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E' vero. E' giornalismo. E' Gonzo, bellezza.

Lester Bangs, l’unica (e ultima) vera rockstar del giornalismo musicale

Parlare di Lester Bangs significa rievocare un tipo di giornalismo che, purtroppo, non esiste più. O meglio, esiste sulla carta ma non più nel lato pratico. Leslie “Lester” Conway Bangs era un critico musicale. Ma non solo. Divenne fin dai suoi primi lavori un punto di riferimento per la controcultura americana, che tra gli anni sessanta e settanta era nel vivo.

Nel 1969 divenne giornalista freelance, in possesso della “licenza di uccidere” i grandi gruppi rock in voga all’epoca. Esordì inviando un articolo alla rivista musicale Rolling Stones dove faceva a pezzi il gruppo musicale degli MC5. Nella redazione della bibbia delle riviste musicali vi ci rimase fino al 1973, dalla quale venne cacciato con l’accusa di parlare male dei musicisti. Mandò tutto e tutti affanculo, decidendo di trasferirsi a Detroit ed iniziando a scrivere per la rivista musicale Creem.

Grazie al suo approdo a questa rivista Bangs avrà modo di pubblicare i suoi articoli più celebri, dove potrà mettere in luce tutto il suo genio letterario. Bang è stato anche omaggiato dal mondo del cinema nel film Almost Famous- Quasi Famosi, pellicola del 1999 diretta da Cameron Crowe, dove un Philip Seymour Hoffman in stato di grazia ne ha fatto un ritratto sublime e preciso. 

Lester Bangs non è stato soltanto un giornalista e critico musicale, ma anche un fine scrittore dallo stile dissacrante e agrodolce che sapeva come fare centro senza troppi giri di parole. Oramai la stampa musicale è dominata da presunti emuli malriusciti di Lester Bangs, i quali fanno fatica a distinguere un buon pezzo dal rumore di una caldaia arrugginita. La presunzione di questa gente è quella di sapere fin nei minimi dettagli ciò che passa per la testa degli artisti, rendendoli dei pupazzi prevedibili in balia di poteri alti quali etichette discografiche e mass media vari ed eventuali.

Oddio, la maggior parte dei “cantanti” attuali sono così. Ma il discorso non è applicabile in quanto la maggior parte di loro sono frutto di un qualcosa di precostituito, atto a lanciarli ad un successo clamoroso a tutti i costi dove orde di persone dai gusti e dalle scelte lobotomizzate non saranno mai più in grado di fare delle libere decisioni. Decidendo a chi dare un gusto e sacrosanto successo a chi lo merita realmente.

Ma di che stiamo parlando. D’altronde siamo la società in cui tutte le canzoni rock di protesta degli anni sessanta e settanta sono diventate delle perfette colonne sonore di spot televisivi. E il colore ardente delle fiamme delle proteste di cui sono figlie sono state coperte dal verde del dio denaro. Parlare dei gruppi che tutti idolatrano non è semplice. Specialmente se i gruppi in questione hanno reso grande la storia di un genere musicale in continua evoluzione (all’epoca) come quello del rock. E non si tratta di andare controcorrente solamente perché esserlo è la nuova moda. Ma semplicemente per potare avanti il proprio pensiero.

Il proprio libero pensiero all’interno di una società che non smetterà mai di portare il paraocchi e di additare come stupido o insignificante ciò che non comprende o non conosce realmente. Questo mondo deve essere stato fin troppo stretto a Lester Bangs, il quale se ne è andato 1982 a causa di un’overdose mista di Destropropossifene, Dazepam e NyQuil mentre era intento ad ascoltare un album degli Human League. E con lui se ne va l’ultimo giornalista dal pensiero libero, seguito a ruota da Hunter S. Thompson di cui Bangs ammirava e seguiva lo stile. Diffidate da chi vi propone delle soluzioni preconfezionate, da chi ha la bacchetta magica per qualsiasi cosa o da chi vi da l’illusione di poter essere liberi di fare delle scelte. Siate sempre dei noti rompicoglioni. Il mondo ha bisogno di gente come voi.

Hank Cignatta

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