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Magari fossi nata stronza, poesie contro l’anestetizzazione dei sentimenti

Si sa, leggere in Italia sta diventando arte ormai desueta. Certo, questo articolo non vuole essere l’ennesima fiera dei luoghi comuni, ma è molto più facile incontrare in metro una persona intenta a trovare la giusta posa per realizzare il tanto agnognato selfie perfetto piuttosto che qualcuno intento a leggere un buon libro.

Questo perchè abbiamo perso l’abitudine, quella sana e creativa abitudine che (dovrebbe) permetterci di distinguerci dalla massa che tende a non porsi più domande ma ad accettare passivamente tutto. Nessuna domanda, nessun problema. E tutto naviga nelle acque sempre più torbide del conformismo dilagante.

Ma in tutta quella letteratura che da anni viena imposta dai cosiddetti custodi ultimi dell’italico sapere, ridotti poco più che a macchiette intente a puntare perennemente il fascio delle luci dei riflettori sui loro visi che sulle loro opere, ci sono stati (e per fortuna ci sono ancora) delle piacevolissime eccezioni.

Tra questi figura una giovane poetessa, capace di scardinare i vetusti meccanismi che vogliono relegare la poesia (e il ruolo di poeta) ad un desueto dagherrotipo. Il suo nome è Elena De Blasio, fiorentina di nascita ma cittadina del mondo, che con le sue poesie è riuscita a traslare in un contesto decisamente più giovane e fresco questo ruolo che sembrava prossimo all’estinzione.

Avida lettrice, sviluppa fin dalla tenera età il desiderio di poter pubblicare un libro contentente i suoi componimenti.  La vita la porta a viaggiare in giro per il mondo, dandole la possibilità di trovare perenne ispirazione per le sue poesie usate come dinamite letteraria per descrivere le emozioni umane attraverso uno stile non convenzionale e diretto.

Nel 2018, per conto di un giovane ma già ben strutturato progetto editoriale chiamato TheDotCompany, pubblica il suo primo libro di poesie che è fin dal titolo un chiaro riferimento al suo stile originale e tagliente: Magari fossi nata stronza. Settantadue pagine dove la poetessa classe 1985, tra una sigaretta e l’altra, prende per mano il lettore introducendolo senza inutili salamelecchi all’interno della sua personale visione interiore del mondo e della realtà.

Proprio come il suo padre putativo letterario Charles Bukowski (prima che diventasse il punto di riferimento per i cosiddetti citazionisti da social network), anche lo stile di Elena è ispirato dalla vita quotidiana e di quel vasto campionario umano che ha modo di osservare in tutte le sue variegate e complesse sfacettature tra gli scaffali della libreria nella quale lavora in quel di Monza. Ne analizza vizi e virtù spiegando l’essenza più pura dei sentimenti che amplifica il quotidiano attraverso una lente che, causticamente, nulla perdona se non l’essere tutti accomunati da quelle debolezze che ci rendono così fottutamente umani.

Spegnete quella cazzo di tv, evitate di farvi l’abbronzatura da smartphone, ordinate la vostra copia di Magari fossi nata stronza entrando in contatto con la prosa di Elena e cominciate ad usare il cervello. Perchè come diceva qualcuno di gran lunga più in gamba del pover stronzo che vi sta scrivendo, la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto. 

Hank Cignatta

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