L’insostenibile leggerezza dell’essere della censura perbenista

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Ogni mattina, in Italia, un perbenista si sveglia e sa che dovrà indignarsi più velocemente del buonsenso o la sua giornata non avrà uno scopo. Ogni mattina, in Italia, un moralista si sveglia e sa che deve indignarsi più velocemente del perbenista o la sua bile sarà sprecata. Quando il sole sorge, non importa che tu sia un perbenista o un moralista: inizia ad indignarti.

Moderno compedio del perbenista/moralista

Ci risiamo: l’esercito dei moralisti/perbenisti è riuscito a mettere a segno un nuovo colpo grazie al quale le sorti educative del Paese sono tornate al sicuro. Le nuove generazioni, educate da zio Facebook, cugino Instagram e fratello Youtube sentitamente ringraziano, con la piena consapevolezza che tale gesto sarà in grado di infondere nuova linfa a quella crisi di valori che i loro stessi genitori non sono stati in grado di dare loro. Caroselli per le strade e scene di giubilo per le piazze: il bene ha trionfato su ogni cosa. Davvero qualunque cosa. Anche sul buonsenso, parola ormai buona da essere legata all’interno di qualche prolisso e polveroso dizionario, strumento dal nome vetusto tanto quanto il suo impiego. Qualche settimana fa ha fatto discutere la censura dello spot di una nota compagnia telefonica con protagonista il buon Lino Banfi nei panni del leggendario allenatore nel pallone Oronzo Canà, colpevole di lanciare un porca puttena nell’etere a causa della cattiva ricezione del segnale televisivo in seguito alla segnalazione del Moige (Movimento Italiano Genitori). L’azione dei genitori che sono letteralmente svenuti nell’udire tali volgarità invadere i vergini padiglioni auricolari della loro immacolata prole ha portato alla messa in onda di una versione edulcorata e senza la “parola incriminata” nella fascia diurna per poi permettere la messa in onda della versione non censurata nei blocchi pubblicitari in seconda serata.

Spezzone dello spot con il passaggio incriminèto

In Italia è sempre stato difficile smussare gli angoli di una certa moralità bacchettona che vorrebbe ma non può: lo si è visto negli anni Ottanta con l’avvento pop della pornografia e dei suoi più significativi e significative rappresentati e in tantissimi altri aspetti della vita del nostro Paese. Un Paese che vorrebbe ridere anche di gusto su una determinata cosa, ma che non può perché si fa torto ad un determinato credo o una determinata causa. D’altronde si sa, oggigiorno essere impegnati (o presunti tali) fa fine e fa raccattare likes. Anche da un punto di vista televisivo molti show o serie animate sono passate dal tubo catodico tricolore con alterne fortune. L’esempio che ha più successo in assoluto è rappresentato da I Simpson, religiosamente messi in onda da Mediaset (al secolo Fininvest) senza sosta dal 1991 in diverse fasce orarie e in diverse forme (e per fortuna). In tempi più recenti I Griffin rappresenta il pomo della discordia delle varie associazioni cristiane e per la famiglia, che dopo aver per anni usato Marilyn Manson come capro espiatorio per le colpe di ogni nefandezza accadute sulla Terra dalla genesi fino ad oggi, ha spostato le sue mire sulla serie animata statunitense. Creata nel 1999 da quell’adorabile canaglia di Seth MacFarlane, è una versione sotto acido dei Simpson traslata con tutti i casini che la moderna società propone. La messa in onda dello show (attualmente proposta nella fascia dell’ora di pranzo con la nuova stagione inedita in prima visione) ha subìto diversi collocamento all’interno del palinsesto del sesto canale del telecomando a causa delle segnalazioni e delle lamentele di padri con la schiuma alla bocca e di madri svenute sul pavimento del loro soggiorno, intente a chiedersi perché, perché nessuno pensi ai bambini.

Alla spasmodica ricerca di trovare un modo di darsi sollievo alle mani, l’ultimo affondo per la messa al bando di qualsivoglia forma di umorismo nero o non in linea con sani e cristiani princìpi giunge da parte dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie delle Comunicazioni, che ha inflitto alla Disney (proprietaria del canale a pagamento FOX) una multa di sessantaduemila (e cinquecento) euro a causa della messa in onda di un episodio de I Griffin. Per l’esattezza si tratta della puntata intitolata Gesù, Giuseppe e Maria!, ottavo episodio dell’undicesima stagione delle vicende di Peter Griffin e della sua famiglia. La trama mette in scena la parodia della natività nell’irriverente e caustico stile dei Griffin, dove (anche) per mezzo di battute considerate abbastanza forti secondo i delicati canoni della delicata sensibilità della società moderna di cose che vanno prese per quello che sono: delle fottutissime battute. Il fattaccio è avvenuto lo scorso marzo e l’esito di quanto segnalato dall’Agcom è stato reso noto soltanto nella giornata di del 9 settembre 2021. Le motivazioni che hanno portato a tale provvedimento, come si legge nella nota dell’autorità amministrativa indipendente italiana, sono “di aver messo in onda in fascia protetta una puntata caratterizzata da dialoghi contenenti uso reiterato e gratuito di espressioni volgari, di turpiloquio, scurrilità e offese alle confessioni e ai sentimenti religiosi“. La Walt Disney, dal canto suo, ha fatto sapere che si tratta di una serie animata generalmente indirizzata ad un pubblico di adulti e non di bambini, facendo notare che la messa in onda dell’episodio sul canale è caratterizzato dalla comparsa di un avviso di BA (Bambini Accompagnati) e che è possibile impedirne la visione per mezzo dell’introduzione di un sistema di protezione contenente un pin chiamato Parental Control.

Abbiamo già annunciato la prematura e triste morte del cosiddetto Black Humor e mai ci stancheremo di denunciare come la folle corsa al perbenismo altro non è che una maldestra e pericolosa mancanza di semplice buonsenso. Ciò che rattrista è che dalla pubblicazione di quell’articolo nulla è cambiato e ogni giorno vengono trovati nuovi modi per soverchiare cose che possono essere definite con il loro giusto nome: maleodoranti puttanate. A onor del vero anche la Disney adesso prova sulla sua pelle i risultati di una indottrinata e cieca politica inclusiva, che in questo caso le si è ritorta dolorosissimamente contro. E’ altresì vero che ci sono molti modi per cercare di impedire la visione di contenuti che, a detta di determinate associazioni, ledono il regolare sviluppo cognitivo delle nuove generazioni, quotidianamente bombardate da suoni, immagini e video dai contenuti spesso stupidi o addirittura pericolosi. Una soluzione potrebbe essere quella, da parte di alcuni genitori, di iniziare a fare realmente il ruolo e smettere di demandare tale compito a cellulari, tablet e video su Youtube educando i propri figli a comprendere ciò che è realmente giusto da ciò che è realmente sbagliato, facendo loro comprendere che si può essere delle persone civili anche ridendo di una battuta che la maggior parte delle persone condanna, in quanto non in grado di dare reale importanza ai veri problemi della vita. In fondo I Griffin, così come I Simpsons, South Park, Spongebob e tante altre serie non sono decisamente per bambini. Ma fate una prova: provate a fare una carrellata nei canali la cui programmazione mette in onda programmi considerati a prova di bambini: molti sono decisamente rivolti agli adulti. Mi domando se la censura totale viene considerata la scelta migliore per tutelare l’innocenza dei bambini (perennemente messa a repentaglio, seguendo il filone di tale logica) pensando di farli diventare degli adulti migliori ma trasformandoli lentamente, di fatto, in adulti coglioni. E adesso censuratemi, cazzo.

Hank Cignatta

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