“Non prendete fischi per fiaschi” – guida tecnica e ragionata per bere alcolici nel modo giusto

Oramai siamo in zona bianca. E’ tempo di scorrazzare liberi come capre nella prateria. Molti di voi andranno alla ricerca di qualcosa da bere perché in qualche modo la giornata ce la dobbiamo portare a casa, e allora eccomi qua a darvi preziosi consigli sul bere. Perché la verità è che se dovete bere, dovete farlo correttamente, mica potete farlo senza tecnica.

Innanzitutto, ripassiamo i fondamentali: se mediamente bevete spritz, pussate via in un nanosecondo. E’ chiaro che non vi piace bere ma, soprattutto, al bere non piacete voi.

Detto questo, fondamentale numero 2. L’alcool base che funziona a meraviglia per il principiante e per l’esperto è uno: il whisky. Ed è da quello che partiamo.

(ph. fonte scozia.net)

Iniziamo con la grafia. Alcuni scrivono “whisky”, altri “whiskey”. Vanno bene entrambe le versioni, esiste una sottile differenza data dal fatto che il primo identifica i prodotti scozzesi, il secondo quelli americani e quelli irlandesi. Ma sono dettagli che possono andare bene per chi deve compilare la settimana enigmistica. Quello che conta è capire che nel mondo dei whisky (sì, per la cronaca io lo scrivo così anche se intendo quelli americani perché ho una vita) ci sono due giganti che si fronteggiano, e cioè la Scozia e l’America. Ma conviene dire sin da subito che ogni tanto qualche serio sgambetto ai due giganti glielo dà il Giappone, perché è da circa vent’anni che il Paese del Sol Levante produce un whiskey estremamente simile al migliore scozzese e anzi in un paio di occasioni lo batte allegramente.

Nikka, uno dei migliori whisky giapponesi (ph. fonte trinksrl.it)

A questo punto, dunque, capiamo la vera distinzione tra whisky, per cui parleremo di scotch in caso di prodotto scozzese e di bourbon in caso di prodotto americano.

(ph. fonte facebook.it)

Avere entrambi in un ideale bar di casa è fondamentale, primo perché due bottiglie sono meglio di una, secondo perché in base all’effetto che volete ottenere (sia da bere liscio che con cocktail) dovete optare per l’uno o per l’altro. Altrimenti fate una figura barbina e il dio dell’alcool vi infliggerà la peggiore delle punizioni, ovvero quella di essere una persona a cui piace il Bellini.  

Lo scotch ha generalmente un sapore ruvido e secco, il meglio di sé lo dà all’interno della gola dove sembra evaporare. Il bourbon ha un gusto tendenzialmente più morbido e rotondo (occhio che non sto dicendo più dolce, eh). Nota a margine: se cercate o apprezzate la dolcezza in un whisky (e generalmente in un alcolico, a meno che non sia un cognac) state messi molto, molto ma molto male.

Il Jim Beam è tra i migliori bourbon per rapporto qualità/prezzo (ph. fonte tannico.it)

L’altro grande elemento che separa i vari whisky è la tipologia “single malt” o “single barrel”. Il primo è una roba principalmente scozzese e mai americana. Significa che il distillato viene fatto con un solo malto d’orzo (e proviene da una singola distilleria). Idealmente è una qualità perché i whisky “blended” sono diversi single malt mischiati e anche se non per forza sono peggiori (il Chivas Regal è un blended molto buono), di solito i single malt sono più nobili e soprattutto hanno più carattere rispetto a loro. Seconda nota a margine: i bourbon non sono mai single perché il “mash” (ovvero la roba che viene fatta fermentare durante la produzione) è sempre un mix di diversi grani.

“Single barrell” identifica il whisky che è stato invecchiato da un certo specifico barile (di solito, invece, i whisky sono ottenuti mischiando barili diversi). Di solito sono i migliori, anche perché nel 90% dei casi i single barrel non vengono diluiti con acqua e sono quindi più alcolici (questo fattore in linguaggio tecnico è detto “cask strenght”).

Il single barrel della Jack Daniel’s, probabilmente il migliore prodotto della linea (ph. fonte amazon.com)

A queste regole generali esiste poi tutto un universo di specifiche ed eccezioni che si potrebbe trattare con calma in un successivo articolo. Dipende da quanta voglia di bere avrò.

Danilo D’Acunto

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