Per andare là dove nessuna pandemia è mai giunta prima

Premessa.

Io sono quasi del tutto un cinico che ha poca o zero fiducia nell’umanità. Nel concetto di progresso, di evoluzione in meglio. La speranza di un domani migliore l’ho appesa al chiodo assieme agli stracci disfatti della mia adolescenza. In pratica sono diventato un anziano brontolone che da qui a breve andrà a guardare i cantieri a lavoro. Lamentandosi del fatto che ai suoi tempi avrebbe scavato meglio.

A dare man forte a questa mia idea c’è poi stata la pandemia che mi ha spalancato davanti agli occhi un abisso di imbecillità che parte dal tizio che non riesce a tenere una fottuta mascherina per coprire il naso fino ad approdare agli Indiani che hanno ben pensato di ammassarsi sulle rive del Gange per celebrare il loro consueto rito di purificazione, salvo poi esserne usciti tutti contagiati. Darwin Awards subito.

Ecco, questa è la mia posizione ufficiale nei confronti dell’esistenza. Salvo poi assistere con tenerezza e malcelato orgoglio a momenti che magari non mi riappacificano con suddetta umanità ma che, comunque, mi concedono qualche minuto di serenità seduto in un angolo a occhi aperti.

Uno di questi momenti è accaduto ieri 19 aprile, un paio d’ore prima rispetto a quando scrivo. Si tratta del primo volo di Ingenuity, il drone-elicottero del Mars Rover Perseverance.

L’attrezzatura del Mars Rover Perseverance. Notare lo spettrometro battezzato “Sherloc” e la sua telecamera “Watson” (ph. fonte nasa.gov)

In pratica, cosa è successo? Partiamo dall’inizio.

Il 18 febbraio su Marte è atterrato il Rover Perseverance, Come ogni Rover, il suo scopo principale è quello di studiare il pianeta, ma la cosa figa di questa missione è che per la prima volta nella storia il Rover andrà a scavare, estrarrà materiale e porterà sulla Terra campioni del suolo del pianeta. Avremo terreno di Marte sulla Terra, oh. Non so se mi spiego.

Il nostro tweet che annunciava l’atterraggio su Marte di Perseverance

Ma Perseverance ha fatto anche un’altra cosa. Ha portato con sé un piccolo elicottero-drone, Ingenuity. Oggi (19 aprile, ripetiamo) l’elicottero si è messo in moto e si è alzato in volo, è rimasto fermo in aria qualche secondo dopodiché è atterrato di nuovo. Senza alcun problema.

Bene, sappiatelo: se non fosse per il fatto che attualmente il mondo, l’economia e l’esistenza tutta è travolta dalla pandemia, se oggi vivessimo una vita pressoché “normale” come quella che avevamo pre-Covid, questo volo di Ingenuity dovrebbe essere una delle più grandi notizie del 2021.

Le immagini del primo volo di Ingenuity

Perché? Beh, perché stiamo parlando di un evento che a livello astronomico potrebbe essere uno o massimo due gradini sotto lo sbarco sulla Luna.

Perché uno o due gradini? Perché abbiamo fatto volare un elicottero su Marte, santoddio. Abbiamo alzato in volo un elicottero radiocomandato dalla Terra, rendetevi conto. Youtube è pieno di video di droni che sorvolano case su case. Esiste tutta un’industria – perfino un’industria bellica – in questo settore e – dio santissimo onnipotente – noi abbiamo fatto la stessa cosa su un pianeta che attualmente si trova a circa 292 milioni di km di distanza.

Per la cronaca, far volare un elicottero è una delle cose più complicate che l’aeronautica possa fare, ancora oggi. Questo perché il decollo verticale (elicottero) è un affare molto più rognoso rispetto al decollo orizzontale (aereo), per via del fatto che si coinvolgono forze fisiche che mettono in forte difficoltà l’equilibrio del velivolo (e infatti l’elicottero risulta essere tendenzialmente più instabile di un aereo). Su Marte la difficoltà si triplica perché l’atmosfera del pianeta è molto più rarefatta, dunque le forze aerodinamiche sono completamente diverse da quelle della Terra.

(ph. fonte gizio.it)

Tradotto: laggiù alla Nasa c’è un mucchio di scienziati che ha progettato, realizzato e testato un velivolo terrestre (anzi, marziano) sulla base di calcoli puramente teorici e di prove empiriche ricreando sì un ambiente alieno ma solo supponendo di averlo reso in maniera corretta. “Dovrebbe essere così, ma non possiamo esserne sicuri”. Sogni talmente azzardati da portare a battezzare il drone “Ingenuity”, “Ingenuità”.

E ci sono riusciti. Ce l’hanno fatta, cazzo. Hanno pensato, hanno calcolato, hanno ragionato. E ce l’hanno fatta. Hanno realizzato il primo volo della Storia su Marte. L’Ingenuità ha vinto. Perché, come scrive Vaneeza Rupani, la studentessa che ha dato il nome al velivolo, “Ingenuity is what allows people to accomplish amazing things” (“L’ingenuità è ciò che permette alle persone di compiere cose straordinarie”).

Vaneeza Rupani (ph. fonte nasa.gov)

Mentre noi qui abbiamo una marea di deficienti, di fenomeni da baraccone, di sottosviluppati esistenziali che spopolano fuori e dentro i social, di coglioni affetti da cretinismo patologico incapaci di indossare una mascherina per il bene di tutti, là fuori, da qualche parte a Washington – la stessa Washington che quattro mesi fa è stata presa d’assalto da un gruppo di deficienti armati – c’è questo manipolo di scienziati che ha sognato l’improbabile, lo ha ingabbiato in una serie di calcoli scientifici e lo ha reso possibile.

Ecco, questa è una di quelle cose che per un paio di minuti ha spazzato via il mio disprezzo per l’umanità.

Danilo D’Acunto

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