Ode a Kobe Bryant, il mito dell’NBA dal cuore italiano

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Interno. Sera. Il mio appartamento. Sono malamente appoggiato al mio cuscino mentre il mio televisore trasmette le immagini di un video musicale. Guardo la scena con apatia, come mero accompagnamento prima di decidere che cosa fare in quella che, fino a quel momento, pareva essere una domenica qualunque di fine gennaio. Pochi istanti dopo il telefono mi avvisa dell’arrivo di un messaggio: è del mio amico Charlie, il quale mi avvisa dell’improvvisa scomparsa di Kobe Bryant. Resto ad ascoltare il messaggio vocale impietrito, come se un colpo di pistola mi avesse trafitto il cuore con la velocità di un fulmine,. E, in fin dei conti, molto probabilmente mi avrebbe fatto meno male. Mi fiondo a cercare la conferma di quella notizia, prontamente ribattuta dalle più blasonate agenzie di stampa nazionali ed internazionali. Ed ecco che l’impensabile prende forma, che la realtà più bastarda supera la fantasia. Kobe Bryant, stella mondiale dei Los Angeles Lakers, dell’NBA e dello sport mondiale è stato vittima di un incidente aereo occorsogli mentre era a bordo del suo elicottero personale, il quale si è schiantato nei cieli di Calabasas, città nella contea della California. La notizia è stata riportata per prima dal sito web di gossip TMZ (già noto per essere stata la prima fonte a riportare la morte di diverse star dello showbiz) e si aggiorna costantemente con altri dettagli che cercano di fare luce su una delle notizie più brutte di questo inizio 2020.

Kobe Bryant con la divisa dei Los Angeles Laker,

Kobe Bryant è stato uno dei giocatori NBA più influenti degli ultimi anni, capace di travalicare i confini della pallacanestro per diventare uno dei volti simbolo di questo sport. Ha legato la sua intera carriera ai Los Angeles Lakers, con i quali ha giocato dall’inizio alla fine della sua carriera, quando nel 2016 decide di ritirarsi dopo vent’anni all’apice del basket professionistico. Nel corso della sua prestigiosa carriera ha preso parte a diciotto All-Star Game (uno degli eventi più importanti della stagione NBA), si è aggiudicato cinque campionati con i Lakers e ha vinto la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008 e Londra 2012 oltre ad essere uno degli sportivi più pagati e famosi di sempre. Ma nonostante tutto Kobe Bryant è sempre stato con i piedi per terra, che staccava solamente per volare e schiacciare a canestro. La sua figura rimarrà per sempre legata nella mia mente alle partite di pallacanestro viste in compagnia di mio zio Louis, grande praticante di basket prima e accesso appassionato in seguito, di cui porto uno dei ricordi più cari. Con la sua scomparsa se ne va un altro pezzo del cuore del povero bastardo che vi sta scrivendo.

Kobe con suo padre Joe, stella del basket italiano anni Ottanta

Una buona parte della sua infanzia Kobe l’ha passata in Italia (dai sei ai tredici anni), in quanto suo padre Joe è stato una delle stelle del basket nostrano degli anni Ottanta: egli ha difatti legato il suo nome alla AMG Sebastiani Rieti, la Viola Reggio Calabria, l’Olimpia Pistoia e la Pallacanestro Reggiana. Qui ha maturato il suo amore per il calcio (sua seconda passione), per il buon cibo e quello spirito unico che faceva si che potesse dispensare sorrisi e avere una buona parola per tutti in qualunque posto andasse. In campo era determinato, mosso da una grinta agonistica che gli permetteva di avere uno stile di gioco aggressivo, veloce e velenoso tanto da auto attribuirsi il soprannome di Black Mamba, particolare specie di serpente divenuta famosa grazie anche alla sua presenza in Kill Bill: volume 2 di Quentin Tarantino. La morte improvvisa di Kobe Bryant, giunta come un fulmine a ciel sereno, fa doppiamente male apprendendo che tra le vittime dell’incidente era presente anche la sua secondogenita tredicenne Gianna Maria. In alcuni casi la realtà supera davvero la più complessa delle fantasie, anche quelle più bastarde possibili. Benché si entri nella leggenda e le propria gesta e il proprio nome rimarranno per sempre nella storia, è sempre fottutamente difficile dire addio agli idoli della propria generazione.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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