La triste inutilità della Covid-19 society, ovvero come anche questa volta non abbiamo capito un cazzo. Cronaca di un giornalista Gonzo schifato dalla società

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Sguazzo nella piscina del mio subconscio, in totale balia dei miei sogni. Il mio flaccido culo è svogliatamente appoggiato su una poltrona gonfiabile, mentre una luce posta ai lati della piscina crea un gioco di luce che rende l’atmosfera molto eterea. Bevo avidamente una birra, mentre mi lascio trasportare dalla corrente e dagli eventi. Mi godo la situazione, inclino la testa sulla poltrona gonfiabile e chiudo gli occhi. Wicked Game di Chris Isaak fa da sottofondo al tutto, mentre cerco di capire da dove provenga la musica. Continuo a fluttuare senza meta, mentre mi scolo la birra. Prendo la bottiglia e la scaglio lontano davanti a me. Talmente lontano da non sentire il rumore del vetro che si infrange contro qualcosa o qualcuno. Dietro di me su un grande schermo vengono proiettati momenti della mia esistenza: gioie, dolori, vittorie, sconfitte, persone importanti ed inutili, amori di una vita e persone da infuocati rapporti celebrativi della durata di una notte. Rido piano, in maniera isterica, mentre vengo disarcionato dalla poltrona gonfiabile per poi finire nella piscina. L’acqua si fa di un rosso intenso, sempre più intenso. Mentre la mia risata si fa sempre più isterica, apro bruscamente gli occhi su questa dimensione. Nöel, la mia cucciola di pitbull di otto mesi, mi lecca il viso per tranquillizzarmi. La accarezzo ed inizia così la mia giornata. Che sogno del cazzo.

La scenografia delle mie angosce oniriche

Ho sempre il brutto vizio (o la cattiva abitudine, dipende dai punti di vista) di guardare in modo spasmodico ed ossessivo le notizie a cadenza oraria. Un mix malato tra deformazione professionale e il timore di non poter sapere che cosa accade nella realtà che mi circonda. Dopo aggiornamenti monotematici che hanno come protagonista il Coronavirus, l’informazione ha iniziato a puntare i suoi riflettori sulla tanto agognata Fase 2, periodo che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) cercare di riportarci lentamente verso una parvenza di normalità. Ormai questa parola è stata completamente esautorata dal suo significato originale: ciò è avvenuto anni prima dell’avvento di questo virus che ci ha fatto ampiamente capire che le nostre certezze non erano nient’altro che regole scritte sulla sabbia in una giornata di alta marea. Ma adesso, dove rimpiangiamo anche solo il fatto di poter bere un caffè o di mangiare una pizza in compagnia dei nostri amici, cerchiamo di ripartire da zero dando il giusto significato ad una parola da troppo tempo relegata alla vetusta ricerca del dizionario.

L’accessorio diventato indispensabile nella società ai tempi del Coronavirus: la mascherina

Siamo un popolo di cazzoni, è inutile negarlo. Se ci viene detto di fare una cosa, per istinto ci viene naturale fare completamente l’opposto. E se a cose normali è pieno di individui che fanno abuso del libero arbitrio figuriamoci in una situazione di emergenza. La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri, mi ha sempre detto mia madre. Io cago il cazzo in maniera esasperante fino a quando non trovo qualcuno che mi fa finalmente capire come gira il mondo, risponde il prossimo in coro. C’era da aspettarsi che questa tanto decantata fase 2 fosse un vero e proprio tana libera tutti che, inevitabilmente, ci porterà a tornare nuovamente sotto sale per un periodo di tempo indefinito. Mentre tutto la fuori appassisce e la società vede andare in fumo tutto ciò di buono che si è fatto finora per evitare che si innescasse una guerra civile. Le persone fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, imprenditori si tolgono la vita perché sono schiacciati da pensieri e debiti e metà dei giovani (che non lo saranno per sempre) si fanno la guerra per realtà lavorative che li porta inevitabilmente a svendersi e a fare una pericolosa guerra al ribasso all’interno di un mondo del lavoro a cui piace sguazzare in una vasca riempita a getto continuo di sangue sempre più giovane e vigoroso.

Tempi folli, quelli che stiamo vivendo. Mentre la politica, da troppo tempo con la dignità svenduta per una manciata di voti e di vacue promesse che sono ancora in attesa di essere mantenute, affossa un Paese già oltre il baratro. E se il popolo ha fame date loro delle pizze. Rigorosamente consegnate a domicilio. La società del Covid-19 ha quindi imparato in un lasso di tempo relativamente breve a convivere con un nemico invisibile che ha mandato a fanculo quelle poche certezze che pensava di poter avere. E tra un #andràtuttobene, #distantimauniti e altre favolette buone per turisti creduloni e inguaribili romantici, la situazione non è cambiata. Non abbiamo capito un cazzo prima della pandemia e non capiremo nulla dopo, sempre se questa situazione possa stabilizzarsi. Se la nostra unica preoccupazione principale è poter fare l’aperitivo ai Navigli, sperare di poter rivivere la movida sulle sponde dei Murazzi e trovare la mascherina in tinta con la tuta o i pantaloni con i risvoltini il Covid-19 ha davvero fallito nel suo tentativo di farci capire come il vero virus sia il genere umano.

Un esempio tremendamente attuale della società odierna tratta dal film Essi Vivono del 1988 diretto da John Carpenter

So già che cosa starete pensando ( e francamente poco mi importa): il povero stronzo che vi sta scrivendo si è bevuto con il ghiaccio quel misero neurone che gli era rimasto. Molto probabilmente è così. Ma ho ancora una parvenza di lucidità che mi permette di comprendere come tante cose stiano andando in merda. Abbiamo subito un vero e proprio bombardamento psicologico dove non si poteva vedere la tv o accendere la radio senza incappare in accorati e replicati messaggi dove si invitava a seguire semplici ma fondamentali regole per cercare di contenere il contagio. Avete fatto caso al fatto che nessuno ci spiega più come vivere ai tempi del Coronavirus? Più nessun messaggio piazzato ad ogni piè sospinto per dirci che cosa fare. Certo, oramai non siamo più sotto sale. Per il momento. Ecco quindi che arrivano spot istituzionali su come mettere le mascherine, dove metterle e che cosa fare ogni qual volta torniamo a casa per chiuderci alle spalle la porta su questa incasinata realtà. E tra vacue parole rassicuranti, promesse che non sono seguite da fatti concreti e una tensione sociale che si taglia con un grissino, la Covid-19 Society va avanti a flash mob (perché definirle puttanate fine a loro stesse pareva davvero brutto), tutorial, consegne a domicilio e cibi precotti. Va tutto bene finché non va tutto male. E quando andrà tutto ancora peggio saranno davvero volatili per diabetici.

Hank Cignatta

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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