No Nut November, ovvero la bizzarra sfida per l’astinenza sessuale ai tempi di Internet

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Internet è un macrocosmo capace di regalare sempre nuove sorprese. E’ come una sorta di mercato: ognuno urla dalla propria “bancarella” la sua verità assoluta. E più è strana e assurda più attirerà persone che, con il dito indice profondamente incastrato nei turbinati dei loro nasi, da semplici curiosi diventeranno degli “adepti” della supposta teoria. La lampadina dell’Illuminismo di è da tempo fulminata di fronte al campionario umano che ha trovato in Rete e sui social terreno fertile per diffondere idee che, ad una prima fredda disamina, sono delle palesi minchiate deliranti. Il problema è che nessuno si preoccupa di arrampicarsi fino in cima per poter cambiare quella lampadina. Molto probabilmente perché quelle lampadine non le producono neanche più.

Questo, in fondo, è solamente un quadro che raffigura persone del XVIII secolo. Cos’altro dovrebbe essere, secondo voi? (Si, vi sto perculando).

Grazie ai social, amplificatori dell’ignoranza e della stupidità umana nella sua forma più moderna, la Rete ha ospitato alcune delle cosiddette sfide (o challenge, per chi proprio non riesce ad esprimersi nella propria lingua madre) più assurde, pericolose, mortali e stupide che mente umana ricordi: la Mannequin Challenge, l’Ice Bucket Challenge, Menthos e Cola Challenge, Lip Challenge, il Planking, l’Harlem Shake, la Tide Pod Challenge (la sfida che consiste nel mangiare capsule di detergente per lavastoviglie) e tante altre. Se non avete mai sentito nominare tutte o alcune di queste sfide non preoccupatevi: significa solo che avete altro di più importante o costruttivo da fare nella vita. Ma tra i tanti e bizzarri modi che il prossimo mette in atto per dimostrare che la razza umana non merita nient’altro che l’immediata estinzione negli ultimi anni ne sta spopolando tra i ragazzi una a tema sessuale: la No Nut November.

Il logo di questa bizzarra sfida

La No Nut November ( approssimativamente Novembre senza orgasmo) è una sfida che si sviluppa nel 2011 sul sito Urban Dictionary, dizionario online dedicato ai neologismi e allo slang in lingua inglese. Qui l’utente bicboi6969696969 ha creato una voce per la suddetta sfida, specificando che si tratta di una sfida specificamente rivolta ai maschi in cui un individuo non deve masturbarsi o avere orgasmi per tutta la durata del mese di Novembre. La sfida si è riproposta a partire dal 2017, trovando sempre più seguaci.L’idea che sta alla base di questa sfida sembrerebbe quella di dare una sorta di risposta alla dipendenza da pornografia degli adolescenti dell’era digitale, sempre più convinti che la vita sia come quelle viste sui siti per adulti.

Una foto che riassume senza troppi fronzoli lo scopo della No Nut November

Le regole principali sulla quale si basa la No Nut November è quella di non avere orgasmi (no nut): le regole sono molto “dure” (è proprio il caso di dirlo) ma il partecipante ha a disposizione tre “bonus” e una sola notte d’amore con il proprio partner dove l’orgasmo è concesso (compreso nel sonno!) superati i quali si è letteralmente fuori dai giochi. A costo di imbarcarsi in un percorso masochista, è concessa la visione di video porno ma a rischio e pericolo dello spettatore (e delle sue reazioni). Dietro anche alla diffusione della NNN (questo l’acronimo con il quale la sfida è conosciuta sui social, che vanno sempre di corsa e non hanno tempo) vi è la cosiddetta comunità dei No Fap (coloro che sono contrari alla masturbazione), che ritengono che l’onanismo sia una vera e propria dipendenza dalla quale si può uscire. Su diversi social, in particolar modo su Reddit, vi sono molte persone che raccontano dei poteri taumaturgici dell’astinenza sul proprio corpo, sulla propria salute e sulla loro vita quotidiana. Ovviamente non c’è nulla di scientificamente provato riguardo l’astinenza dalla masturbazione e dall’orgasmo. Ma in un mondo dominato dai tuttologi riuscite ancora a sorprendervi per qualcosa?

Hank Cignatta

® Riproduzione riservata

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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