Keira Knightley e il femminismo mancato (ma proprio alla grande)

Keira Knightley ha dichiarato che non farà più scene di nudo “a meno che il regista non sia una donna”.

(Sospiro. Mio, non della Knightley.)

Ha aggiunto inoltre che “se in un film si realizza una storia che riguarda quel viaggio tra maternità e accettazione del corpo, mi dispiace, ma credo che dovrebbe essere con una regista donna”.

(ph. fonte cinefilos.it)

Girl power, insomma. Quindi, secondo questa logica, i film diretti dagli uomini dovrebbero contenere solo personaggi maschili.

Bene, secondo me la Knightley ha detto una cazzata. E questa cazzata è solo una delle diverse che si sbandierano ogni tanto (soprattutto nel mondo del cinema) in nome del più patetico finto femminismo. E sottolineo finto perché di quello che è il vero femminismo, fatto di liberazione, emancipazione e parità, non credo ne abbia la più vaga idea.

Ah, aspetta. Però io sono un maschio. Non ne posso capire di queste cose.

Senza dubbio io non so cosa significhi avere il mestruo, né tantomeno ho sentito il peso degli sguardi altrui che si soffermavano sul mio sedere o sulle mie tette. E non sono stato vittima di un continuo lavaggio del cervello figlio di una propaganda storica che da sempre ha detto che il mio ruolo è quello di asserire in silenzio, cucinare e accudire i figli.

Però a mia discolpa ho anche buon senso. Non credo che le donne debbano avere un ruolo limitato nel quadro esistenziale, ma penso che debba essere uguale e paritetico all’uomo. E penso che sì, l’uomo nel corso della Storia sia stato parecchio stronzo nei confronti delle donne per cui oggi come oggi non sarebbe male aggiustare il tiro.

Sono però anche convinto che il tiro non si aggiusti con cazzatine tipo quella di affidare il racconto della donna a una regista donna. Perché trovo che alcuni maschi abbiano raccontato la donna in maniera eccelsa, tipo Neruda o Prevert nelle loro poesie. Modigliani nei suoi quadri. Pabst in quel capolavoro che è “Lulù, o il vaso di Pandora”. Più un altro migliaio di persone ancora. Il migliore di tutti penso sia Sherwood Anderson in “Winesburg, Ohio” ma anche De Andrè non se l’è cavata male.

(ph. fonte ivid.it

Così come penso sia straordinaria la sconfinata femminilità delle poesie di Saffo. E che “Cime tempestose” siano effettivamente vette inarrivabili. E Frida Kahlo… beh, ammetto che lei il mainstream me l’ha fatta salire un po’ sulle scatole, ma non è colpa sua. E’ una cosa che mi succede in automatico quando vedo comparire ovunque una persona, farla assurgere a simbolo fino al momento in cui è completamente svuotata di senso. A questo punto preferisco la Gentileschi.

Artemisia Gentileschi, autoritratto (ph. fonte wikipedia)

Penso che noi maschi col passare dei secoli abbiamo veramente fatto uno sfregio profondo all’essere donna. E penso che ce ne vorranno altrettanti per far sì che le cose siano davvero a posto.

Ma penso pure che ragionamenti come quello che la Knightley fa siano ulteriori rallentamenti a un processo evolutivo che cammina già piano di per sé. O, se non altro, sono effettive ghettizzazioni all’interno di uno scopo che dovrebbe essere quello della parità. Significa mettere paletti laddove dovrebbero scomparire.

Separare per raggiungere l’uguaglianza. Non sembra un po’ una stronzata?

Danilo D’Acunto

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