Man On Fire, la storia di una vendetta devastante

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La storia del cinema è piena di film che trattano il tema della vendetta: il protagonista di turno è la classica arma letale consapevole dei propri mezzi e della propria forza, che cerca di tenere a bada per evitare che la situazione degeneri. Subisce un gravissimo torto e ogni buon proposito di una vita retta e priva di violenza fa letteralmente a farsi fottere. Sangue, violenza e pallottole lavano via l’onta e il protagonista viene santificato dalla storia. Ciò che in questo filone è difficile fare è creare un film in grado di avere una trama che sia in grado di inchiodare lo spettatore allo schermo grazie a colpi di scena particolarmente ben strutturati. In questo campo il regista britannico Tony Scott ha da sempre dimostrato una grande maestria nello sviscerare storie diventate dei film cult di Hollywood del calibro di Top Gun, Beverly Hills Cop II, L’ultimo boyscout, Una vita al massimo (superba sceneggiatura di Quentin Tarantino), The Fan- Il Mito, Nemico pubblico e tanti altri. E con Man On Fire- Il fuoco della vendetta, pellicola del 2004, arriva a creare qualcosa che diventerà uno dei cavalli di battaglia della sua moderna produzione.

L’attore Denzel Washington (a sinistra) e Tony Scott (a destra) in una foto durante la presentazione di Man On Fire

Man On Fire , la cui storia di basa sul romanzo dello scrittore inglese A.J. Quinnell, era un progetto che da tempo Tony Scott voleva realizzare. Vista la mancanza di produttori interessati, decise di mettere tutto in un cassetto dedicandosi a Top Gun, che sarebbe diventato uno dei cult movie della cinematografia mondiale. Un adattamento cinematografico tratto dal romanzo di A.J. Quinnell venne realizzato nel 1987 con il titolo Un uomo sotto tiro e narra la storia del personaggio di John Creasy, reduce della guerra del Vietnam e del Libano nonché ex agente CIA. Creasy (interpretato nel film del 1987 dall’attore Scott Glenn) si trova a Milano e, grazie ad un suo amico di lunga data, trova lavoro come guardia del corpo della figlia di un importante uomo di affari del Comasco. La figlia del businessman viene rapita da una banda di criminali guidata da un certo Conti, il quale ferisce gravemente Creasy il quale si ristabilirà per poi liberare la ragazza e far calare la sua vendetta con furiosissimo sdegno nei confronti dei malviventi.

La versione di Tony Scott è quindi un remake, questa volta ambientato presso Città del Messico, dove i sequestri di persona sono una triste realtà della vita quotidiana. Il ruolo di John Creasy viene magistralmente interpretato da Denzel Washington, il quale da vita ad un personaggio fortemente tormentato dal suo passato che cerca di lenire con la sua dipendenza dall’alcol. Il suo amico di sempre Paul Rayburn (interpretato da Christopher Walken) apprende che l’uomo d’affari Samuel Ramos sta cercando una guardia del corpo per proteggere sua figlia Lupita detta Pita e gli consiglia caldamente Creasy. Quest’ultimo non muore dalla voglia di fare la guardia del corpo, tantomeno ad una bambina. Ma accetta il lavoro dopo che Ramos rimane particolarmente colpito dal curriculum di Creasy e dalle sue passate attività militari. Lupita verrà rapita da un commando armato che ferirà Creasy in modo grave, il quale si ristabilirà, scoprirà il piano malato che sta dietro al rapimento di Pita nonché il modo per punire tutti coloro che ne hanno preso parte.

Denzel Washington in una delle scene più epiche del film

La regia di Tony Scott rende Man On Fire molto di più di un banale remake: è un film carico di azione e adrenalina nonché una delle più belle declinazioni del film del filone della vendetta. Si tratta di una pellicola che si slega totalmente dal concetto di rifacimento tanto caro alla cinematografia moderna, dove non importa che un film abbia avuto successo e sia anche parte integrante della cultura di massa: l’importante è giocare agli effetti speciali più costosi. L’ottima interpretazione del cast ( nel quale figura anche Adriano Giannini in un ruolo apparentemente marginale) rende questo film decisamente unico e ascrivibile tra i capolavori di Tony Scott, morto suicida nel 2012 dopo essersi gettato dal Vincent Thomas Bridge di San Pedro, Los Angeles, dopo aver appreso di essere affetto da un tumore celebrale. Denzel Washington riesce a mettere in scena un personaggio che non trova pace nelle azioni che ha commesso in passato se non in quello di punirsi. Pita rappresenta per lui la via del riscatto personale oltre che professionale, dandogli di fatto una ragione di vita. Un film decisamente molto interessante che va visto più di una volta per poterne apprezzare appieno ogni singolo dettaglio.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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