J’accuse, ovvero ve li ricordate i ristoratori che protestano in piazza?

Prima premessa: generalizzare è la cosa più cretina che una persona possa fare, quindi quando sto per dire non vale in linea generale.

Seconda premessa: sono colpevole.

Detto questo, vi spiego i fatti.

La settimana scorsa mi sono macchiato di due orrendi delitti. Sono andato a mangiare in due ristoranti diversi in sommo spregio del pericolo. Potrei dire che l’ho fatto per rilanciare l’economia dei ristoranti, ma a voler essere onesto l’ho fatto semplicemente perché avevo voglia di due piatti in particolare, presi da due precisi ristoranti e che non fanno servizio d’asporto. Toccava andare là e sedermi.

(ph. fonte gelestatic.it)

Vengo subito al sodo. I piatti me li sono gustati e sono contento di averlo fatto. Come dicevo all’inizio, sono colpevole.

Ma devo confessare che in entrambi i ristoranti ho trovato una caratteristica che non mi è mai piaciuta per niente. Zero misure anticovid. Zero. Misure. Anticovid. Lo ribadisco. Zero. Nulla. Il niente più totale.

Nessun distanziamento. In entrambi i casi ho mangiato a circa 30 cm di distanza da un altro tavolo. In uno dei due casi, l’altro tavolo era composto da 14 persone. Ci tengo a ricordare che per disposizione dpcm i tavoli possono avere massimo 4 persone non conviventi. E no, il tavolo da 14 sicuramente non era una famiglia a meno che una famiglia non possa essere composta da 14 persone di un’età compresa tra i 50 e i 60 anni.  

come dovrebbe essere un ristorante a norma (ph. lombardianotizie.it)

Porte e finestre erano ermeticamente chiuse. Neanche un finestrino semiaperto per far passare un eventuale ricambio d’aria.

In uno dei due casi un addetto della cucina è uscito dalla stessa senza mascherina e ha attraversato il locale sempre senza metterla. Nell’altro, sono stato accolto da un cameriere che l’aveva intorno al collo secondo la moda disinvolta degli ultimi tempi (ma è pur vero che sono stato il primo a entrare nel locale appena aperto – ma non è una giustificazione) e poi l’ha tirata su.

All’entrata di entrambi i locali c’erano i distributori di disinfettante, questo sì. Le persone che lo utilizzavano erano in media 2 su 10. Le persone a controllare che lo utilizzassero, zero.

Nessuna misurazione della temperatura. Ricordiamo sempre che per legge dovrebbe essere obbligatorio, ma direi che basterebbe anche solo un briciolo di fottuto buonsenso per capire che dovrebbe esserlo.

“Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta…!” (ph. fonte ilmessaggero.it)

E niente, per il resto il cibo era ottimo. Come dicevo all’inizio, me lo sono goduto anche perché l’ho esplicitamente cercato. Nessuno mi ha costretto a entrare in questi locali, avrei potuto benissimo scegliere di starne fuori. Ripeto, sono colpevole.

Quindi niente ipocrisie. Non sto qui a fare la morale ai ristoratori. Non sto qui a tirare le orecchie. Non ne ho l’autorità e in generale non voglio farlo. Tra le ultime cose che ho scritto in merito, c’era la mia incapacità di condannare i ristoratori.

Ma quando dico niente ipocrisie intendo che la cosa sia ambivalente: la prossima volta che il nuovo dpcm prevedrà la chiusura di bar e ristoranti, gentilmente non venite a rompere i coglioni con patetiche rimostranze in piazza con tanto di pietra al collo. E’ evidente che i ristoranti non riescono a garantire norme di sicurezza. E non rompete neanche i coglioni con la storia dei casi isolati: siamo tutti sulla stessa maledetta barca, e una falla causata da un singolo stronzo resta comunque una falla per tutti. La stessa barca di sopra imbarca la stessa acqua per tutti e a bagnarci il culo siamo tutti noi.

E buon appetito.

Danilo D’Acunto

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