“Non prendete fischi per fiaschi” – guida tecnica e ragionata per bere alcolici nel modo giusto (parte 4)

Come accennato in chiusura del precedente articolo, oggi parliamo di un prodotto noto ma molto sottovalutato, il Glen Grant.

Con il Glen Grant abbiamo un caso fenomenale, perché stiamo parlando di un prodotto che qualitativamente prende a calci in culo un sacco di whisky più noti. Parliamo inoltre di un prodotto che forse ha il miglior rapporto qualità/prezzo, e il cui costo è tendenzialmente irrisorio. Tanto per capirci, costa meno del Jack Daniel’s ma lo supera di almeno un paio di volte.

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(ph. fonte ilbevitoreraffinato.com)

E’ pur vero che, dati alla mano, è stato ed è tuttora il leader incontrastato dei single malt in Italia. Ha dominato il mercato negli anni ’80 (le persone diversamente giovani come me ne ricorderanno le pubblicità simbolo con il mitico “Michele” che la sapeva lunga), mentre oggi, pur non andando più “di moda” (quindi punti a suo favore, per come la vedo io), è di sicuro un bel colpo di classe. E infatti, coerentemente con quanto vi dicevo, se non ne capite di whisky ma volete fare una bella figura spendendo poco (ma giusto), buttatevi su quello.

Attenzione! Nell’ecumene italiano esiste tuttavia una razza animale che vive allo stato brado e che infesta le città, vale a dire i bevitori-puzza-al-naso. Purtroppo è una specie che ha l’abitudine di riprodursi, probabilmente per osmosi, per cui potrebbe capitare di incontrarne qualche esemplare alla bevuta di Glen Grant da voi organizzata. E’ noto che i bevitori-puzza-al-naso snobbano il Glen, per cui si rende necessario che voi, nel caso, li accompagniate gentilmente alla porta, facendo attenzione a non maltrattarli perché se no rischiate la denuncia dalle associazioni animaliste.

Tornando al whisky, conviene spendere due parole sulla sua storia. Glen Grant è una distilleria storica scozzese (precisamente situata nello Speyside), fondata nel 1840 dai fratelli Grant che commerciavano alcool illegalmente. Nel 1977 viene acquistata dalla Seagram, e a un tizio venne in mente di mettere in commercio il whisky invecchiato solo 5 anni (per rinfrescarvi la memoria sull’invecchiamento dei whisky cliccate qui).

Il risultato stupì tutti, e questo dettaglio testimonia la qualità del whisky. Vale a dire, è talmente buono che ha bisogno di soli 5 anni per maturare rispetto ai 12-20 che uno scotch in genere richiede.

Nel 2006 il marchio è stato acquisito dalla Campari, che ha iniziato a sfornare edizioni addizionali molto interessanti. Oggi è possibile trovare la versione invecchiata 10 anni (che personalmente trovo il meglio della produzione, ma questa è un’opinione personale), e quella invecchiata 16 anni (buona anche questa ma forse qualità/prezzo non eccellente). Menzione d’onore per l’edizione 1992 Cellar Reserve, uno spettacolo assoluto che oggi è praticamente introvabile perché all’epoca in edizione limitata.

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Costo medio della bottiglia (ormai quasi introvabile): 160 euro (ph. fonte whiskybase.com)

In ultimo la domanda è: che gusto ha il Glen Grant? Beh, in quanto scotch ha un sapore più secco ma meno amaro rispetto ai suoi simili. Il colore cristallino (tipico degli scotch, anche se più chiaro rispetto ad altri) rispecchia molto il gusto, che al palato si presenta semplice e delicato. Questo, tra l’altro, è il dettaglio che fa storcere il naso ai puristi di cui sopra, perché lo trovano meno strutturato e “complesso” rispetto ad altri scotch. La sensazione che ti dà è un colpo mediamente forte non appena lo metti in bocca, per poi scomparire lasciando un retrogusto talmente minimo da risultare quasi dolce (che è appunto la tendenza che ha il Glen Grant rispetto agli altri scotch).

In buona sostanza, sia se voi volete iniziare a bere whisky, o se volete iniziare a capire roba più raffinata rispetto alla morbidezza chiassona dei bourbon, il Glen Grant è quello che fa per voi. Sempre.

Alla salute.

Danilo D’Acunto

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