Piccoli Brividi, storia di un fenomeno editoriale che ha trasmesso ad una generazione la passione per la lettura

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Un periodo ancora sereno per essere bambini, gli anni Novanta. Sicuramente la mia p stata l’ultima generazione ad avere delle certezze nella propria infanzia: all’ora di merenda c’era Solletico su Rai Uno, Bim Bum Bam su Canale 5, le puntate di Ken Il Guerriero e l’Uomo Tigre su Italia 7 e le Goleador erano vera e propria valuta di scambio durante i pomeriggi di giochi ai giardini o all’oratorio. Nel mentre impazzava la mania del Pog, un gioco abbastanza famoso all’epoca che consisteva nel collezionare dei gettoni di cartone che si impilavano e venivano buttati giù con un dischetto di plastica chiamato slammer. Vinceva la partita chi riusciva ad accumulare il numero più alto di gettoni di cartoni e si scambiavano esattamente come le figurine.

Il gioco del Pog nella seconda metà degli anni Novanta era diventata una vera e propria mania

E mentre la spensieratezza era perfettamente amalgamata con una sana divagazione ludica, vi era anche un adeguata proposta culturale. Da un lato i libri della collana del Battello a Vapore, che regalava perle del calibro di Inkiostrik , il mostro dello zainetto e la saga di Capitan Mutanda e dall’altra la collana dei racconti del terrore di Piccoli Brividi. Quest’ultimi, comparsi nelle librerie italiane nel 1995, sono diventati ben presto un must tra i ragazzi ottenendo un grande successo. Ogni storia era diversa ma avevano sempre un alto coefficiente di terrore e mistero in grado di incollare il lettore alla storia fino all’ultima pagina del libro. I volumi erano caratterizzati da una titolazione dai colori metallizzati in rilievo recanti il titolo della collana, con copertine illustrate che facevano entrare subito nell’argomento della storia trattata. Altra peculiarità erano le pagine del libro, lateralmente colorate con una vernice verde che si illuminava al buio, esattamente come gli adesivi staccabili che erano presenti in ogni volume nell’ultima pagina.

Esempio della copertina della versione italiana di Piccoli Brividi

La mente geniale dietro alle storie di Piccoli Brividi è quella dello scrittore statunitense R.L. Stine, personaggio alquanto bislacco tanto quanto le storie che scriveva nei suoi libri. La sua fervida immaginazione ha letteralmente preso per mano una generazione di ragazzi che, grazie alle sue storie, ha imparato ad apprezzare la lettura all’interno della propria quotidianità. Cosa assolutamente non da poco, se si pensa che oggigiorno tra social network e altre situazioni che impediscono una sana interazione tra le generazioni. Il grande successo di questi libri ha portato anche alla creazione di una serie televisiva di successo come avvenuta per la versione editoriale. Ogni episodio era la trasposizione di una delle storie presenti nei libri. Anche la sua sigla (con tanto di inquietante cane dagli occhi gialli con il passaggio della scritta della serie, nella versione originale intitolata Goosebumps) è diventata uno dei grandi classici dell’infanzia passata negli anni Novanta. Il successo di Piccoli Brividi, seppur in misura minore rispetto al suo debutto, continua tutt’ora. Sono stati infatti tratti due lungometraggi con protagonista Jack Black (che interpreta R. L. Stine) ambientato in un mondo dove il protagonista è lo stesso Stine. Ed essere introdotti al piacere della lettura non è mai stato così epico.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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