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E' Vero. E' gonzo. E' giornalismo, bellezza.

La sindrome di Mark Renton

Scadenze. Appuntamenti. Persone da vedere e sorrisi plastici tatuati sul mio volto che proprio non è abituato a quella strana espressione che si chiama sorriso.Mentre sono intenta ad iniziare la colazione dei campioni senza un preciso motivo apparente nella mia testa rimbomba come un eco il monologo finale che Mark Renton recita nel finale della versione cinematografica di Trainspotting. 

Allora perché l’ho fatto? Potrei dare un milione di risposte tutte false. La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò, è l’ultima volta che faccio cose come questa, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita. Già adesso non vedo l’ora, diventerò esattamente come voi: il lavoro, la famiglia, il maxi televisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l’apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai da te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario d’ufficio, bravo a golf, l’auto lavata, tanti maglioni, natale in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.

Vengo richiamata prepotentemente alla realtà dal fastidioso suono del campanello. Un’ometto dall’aspetto grigio, con una cartellina in mano, sorride appollaiato al cancello di casa mia. Mentre sciorina tutte le fantastiche caratteristiche dell’aspirapolvere che il malcapitato ha intenzione di vendermi e scoprendo  di saper insultare in sanscrito allontano il grigio figuro dal cancello di casa mia mentre m’incazzo ancora di più al pensiero di essere stata interrotta nel bel mezzo del mio flusso creativo per assistere al tentativo di vendita di un aspirapolvere del cazzo.

Vedete? Non importa quanto voi cerchiate di rifuggire dai malati e perversi meccanismi del consumismo. Quest’ultimo vi scoverà nell’apice della vostra intimità e vi convincerà che l’unica soluzione a tutti i vostri problemi sia quello di comprare a ciclo continuo. Per poi accorgervi di non avere più il becco di un quattrino, per poi lavorare e tornare a comprare. Ancora e ancora. Ho lavorato nel settore del commercio per circa dodici anni e se c’è una cosa che ho imparato da questa esperienza è che la stupidità dell’essere umano non conosce limiti né confini.

Li vedi deambulare tra le vetrine come se avessero di colpo dimenticato la strada di casa, entrando ed uscendo dai negozi senza avere la benché minima idea su quello che stanno realmente cercando. Forse perché quello che stanno realmente cercando è una via di fuga dalla monotonia delle loro esistenze, nelle quali il valore massimo pare essere all’altezza di qualsiasi situazione. Sempre e comunque. Ma di cosa, esattamente? All’altezza di un modello di vita che qualcun altro ha creato per loro. Esattamente quello di cui parlava Mark Renton già ventitré anni fa. 

Tanto è passato da allora ma nulla pare essere cambiato. Per avere l’amara conferma di tutto ciò mi basta passare dieci minuti a scorrere i profili Facebook dei miei ex compagni di classe: sposati con degna prole al seguito, una casa con tanto di giardino, due gatti e una sequela infinita di post e scatti nei quali attestare la propria felicità per aver dato una svolta sincera alle proprie esistenze.

A differenza di quello che si potrebbe percepire, non c’è invidia nelle mie parole per il raggiungimento di una simile miseria umana. La felicità è un concetto soggettivo, certo. Ma qualcosa inizia decisamente a non quadrare se per raggiungerla bisogna “partire dal pratino e andare fino in cielo, se poi hanno più parabole su tetto che San Marco nel vangelo”, come cantava Frankie Hi- NRG MC nella sua profetica canzone Quelli Che Benpensano. Le uniche occasioni nelle quali si rivolgono la parola al di fuori di uno smartphone o un pc sono gli eventi mondani nei quali presenziano indossando una maschera da famiglia perfetta. Neanche un capello fuori posto, per carità.  Tutto questo mentre il marito ha messo su pancia e la sua testa è diventato il teatro di posa di un disastro tricologico, alla moglie sono scese le tette all’altezza della pancia e i figli vengono cresciuti da dispositivi elettronici e da palinsesti televisivi dando loro la speranza di sfondare come futuri Youtuber o tronisti di Uomini e Donne. 

Li sentirete affermare che i soldi non sono mai abbastanza ma potrete scorgerli a fare le “vasche” tra i corridoi dello stesso centro commerciale che frequentano ogni maledetto fine settimana, in cerca dell’offerta che non si può rifiutare sull’elettrodomestico che, immancabilmente, troverà la sua naturale collocazione nella loro  cucina già affollata di inutili ammennicoli che hanno utilizzato una volta giusto per levarli dalla scatola. Bukowski diceva che “la gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto”.  Provare per credere (toh, un altro fottutissimo slogan pubblicitario). E voi avete già comprato il vostro maxi televisore del cazzo?

Miss Cianuro


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