Joan Cornellà, l’illustratore che prende sonoramente per il culo l’ipocrisia della società 2.0

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Viviamo in tempi davvero incasinati: questo non perché voglia toccare il teorema del si stava bene quando si stava peggio. Il voler emanciparsi a tutti i costi su ogni fronte ha portato, inevitabilmente, ad una vera e propria dittatura del pensiero unico. Si fanno spot pubblicitari e campagne di sensibilizzazioni pubbliche dove si cerca di “educare” verso ciò che è buono e giusto. E quella è legge, regole d’oro alle quali non si può assolutamente venir meno o non seguire. Così facendo, da individui che dovrebbero sviluppare una proprie coscienza e un punto di vista personale, non si è fatto altro che creare individui in serie più facilmente controllabili e influenzabili. Ecco quindi che molto probabilmente ad andare controcorrente con quel briciolo di sale in zucca fa si che si possa ancora tentare di arginare questa vera e propria regressione culturale che colpisce questa nostra società liquida che tutto vuole e nulla stringe e che ha messo al bando piccoli piaceri della vita, come la libertà di ridere ad una battuta magari vagamente cattiva o quello che una volta si chiamava black humor e che si sta lentamente portando verso l’oblio di una fragorosa ignoranza apparentemente silenziosa.

Cartelli come questi pare debbano essere scritti prima di fare o dire qualsiasi cosa. E il tasto dell’indignazione a comando è sempre più consumato

In tutto questo il ruolo di Internet e dei social network ha una larga parte di colpe nell’aver instillato nelle persone la presunzione di poter fare uso e abuso dell’indignazione a comando, sentimento utilizzato da una larga parte di persone per tentare di nascondere goffamente il fatto di non aver capito un cazzo, ma proprio un cazzo del mondo che li circonda e del reale significato delle cose. In tal senso le vignette dell’illustratore e fumettista spagnolo Joan Cornellà sono lo strumento migliore per abbattere questa mania dilagante del conformismo perbenista. I contenuti delle sue opere si basano sul black humor e sulla comicità surreale, dove spesse volte i personaggi rappresentati si ritrovano in situazioni assurde che terminano in modo tale da lasciare spiazzato il lettore.

L’illustratore e fumettista spagnolo Joan Cornellà

L’arte di Cornellà viene quindi vista come un qualcosa di talmente provocatorio e facilmente condannabile, in quanto è la reazione più veloce quando la mente teme ciò che è sconosciuto. Cornellà se ne fotte allegramente di cagare fuori dal vaso del politicamente corretto o di ciò che deve seguire una certa etichetta per poter essere definito qualcosa che può essere accettato dalla società. Una comicità tagliente, capace di arrivare nello strato più profondo della pelle di un mondo che vive di illusioni, etichette e patetiche patenti di nobiltà.

La logica dietro ai lavori di Cornellà è sicuramente un dettaglio al quale non si può stare dietro: ciò che spinge (o dovrebbe spingere) è riflettere su temi di attualità disegnati o animati in poche vignette che spiegano molto meglio la società attuale di qualunque trattato o convegno. Sicuramente è più facile ricordarsi di un grande capolavoro d’arte piuttosto che della marca dei colori con i quali quest’ultimo è stato realizzato. Sicuramente qualcuno si sentirà indignato da questi lavori, tacciando l’autore di essere un fottuto pazzo misogino dalla mente deviata e contorta che promuovere la violenza grafica presso i più giovani.

Una delle vignette di Cornellà

Questa è sicuramente una sequela di puttanate che però purtroppo si sentono sempre più spesso nella nostra società. Siccome spesse volte si fa abuso del libero arbitrio, siccome c’è la possibilità di guardare qualcosa vi è la medesima possibilità di non seguire quello che possiamo ritenere offensivo o non linea con le nostre aspettative. Ma siccome la maggior parte delle volte si cerca un pretesto per poter avere i propri cinque minuti di celebrità di Warholiana memoria, l’importante è solo fare casino creando una tempesta in mezzo bicchiere d’acqua. Per tutto il resto c’è il cappio mediatico del Grande Fratello ed affini. Bella merda, davvero.

Hank Cignatta

® Riproduzione riservata

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Giornalista pubblicista, fondatore e direttore responsabile di Bad Literature Inc.

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