L’Arte della Difesa Personale, una dark comedy decisamente fuori dal comune

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Ci sono film che passano completamente in sordina, forse perché la distribuzione non li ritiene in grado di ambire al titolo di potenziali successi al botteghino. O molto più semplicemente perché lo spettatore medio, ormai completamente rincoglionito da film che fanno a gara a chi è in grado di mettere in scena gli effetti speciali più belli e costosi, è ormai disabituato a trovare la bellezza della trama in un film. Tra questi titoli che, purtroppo, non hanno avuto l’attenzione che avrebbero meritato vi è l’Arte della Difesa Personale. La genialità di questo titolo (raro caso in cui il titolo originale è stato tradotto nella sua versione italiana senza dare origine a nomi imbarazzati o che poco o nulla hanno a che fare con il contesto della pellicola) sta nel ricreare quello che sembrerebbe un video tutorial motivazionale per chi vuole approcciarsi al mondo dell’autodifesa. E in un certo senso può sembrare così. Ma in realtà è un qualcosa in grado di dare un poderoso calcio in culo alle vostre menti impigrite dalla quarantena.

L’attore statunitense Jesse Eisenberg (The Social Network) interpreta il ruolo del protagonista Casey Davis

Jesse Eisenberg interpreta il ruolo di Casey Davis, timido trentacinquenne che lavora come contabile in un’azienda. Ha una vita tranquilla, scandita dall’amore per il suo bassotto che gli permette di evadere dalla pressante routine che vive ogni giorno in ufficio, circondato da colleghi che non lo apprezzano e spesse volte lo vessano. Una sera, mentre si reca al supermercato per comprare del cibo per il suo cane, viene raggiunto e brutalmente aggredito da un gruppo di persone a bordo di una moto che lo fanno finire in gravi condizioni all’ospedale. Dopo essersi ripreso, vivrà un profondo senso di terrore causato dall’aggressione che lo alienerà dalla sua tranquillità. Decide quindi di comprare una pistola per la propria sicurezza: durante l’attesa di legge per consentire un controllo dei suoi precedenti, giunge nei pressi di una palestra di Karate, gestita da Sensei. Ciò porterà un grande cambiamento nella vita e nel carattere di Casey. E nulla sarà più come prima.

Casey alle prese con gli allenamenti di Karate

L’Arte della Difesa Personale è una commedia dal retrogusto agrodolce che affonda gli artigli all’interno di un problema molto attuale come quello, ad esempio, del bullismo. Casey, da timido individuo, diventa una persona cosciente delle sue potenzialità. Fa un percorso emotivo che lo porta a crescere fino ad abbandonare le sue paure e a diventare, in parte, ciò dal quale voleva tremendamente difendersi. Il successo di questo film è da ricercarsi nella non semplice tematica trattata, analizzata con un piglio decisamente originale. Nasce come una commedia con spiccate note drammatiche, si riesce a ridere ma anche a riflettere seriamente. Ne è la riprova il finale, in grado di far uscire dal naso i popcorn allo spettatore (mai capitato, ma qualora a voi fosse successo sarei seriamente interessato a capire come).

Casey nel gunshop intento a scegliere l’arma con la quale uccidere la sua paura

Il film riesce ad avere una sua personalità decisamente forte, senza essere un banale scimmiottamento di pellicole che fanno dell’eroe-in-cerca-di-riscatto il suo punto di forza. Non è di certo Karate Kid ma riesce a fare di questa arte marziale uno dei fulcri della sua trama. Altro aspetto interessante è come il regista, Riley Stearns, abbia scelto il Karate come arte marziale a differenza delle produzioni recenti che hanno posto l’accento su altre arti marziali e sport da combattimento come le MMA o il pugilato. Questo non è un film come tutti gli altri. Se state cercando un film decisamente non banale in grado di trasmettervi qualcosa (sia nel bene che nel male) e di farvi ridere facendovi capire quanto siate comuni nelle vostre paure ed insicurezze, recuperate assolutamente l’Arte della Difesa Personale. Niente sarà davvero più come prima.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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