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Omaggio a Rutger Hauer, l’olandese replicante di Hollywood

La notizia della morte di Rutger Hauer giunge come un colpo fatale in una rovente serata di metà luglio dove niente poteva essere peggio di quell’afa che grava sull’animo come la peggiore delle eterne punizioni. Si suda copiosamente in questa serata che si diverte a generare una diabolica emorragia di elettroliti alla quale pare non esserci soluzione alcuna. La notizia della scomparsa dell’attore olandese viaggia a velocità supersonica sui social network, i quali incominciano a generare i primi elogi funebri nei confronti di uno degli ultimi grandi volti di quell’Hollywood capace di incantare grazie alla potenza narrativa delle sue storie e all’incommensurabile bravura dei suoi protagonisti.

Rutger Hauer sul set di Floris, serie tv olandese ambientata nel Medioevo

Dopo qualche produzione televisiva e cinematografica in patria e in giro per l’Europa l’Industria dei Sogni incominciò ad accorgersi di quell’olandese dagli occhi di ghiaccio. Entrò a far parte della storia della cinematografia mondiale nel 1982 prentendo parte al film cult Blade Runner di Ridlet Scott, interpretando il ruolo del replicante Roy Batty. Quel monologo è stato, è e sempre sarà molto di più di una semplice battuta recitata da un attore qualunque. Come già capitato in altri celebri episodi (ad esempio la famosa scena ma dici a me? in Taxi Driver recitata da Robert DeNiro) la parte fu completamente improvvisata da Hauer, il quale fu in grado di rendere la macchina da presa testimone di una delle scene più memorabili, citate, parodiate e ricordate della storia della celluloide. In quella scena, accompagnata dall’iconica colonna sonora curata dal compositore greco Vangelis, si può notare tutta la potenza emotiva e il talento recitativo dell’attore di Breukele.

Rutger Hauer in una foto recente

Nel corso della sua carriera è riuscito a destreggiarsi con grande abilità in diversi generi cinematografici, riuscendo a rimanere impresso per la complessità emotiva, declinata nelle sue diverse sfaccettature in base alle esigenze di copione, dei ruoli interpretati. Come in Ladyhawke, film del 1985, dove interpreta il ruolo dell’ex capitano delle guardie del Vescovo di Aguillon, accompagnato dall’inseparabile falco, accanto alla bellissima Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick. La pellicola diventerà uno delle più famose ed apprezzate del genere fantasy. Altro suo grande ruolo è stato quello dell’autostoppista psicopatico nel film The Hitcher- La lunga strada della paura del 1986, ruolo nel quale si distinse per la grande intensità recitativa dando vita ad uno dei personaggi più interessanti del filone thriller-horror.

Hauer sul set del film Ladyhawke

Gli ultimi anni della sua carriera si sono divisi tra produzioni televisive e cinematografiche a basso costo e ad alcuni ruoli minori in alcuni film di rilievo quali Confessioni di una mente pericolosa (2003), Sin City (2005), Batman Begins (2005) ed alcuni film dell’amico e regista italiano Ermanno Olmi. L’ennesimo caso di un grande attore “usato” e poi sputato via dall’industria di Hollywood? Probabilmente si. Resta comunque il fatto che le sue interpretazioni più importanti rimarranno immortali, così come i personaggi ai quali ha dato volto e anima grazie al suo sconfinato talento di attore.Arrivederci dunque all’olandese replicante, l’appuntamento è senza dubbio al largo dei bastioni di Orione, dove i raggi B balenano nel buio alle porte di Tannhäuser.

Hank Cignatta

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