Luther Allison, storia di una leggenda senza tempo del blues

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In un mondo dove non contano più l’emozioni che un brano musicale è in grado di regalare, per fortuna c’è ancora spazio per la scoperta di artisti sensazionali che sono un reale valore aggiunto per sopravvivere a questi fottuti tempi del cazzo. Abbiate pazienza, spesse volte le incazzature (eccoci, ci risiamo) portano ad essere volgari. E se a questo aggiungete il fatto che mi sto avviando verso un naturale processo di ossidazione volgarmente definito vecchiaia, il quadro (di merda, ovviamente) è presto ben chiaro. Per il povero bastardo che vi scrive la musica è vitale ed ho l’abitudine di ascoltarla in ogni ambito della mia quotidianità. La sparo con il volume a stecca mentre sono in macchina, suscitando la perplessità degli automobilisti astanti o di chi ha la (s)fortuna di stare in macchina con me e mi accompagna mentre lavoro. Una colonna sonora continua che scandisce le mie giornate e le mie emozioni. Ciò mi porta a ricercare nuove sonorità e nuovi artisti, al di fuori delle ormai conclamate certezze che compongono le mie playlist.

Ascoltare musica mentre si scrive dovrebbe essere incluso come uno dei patrimoni dell’umanità

Nello specifico, la musica del bluesman statunitense Luther Allison è stata ed è tutt’ora, tra le altre cose, un perfetto antidepressivo per cercare di rimettere insieme i cocci della mia esistenza, recentemente infranta contro il sadico senso dell’umorismo del destino. Una potente colonna sonora da accompagnare ad un bicchiere di whiskey per l’eradicazione di ogni preoccupazione quotidiana. Luther Allison impara a suonare la chitarra da autodidatta, ascoltando i grandi artisti blues. A metà degli anni cinquanta frequenta i vari club blues di Chicago, dove spera di mettersi in mostra per avere la sua occasione. In questo periodo riesce a suonare con la band dei leggendari bluesmen Howlin’ Wolf e James Cotton.

Luther Allison intento a suonare quella chitarra con la quale è capace di toccare le più profonde corde dell’anima

Quella grande occasione sperata e cercata da tempo giunge finalmente nel 1957, ottenendo l’invito di Muddy Waters a raggiungerlo sul palco. Qui ha modo di mettersi in mostra e il suo nome inizia a girare in diversi club di blues tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta, riuscendo ad incidere il suo primo singolo nel 1965. La pubblicazione del suo primo album, Love me mama, è del 1969 e getta le basi per il suo stile unico, cadenzato dal suono pulito della sua chitarra elettrica e della sua voce potente, perfetti per riempire quei vuoti d’animo che la vita è solita scavare nell’umana esistenza.

Negli anni Settanta gira in tour tutti gli Stati Uniti e viene scritturato dalla leggendaria etichetta discografica Motown (uno dei pochi bluesmen a riuscirci), con la quale incide nel 1973 il sempre attuale (a partire già dal titolo) Bad News Is Coming. Animale da palcoscenico, Allison durante i live interagisce con il pubblico in una maniera unica, rendendo ogni sua esibizione un tipo di esperienza in grado di andare oltre il semplice modo di venire a contatto con uno dei più importanti maestri blues di sempre. Nel 1997, nel bel mezzo di un tour estivo, Allison accusa dolori al petto e problemi di respirazione. La diagnosi è impietosa: gli viene diagnosticato un tumore ad un polmone le cui metastasi si stavano espandendo fino alla spina dorsale. Muore dopo un breve periodo di coma a soli cinquantotto anni, consegnando la sua figura e la sua musica alla leggenda, entrando l’anno seguente di diritto all’interno della Blues Hall Of Fame. Suo figlio Bernard ha ereditato lo stesso tocco nel blues, portandone avanti la memoria e quel talento unico che si avverte anche nella sua produzione. Vedete, trovare del buon blues è un po’ come la vita: non è facile trovarne di buono in grado di attecchirsi ai brandelli dell’anima, ma quando si riesce a scovare non ti lascia più. E quello di Luther Allison è sicuramente uno di quelli. Ascoltare per credere.

Hank Cignatta

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