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Lucifer e il diabolico fascino della dissolutezza

Resto li in attesa di quell’ultimo barlume senziente capace di farmi mettere in modo per decidere come intrattenermi in quella serata feriale in attesa di perdere i sensi per poi ritornare al mondo in malo modo la mattina del giorno seguente. Mentre mi sono completamente sciolto prendendo la forma del divano che ospita le mie pesanti terga, prendo il telecomando e lo punto contro il televisore.

In pochi istanti la tv aggredisce l’oscurità che fino a qualche istante prima regnava nella mia stanza e mi aggredisce con uno tsunami di inquinamento acustico e visivo al quale non riesco ad avere scampo. Impugnando il telecomando come unica arma capace di garantire la mia incolumità in quel frangente vado errando senza meta catodicamente da un canale all’altro. Mentre perdo quella già esigua percentuale delle mie rimanenti facoltà mentali la mia abilità nell’ormai olimpica disciplina dello zapping ossessivo-compulsivo termina giungendo dinnanzi ad un telefilm. Ad una prima disamina non si tratta dell’ennesimo medical drama che continuano ad andare di moda.

Un tizio in un elegante vestito italiano sfreccia sulla sua decappottabile tra le trafficate strade di Los Angeles. Fin qui tutto bene. Il tizio in questione afferma di essere Lucifero, il re degli inferi, sceso sulla terra per prendersi una pausa dall’infernale casino del luogo dedicato alla dannazione eterna per eccellenza. Può starci. Per vivere questa sua nuova avventura sulla Terra di quei gran cazzari casinisti degli esseri umani il diavolo ha un’identità dal suono ammaliante (Lucifer Morningstar). A differenza delle millenarie raffigurazione di Satana qui non ci sono baffi, pizzetto, corna e forcone. Lucifero è un azzimato uomo sulla trentina, incline al buongusto in ogni sua raffinata forma nonché dedito alla dissolutezza più assoluta.

Quest’ultima ha libero sfogo presso il Lux, il locale più alla moda della città di cui è il proprietario e dove ogni tanto si abbandona a brillanti esibizioni al piano per ammaliare ed intrattenere gli avventori del locale. Tutto ciò continua ad avere la mia curiosità. Parte la sigla e un dettaglio mi folgora definitivamente: il creatore della serie è Tom Kapinos, già autore di Californication. E’ fatta. Se prima aveva la mia curiosità, questo telefilm ora ha la mia completa attenzione. Ed ecco un nuovo motivo per dare un poderoso calcio nelle palle alla mia già cagionevole vita sociale.

Senza rendermene conto mi sono letteralmente divorato tre stagioni in meno di due settimane: ogni episodio tira l’altro e tranne un brevissimo caso di entropia narrativa della durata di tre episodi che sopraggiunge nella terza stagione lo show è assai gradevole. La storia è tratta dal personaggio creato da Neil Gaiman, Sam Keith e Mike Dringenberg tratto dalla serie a fumetti DC Comics The Sandman, che in seguito è diventato protagonista di uno spin off pubblicato per conto della DC Vertigo. La genialità di Lucifer risiede nella sua essenza narrativa: il diavolo che scende sulla Terra per staccare la spina dalle torture e dalle dannazioni dell’inferno per cercare di meglio comprendere l’umanità, la più complessa delle creature di quel padre con il quale ha un rapporto che definire conflittuale è un mero eufemismo. E il fatto che sia proprietario del locale dove ha luogo tutta la dissolutezza e la bancarotta morale della città degli angeli per poi diventare consulente civile per LAPD è un vero colpo di genio. Ogni personaggio che ruota intorno alle vicende di Morningstar è a suo modo unico: Amenadiel, la psicologa Linda Martin, l’iperattiva scienziata forense Ella Lopez, la guardia del corpo di Lucifer e in seguito cacciatrice di taglie Maze, l’affascinante avvocatessa Charlotte Richards e il detective Dan Espinoza. Senza dimenticare la detective Chloe Deker, partner di Lucifer nel cercare di risolvere i crimini che serpeggiano in città, unica persona capace di mostrare il lato più umano del diavolo.

Il talento di Tom Kapinos è grande e si ripete con questo show. C’è molto di Hank Moody in Lucifer Morningstar anche se sono personaggi diversi inseriti in contesti opposti, ma che tradiscono in fin dei conti la medesima affezione per quella dissolutezza il cui richiamo risulta affascinante per entrambi. La rappresentazione stessa dell’inferno, che abbandona il cliché delle ardenti fiamme per lasciare il posto ad un luogo decisamente più a misura umana. Un espediente diabolicamente geniale per descrivere come questa realtà terrena sia, alle volte, una delle dannazioni più perverse create dall’umanità dove(forse) lo stesso Satana potrebbe prenderne ispirazione per il luogo di confino delle anime dannate.

Apprezzabile anche l’aggiornata ma sempre dettagliata descrizione di Los Angeles, la città per eccellenza degli scrittori nonché meta urbana perfetta per il peccato, talmente perfetta da essere scelta da Lucifer tra tutte le mete del mondo (superando perfino Las Vegas). Senza dubbio una versione originale rispetto a quelle finora messe in scena da film e altre serie tv riguardanti il medesimo argomento.E Lucifero non è mai stato così dannatamente interessante.

Hank Cignatta

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