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L’inossidabile Manny Pacquiao, il campione capace di mettere KO anche il tempo

Manny Pacquiao ce l’ha fatta: il pugile filippino lo scorso sabato notte si è laureato campione mondiale dei pesi welter WBC sconfiggendo ai punti per verdetto non unanime il temibile Keith “One Time” Thurman, soprannominato così per la sua fama di “anestesista” del ring, che si è presentato a questa sfida cercando di difendere la sua imbattibilità che durava da ventotto incontri. Ma quando si incontra un pugile di esperienza e di talento come Pacquiao spesse volte certi dettagli non contano. Pacman (come viene soprannominato dai suoi sostenitori) ha dovuto anche far fronte ai numerosi dubbi (ampiamente fugati) circa la sua attuale condizione che gli sono stati mossi in seguito alle ultime quattro sconfitte delle sette totali maturate in carriera, giunte negli undici incontri precedenti a quello che lo hanno visto incrociare i guantoni con Thurman.

Manny Pacquiao (a sinistra) nel corso di un faccia a faccia con Keith Thurman (a destra) durante la conferenza stampa del match che li ha visti contrapposti

Pacquiao è un personaggio che ha travalicato il suo ruolo di pugile: nelle Filippine, suo Paese natale, è venerato quasi come una divinità. Basti pensare che quando sale sul ring il tasso di criminalità è praticamente nullo. E’ proprietario di una squadra di basket (altra sua grande passione sportiva), gli MP Hotel Warriors, che militano nella serie A di basket filippino ed è inoltre membro onorario della squadra NBA dei Boston Celtics. Ha anche recitato in qualche film e partecipato a diversi show televisivi oltre ad incidere un disco capace di scalare le vette musicali filippine fino a diventare disco di platino.

Tra tutte queste attività che esulano dal pugilato grande importanza ricopre nella sua vita l’attività politica, che lo ha visto fare una lunga gavetta che lo ha portato ad essere eletto senatore in patria nel 2016 ricevendo l’incarico di presidiare il comitato sportivo e delle opere pubbliche. Tanti, troppi interessi che lo hanno fatto riflettere circa l’importante decisione di appendere i guantoni al chiodo per dare priorità a tutto il resto. Ma l’amore nei confronti della Nobile Arte, che gli ha permesso di raggiungere un riscatto sociale dalle condizioni di estrema povertà nelle quali viveva quando era piccolo oltre che a manifestare il suo immenso talento pugilistico, è più forte di qualsiasi cosa.

Manny Pacquiao sferra un chirurgico destro al volto di Thurman durante il match di sabato scorso

Nonostante le prese in giro e le battute al vetriolo da parte di Thurman nei confronti di Pacquiao fatte alla vigilia del match e durante la conferenza stampa di presentazione dell’incontro l’unico verdetto che conta è quello del ring. Il campione asiatico come da sua abitudine non ha replicato alle provocazioni e una volta salito sul ring ha dimostrato tutta la magnificenza di quel talento che lo hanno reso uno dei pugili più famosi e talentosi della boxe moderna. Atterrato già nei minuti iniziali del primo round, sorpreso da una rapida e potente combinazione del suo avversario, Thurman ha dovuto fare i conti con (forse) una delle versioni più in forma di Manny Pacquiao. Il campione di General Santos, nonostante i dieci anni in più del suo sfidante, ha dimostrato di avere ancora una tecnica sopraffina e ancora tanto fiato da poter reggere senza troppi problemi i round sulla lunghezza. Intendiamoci: Thurman dal canto suo non ha dato maniera a Pacquiao di poter intendere l’incontro come una piacevole passeggiata di salute ma si è dovuto arrendere all’esperienza di un grandissimo campione. Sarà la genetica, l’atteggiamento che lo accompagna durante la preparazione di ogni match o l’atteggiamento mentale. Qualsiasi sia la ragione, Pacquiao ha scritto un’altra grandissima pagina di sport e del pugilato, mettendo KO gli scettici e il tempo.

Hank Cignatta

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