“Non prendete fischi per fiaschi” – guida tecnica e ragionata per bere alcolici nel modo giusto – (parte 2)

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno del gradevole mondo dei whisky.

Oggi vedremo di fare chiarezza su alcune grandi questioni esistenziali che riguardano il nostro amato alcolico. Iniziamo con le due più classiche: il costo e l’invecchiamento.

L’opinione comune è che un whisky più sia costoso, più sia buono. Beh, ragazze e ragazzi, non è vero. L’Ardbeg, uno degli Islay (whisky tipico del Galles) più buoni in assoluto, ha un costo relativamente contenuto. Di contralto, molte “edizioni speciali” di whisky hanno toni qualitativi inferiori rispetto alla versione standard pur costando di più.

Proviamo a dare dei numeri, sempre ricordando che la casistica varia da marca a marca. Un whisky che pagate tra i 6 e gli 8 euro è al 97% uno di quelli che vendono al discount sotto casa. Suppongo che non ci voglia un astrofisico per capire che siamo discretamente lontani da un buon prodotto, quantunque – sia chiaro – un paio di queste bottiglie io le ho sempre perché quando devo sfumare la cottura dei funghi o di un soffritto di certo non vado a usare un Jack Daniel’s (che, imparatelo subito, è il più controverso dei whisky e sul quale torneremo a breve).

Tra i 9 e i 12 euro entriamo in una fascia accettabile e carica di sorprese. In questa nicchia infatti troviamo il Jim Beam, uno dei whisky più simpatici della storia, che ha un costo medio di 11 euro ma che, all’occorrenza, potete trovare anche a meno. E’ sicuramente uno dei migliori whisky in generale, anche meglio del succitato Jack Daniel’s. Tuttavia fatta eccezione per lui, i whisky di questa fascia iniziano a essere sì passabili ma restano comunque un valido motivo per bullizzare chi ne fa uso.

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(ph. fonte jimbeam.com=

Dai 13 ai 20 euro è sicuramente la fascia ideale. Qui ci trovate esempi di perfezione, come ad esempio il Wild Turkey che è sicuramente il whisky che potete usare sempre senza mai fare brutta figura anche tra i più ottusi hipster feticisti del whisky “non commerciale perché così si preserva la purezza” e blablabla. E’ inoltre un ideale eliminatore, in quanto se doveste incontrare qualcuno che ha qualcosa da ridire sul Wild Turkey è un coglione 100% certificato e fate cosa buona e giusta ad abbandonarlo in una miniera di carbone isolata dal resto del mondo. Che dire ancora? Lo bevono in “Rambo II” e ha ispirato il titolo di un album dei Pantera, “Official Live: 101 Proof”. Il Wild Turkey 101, infatti, è la punta di diamante della marca ma qui saliamo di prezzo ed entriamo nella fascia di cui tratteremo dopo. Appartiene inoltre a questa fascia il Jack Daniel’s, sul quale conviene aprire una parentesi.

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(ph. fonte masterofmalt.com)

Partiamo da un concetto di base. Il whisky è rock. E quando dico “rock” intendo pure tutta la cialtroneria di cui il rock è fatto. Non credo vi debba citare “The Great Rock ‘n’ Roll Swindle” per farvi capire il concetto, ma se proprio ve la devo citare, ve la cito. E se non cogliete la citazione, dio onnipotente! con chi cazzo sto parlando?

Detto questo, il più rock dei whisky è il Jack Daniel’s. E’ il whisky di Lemmy (Kilmister, ovviamente, e – buon Gesù – voglio sperare che non dobbiate cercare su Google chi sia). E Lemmy è dio, e dio non può essere contraddetto. L’unico che potrebbe contraddire Lemmy è Johnny Cash, ma in ogni caso non accadrebbe mai perché, come dice Capossela, “non c’è disaccordo nel cielo”.

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(ph. fonte quoracdn.net)

Il Jack è un discreto prodotto. Ben lontano da essere veramente buono, ma parecchio accettabile. Diciamo che a differenza del Wild Turkey che è inattaccabile, se invitate amici bevitori a cena e offrite loro del Jack potete fare la parte dell’ignorante che ha comprato il whisky per darsi un tono più che per il piacere di berlo. Date queste premesse, pregi e difetti del Jack. Difetto: mediamente ha un costo abbastanza eccessivo rispetto alla qualità. Pregio: ha un gusto che può piacere a tutti. Difetto: se è il vostro whisky d’abitudine vi state perdendo tutto il piacere di vivere in un mondo in cui esistono gli alcolici. Pregio: se siete fumatori e quindi vi state bruciando via il senso del gusto, il Jack si sposa benissimo con il vostro palato ciondolante.

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(ph. fonte pinimg.com)

In ultimo un pregio e un enorme, incommensurabile difetto che però appartengono alla fascia di prezzo successiva, vale a dire le edizioni speciali. Il Jack Daniel’s Single Barrell, un prodotto decisamente buono è un whiskey vincente per una serata in cui volete affascinare i palati. Ma dall’altro lato abbiamo l’oscenità in terra, vale a dire il Gentleman Jack ma soprattutto la più immorale bestia immonda che sia mai stata pisciata via da una botte, il Jack Daniel’s al miele. Unità di misura universale dello sbaglio sotto forma di alcool, mi sto personalmente adoperando per introdurlo legislativamente nel sistema metrico dell’errore. Del tipo, un libro di Moccia sono 2 Jack al miele, la stampa italiana 3 Jack al miele, la musica trap siamo sul centinaio scarso di Jack al miele.

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Inutilmente dolce. dozzinale, privo di tono, carattere non pervenuto (ph. fonte googleapis.com)

In ultimo abbiamo la fascia che va dai 20 euro in su. Beh, questa è la più spinosa e riprende il teorema che abbiamo esposto all’inizio, e cioè che whisky costoso NON significa per forza whisky buono. Si intreccia, inoltre, con il discorso dell’invecchiamento, ma di questo conviene parlare più approfonditamente in un prossimo appuntamento.

Danilo D’Acunto

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