Joker, elogio della lucida follia in un mondo sedotto dall’apparenza

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Tempo. Maledetto tempo. Da quando ho messo online Bad Literature Inc. sono ufficialmente entrato nella fase in cui ventiquattr’ore in una sola giornata risultano davvero insufficienti. Prima credevo che fosse solamente un pretesto raccontato dagli adulti per poter giustificare il fatto di arrivare stremati a fine giornata. Ma invece è una dannatissima verità alla quale mi sono dovuto abituare molto presto. E proprio per la mancanza di quel tempo che durante la settimana viene assorbito dal lavoro, nel tempo libero si tenta di distribuire quella pseudo libertà in mille altre cose che, spesse volte, ci portano lontano dai nostri intenti originari. Ecco quindi che mi ero ripromesso, più di una volta, di guardare Joker. Ma non con l’idea di mettermi semplicemente davanti allo schermo e guardare una storia passarmi davanti agli occhi per centoventitré minuti. Nossignore. Quindi ho preferito passare oltre, ritrovandomi più volte a rincasare e a dormire il sonno dei giusti dopo una giornata piena di impegni, per poi recuperare il tutto in un momento leggermente più tranquillo. E finalmente anche io ho potuto godere appieno di uno dei film più interessanti di questo tartassato 2019.

Joaquin Phoenix ha dato vita ad una delle interpretazioni cinematografiche più belle del personaggio di Joker insieme a quelle di Jack Nicholson e Heath Ledger

Il Joker diretto da Todd Phillips è il classico esempio di come un film possa funzionare sotto ogni punto di vista: vi è un grande ritmo narrativo, la grandissima interpretazione di un magistrale Joaquin Phoenix che continua a dimostrare di essere un attore di razza (semmai ci fosse stato bisogno di confermarlo) e una regia che riesce a creare qualcosa di unico che si discosta in modo netto da tutto ciò che è stato fatto finora sulla nemesi di Batman. Questo film è un vero e proprio viaggio alle origini del personaggio: per buona parte del film il regista pone l’accento su Arthur Fleck, l’identità “laica” di Joker, che cerca di trovare il suo giusto posto in un mondo che non ha tempo per i sofismi e neanche per fermarsi a ridere, in quanto non è in grado di discernere ciò che non fa ridere da ciò che è realmente divertente. Questo perché andiamo dannatamente sempre di corsa. E ci credo che poi ventiquattr’ore all’interno di una giornata non ci bastano per fare tutto quello che vorremmo realizzare. Arthur Fleck ha il solo obiettivo di far ridere il prossimo e vede nella figura di Murray Franklin (interpretato da Robert DeNiro), conduttore dell’omonimo late night show, una figura alla quale ispirarsi. E quando scopre che il suo idolo non è nient’altro che una maschera indossata per intrattenere un pubblico televisivo le sue certezze vengono meno. E il Joker che era insito in lui prende il sopravvento.

Il regista del film Todd Phillips (a sinistra) con Joaquin Phoenix (destra)

Il regista del film è Todd Phillips, acclamato dalla critica per la trilogia di Una notte da leoni e Parto col folle (con la coppia Downey Jr./ Galifianakis), il quale abbandona la commedia per creare la sua versione di un film tratto da un personaggio dei fumetti: la pellicola infatti si discosta in maniera netta dalla produzione degli altri film della DC Films (casa di produzione cinematografica della DC Comics, casa editrice dei fumetti di cui fa parte il franchise di Batman). La presenza del personaggio di Murray Franklin rappresenta la figura di riferimento della quale l’America si fida: entra nelle case degli americani ogni sera, è sinonimo di successo e professionalità e poter partecipare al suo show significa aver acquisito un certo prestigio. E il fatto che il regista abbia scelto proprio Robert DeNiro per interpretare Franklin non è di certo un caso: il rapporto tra Fleck e Murray è molto simile a quello visto tra Rupert Pupkin e Jerry Langford nel film Re per una notte di Martin Scorsese del 1983. L’ossessione di un aspirante comico nei confronti del suo idolo sfocia in una lucida follia che non è nient’altro che estrema denuncia di una società che vuole tutto, che ha velleità di emancipazione su più fronti ma che si è da troppo tempo dimenticata di essere a dimensione umana. Ciò viene fuori nel monologo che Phoenix/Joker ha nel corso della sua ospitata in studio ed è una delle citazioni più potenti di tutto il film. Qui non c’è posto per il perbenismo, per il politicamente corretto o per ciò che bisogna necessariamente mettere in scena per evitare di urtare l’altrui sensibilità. Per essere realisti bisogna essere realisti e in questo Todd Phillips c’è riuscito in pieno.

Joker fa largo uso di quell’intrattenimento televisivo tipicamente americano, dove si sorride plasticamente secondo copione dall’inizio del programma fino alla sigla finale, tipica degli anni Cinquanta-Sessanta. In definitiva è una pellicola decisamente diversa rispetto a tutte quelle finora prodotte tratte da personaggi di fumetto, siano essi DC FIlm o della Marvel. Qui il cinema si fonde realmente nella descrizione di una storia e ogni sua componente è fondamentale per rendere il tutto un grande successo. Probabilmente ci voleva un regista di commedie brillanti per farci capire come oggigiorno sia fondamentale il suono dissacrante di una risata anche quando non ci sarebbe niente da ridere.

Hank Cignatta

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