. Nonostante tutto è riuscito a fare ordine nei suoi casini ed è tornato in studio con gli altri membri dei Puddle oF Mudd, annunciando la pubblicazione di un nuovo album, prevista per il prossimo settembre, che si chiamerà Welcome To Galvania. L’uscita del disco è stata anticipata dalla pubblicazione del singolo Uh Oh. La canzona presenta sonorità tipiche del rock dei primi anni Duemila, una struttura scanzonata e senza pensieri e che fa ben sperare per un contenuto di alta potenza rock dell’intero album. E se siete stanchi dell’ennesima canzone dalle sonorità latine che verrà dimenticata con la stessa facilità con la quale viene violentemente travasata nelle vostre sinapsi, non c’è occasione migliore di questa per riscoprire quella che è sicuramente una tra le migliori band post grunge. Rigorosamente con il volume a stecca, s’intende.

Hank Cignatta

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