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L’inevitabile anacronismo di Facebook

Da padre di tutti i social network a strumento destinato ad una inevitabile crisi: il “giocattolo” ideato da Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskowitz, Chris Hughes e Mark Zuckerberg è passato da essere il padre di tutti i social network ad una costante trappola utile per misurare l’abisso culturale nel quale sprofonda la società liquida dalle molte velleità di libertà che in realtà si perde in mezzo bicchiere d’acqua. Nel corso degli ultimi anni Facebook è diventato il refugium peccatorum di una frustrazione generalizzata che non riesce a trovare sfogo se non nella frenetica digitazione di odio ed ignoranza veicolata per mezzo di una tastiera fisica e virtuale.

Facebook sta registrando un numero sempre maggiore di utenti che abbandonano il “padre ” dei social network a favore di altre realtà quali Instagram, comprata per un miliardo e mezzo di dollari nel 2012 sempre da Facebook

Ecco quindi che i cosiddetti telefoni intelligenti si fanno megafono di ogni più abbietto pensiero che abbandona le più recondite e sfitte anticamere del cervello comune per dimostrare nuovamente (qualora ce ne fosse ulteriore conferma) di come l’estinzione del genere umano è l’unica via perseguibile per ristabilire quell’equilibrio da tempo ormai perduto.

Una triste diapositiva dei giorni d’oggi

E se da una parte la grande maggioranza degli utenti dei social network li usano come valvola di sfogo per dare adito all’ignoranza e all’abbrutimento di belluina fattura il perbenismo sale in cattedra, inculcando il cosiddetto fondamentalismo del pensiero unico al quale non si può sfuggire. I sintomi sono multipli e assai comuni: profonda mancanza di carattere e personalità, completa non contemplazione del black humor e una vita passata a prendersi troppo dannatamente sul serio. Se da una parte Facebook per mezzo del cambio continuo del suo algoritmo cerca di contrastare chi ha i neuroni ancora confezionati nella carta di imballaggio del pluriball, dall’altra crea pericolosi precedenti dove si vanno a censurare anche comportamenti che nulla hanno a che fare con una cattiva condotta.

Hank Cignatta

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